Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I YAN LOO IN PIEMONTE

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In lettera del 10 aprile 1732: «Gomme Votre Grandeur, dans quelques unes de ses
lettres m'ordonne de lui parler corame à un confesseur, je lui dirai qu'elle peut se ressou-
venir que je lui dis, lui faisant un détail véri tabi e de tous les pensionnaires, que Charles
Vanioo avoit peu ou poiut d'esprit. Ce pauvre garcon s.'est amouraché d'une certaine veuve
de la lie du peuple; il la vouloit si bien épouser, que cela se devoit faire aujourd'hui, le
mercredi saint, tant les choses étoient pressées, à ce qu'il s'imaginoit; si bien qu'il avoit
eu, à ce qu'on m'a assuré, toutes les permissions de l'Inquisition, non seulement pour so
marier le caréme, mais encore la semai ne sainte. C'étoient les femmes qui avoient ainsi
aplani toutes les voyes. Mais avec quelque argent que je lui donimi hier, il est parti pour
Florence. Je n'ai pas osé lui donnei' la grati fi cation accoutumée, à cause qu'il s'est échappé;
ainsi j'èspère que pour cet accident il ne tombera pus dans la disgrace de V. CI. Il étoit

fa ibi e; il a bien t'ait de fuire l'objet; e'est le veritable remède____ (Test dommage; c'est

un liabile garcon, et peut devenir beaucoup plus ballile ».

Quella di Wleughels non è la sola testimonianza del poco spirito di Carlo. Diderot, che
pure ne ammirava il genio e diceva ch'egli « était né peintre cornine on nait apòtre », si

esprime più crudamente di Wleughels sulle sue facoltà intellettuali: «____c'était une bete :

il ne sayait ni ceri re, ni lire, ni parler, ni penser ». Siccome vi fu chi prese alla lettera
queste parole del filosofo francese e credette che realmente Yau Loo non sapesse scrivere,
dirò che la Berne de Vari frangais, (anno 1886, II, 104) pubblicò una sua lettera tutt'altro
che mal redatta.

Approfittando dunque (lei consigli e degli aiuti che il saggio suo supcriore gli aveva
forniti, Carlo fuggì da Roma. Il nipote Francesco lo accompagnò, ma alla seconda o terza
tappa gli capitò quel funesto accidente che si narrerà più innanzi. Proseguirono il loro
viaggio, chi sa con quali atroci patimenti del giovanetto e con (pianta afflizione dello zio,
sinché, giunti a Torino, Francesco lini per soccombere.

Sino alla pubblicazione del libro di Lecoy de la Marche sull'Académie ile France à
Home non si conosceva la data dell'arrivo di Carlo in Piemonte. Michiels (p. 52) dice clic
fu nel 1720, ed altri autori nel 1733. La verità è che Carlo arrivò col nipote moribondo
a Torino fra il maggio e il giugno del 1732.

In Torino Carlo dovè ritrovare persone che già l'avevano conosciuto durante le duo
permanenze ch'egli vi aveva fatto alcuni anni innanzi col fratello Giovanni Battista e con
tutta la famiglia. Primi in fargli cortese accoglienza saranno naturalmente stati quelli fra
gli addetti alla casa del principe di Carignano ch'erano rimasti in Piemonte. Uno di questi
era Giovanni Battista Somis, il (piale per l'eccellenza nel suonare il violino ora stato nomi-
nato, dal principe Vittorio Amedeo, suo aiutante di camera, allo stesso modo che Giovanni
F>attista Yan Loo aveva ricevuto il medesimo titolo nella sua qualità di pittore. Questa fu
verosimilmente l'occasione che portò Carlo Yan Loo a frequentare la casa dei Somis, allora
composta del vecchio Francesco Lorenzo, ch'era stato ai suoi tempi il più rinomato violi-
nista d'Italia, dei suoi tre figli, due dei quali esercitavano pure l'arto dei suoni con non
minor successo del padre, e della figlia Cristina, allora diciottenne, leggiadra di persona e
cantante già celebre per bellezza di voce e perfezione di metodo. I diari del tempo, (per
esempio le Memorie del siciliano cavaliere Orioles, che Conservausi manoscritte nella
biblioteca di S. M.), nella descrizione di alcune splendide feste datesi in quegli anni dalla
Corte e dalle primarie famiglie di Torino ricordano ch'esse erano talora rallegrate dai
concerti dati dalla famiglia Somis, concerti ai quali prendeva certamente parte anche Cri-
stina.

Non è meraviglia se Carlo Yan Loo e Cristina Somis, ambidue di bello aspetto e fiorenti
di gioventù, ambidue dotati d'una mente squisitamente sensibile alle concezioni dell'arte,
si sono piaciuti ed amati. Yan Loo, il (piale già si trovava in uno stato d'animo propenso
al matrimonio, cui non era valso ad alterare il pericolo corso poco prima in Roma, chiese
la mano di Cristina, e le nozze non tardarono ad essere conchiuse.
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