Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I VAX LOO IN PIEMONTE

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maestro, fra i quali alcuni per il suo protettore principe di Carignano, e per Fallerà re di
Sicilia Vittorio Amedeo. L'Argenville così ne parla: « Le Due de Savoye eut deux morceaux
sur cuivre: l'un est une Sainte Fami!le, et l'autre Notre Seigneur qui donne les clefs à Saint
Pierre; dans une exposition publique l'aite à Rome on les crut de Carle Maratti. Vanloo
envoya ensuite l'Amour et Psyché au Prince de Carignan, et un troisiòme tableau au Due
de Savoye représentant le Bon Pasteur». Dandré-Bardon dice: « -Te ne parlerai pas de tous
les ouvrages qu'il flt à Rome:... la Sainte fami Ile sur cuivre qu'il envoya au due de Sa-
voye, avec un tableau dont les figures sont de grandeur naturelle, représentant Notre Sei-
gneur qui donne les clefs à Saint Pierre». E più in là parla ancii'egli del «tableau de
Psyché, que Yanloo flt eneore à Rome pour le Prince de Carignan, et que nous avons
ad mi ré ».

Della Sacra Famiglia su rame, non solo presentemente s'ignora la sorte, ma non si
trova menzione nei cataloghi delle pitture esistenti nei palazzo reale nel secolo xvm.

Il soggetto di Psiche fu, senza dubbio, mandato direttamente a Parigi dopo la partenza
del principe di Carignano dagli stati del suo signore e suocero, re Vittorio Amedeo, poiché
le condizioni nelle quali il principe abbandonò il Piemonte e le sue eattive relazioni con la
corte di Torino non lasciano ammettere ch'egli abbia potuto trasportare, o farsi spedire,
in Francia quadri o altri mobili.

Gli altri due, quadri fatti a, Roma da Giovanni Battista per il re di Sicilia esistono
tuttora; e qui è il luogo di rilevare alcune inesattezze negli autori clic ne hanno parlato.

L'Argenville erra dicendo che il quadro di Cristo che consegna le chiavi a San Pietro
è sul rame come l'altro della Sacra, Famiglia, ed erra pure nell'indicare come soggetto del
terzo quadro mandato al re Vittorio «11 buon Pastore» (l'atto narrato nel vaimelo di San
Giovanni, X), mentre vi è rappresentato, come giustamente indica il Bartoli, Notizia delle
pitture, ecc., p. 18, la scena del Pasce oves incus (vangelo di San Giovanni, XXI). Dandré-
Bardon tace di questo dipinto, mentre parla del suo riscontro con maggior precisione clic
l'Argenville. Simili inesattezze contengono il Casalis, Dizionario geografico, XXI, 527, il
Rovere, Il venir palazzo di Torino, 82, e L'anonimo autore (il pittore Ignazio Nepote) del
Pregiudizio smascherato, Venezia, 1 770, i quali intitolano l'un quadro : Cristo che promette,
e l'altro: Cristo che consegna effettivamente la chiavi a San Pietro.

I due quadri trovansi ancora, ben conservati, allo stesso luogo per cui furono eseguiti,
cioè nell'antica parrocchia di Corte nel real palazzo di Torino. Essi sono dipinti a olio su
tela, e le figure sono in grandezza naturale. Ambedue sono firmati: « J. P. Vanloo, Ni-
ceensis P. 1716 ». E da notare che Giovanni Battista qui si dichiarò espressamente nizzardo,
il che egli fece certamente per due ragioni: anzi tutto perchè, quantunque casualmente
nato ad Aix, egli si riputava di X'izza, paese dove suo padre aveva rissato il domicilio della
famiglia, ed anche probabilmente ottenuto lettere di cittadinanza; in secondo luogo perchè,
dimostrandosi nativo degli stati del re Vittorio Amedeo, supponeva che questo sovrano sa-
rebbe vieppiù portato a favorirlo. XTel testé citato Pregiudizio smascherato se ne trova questo
elogio: «Ben disegnati e vividi 11 Tutti i colori brillano, j | Ben adattati gli abiti, |j Che le
ligure adornano ».

II seguente documento, estratto dai conti della Real Casa, si riferisce, senz'alcun dubbio,
ai due quadri della parrocchia di Corte:

« 1768. Al banchiere Carlo Durando, por valuta di scudi 80 romani da esso fatti pagare
con lettera di cambio in Roma al pittore Vanlò, per saldo di scudi 160 simili per prezzo
di due quadri da detto pittore, mandati qui per servizio di S. M. ; E. 400 ».

L'anno 1718 fu l'ultimo che Giovanni Battista passò a Roma, poiché il principe di
Carignano appena stabilito a Parigi gli ordinò d'andare a raggiungerlo per decorare il suo
palazzo di Soissons. Van Eoo partì con la moglie, i figli e il fratello Carlo, ma non si affrettò
guari a mettersi a disposizione del suo padrone, ed invece si fermò un tempo considerevole
a Torino, dove aveva lasciato la vecchia madre e, forse, qualcun altro della famiglia.
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