Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I VAN LOO IN PIEMONTE

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I luoghi del monte di San Giovanni Battista avevano molta analogia, se non erro, con
le odierne obbligazioni emesse dalle città. Si può supporre che il re stesso ingiungesse alla
signora Van Loo siffatto modo d'impiegare il dono fattole, con divieto di disporne altri-
menti che per atto d'ultima volontà, poiché quel sovrano soleva ricorrere a questo espe-
diente allorché desiderava che una persona stabilisse nei suoi stati la somma dei propri
interessi; e se ne ha un esempio quand'egli, nel 1741, comperò dalla principessa Vittoria
Soissons-Hildburghausen la raccolta di quadri del grande principe Eugenio di Savoia.

Nel libro di Dandré-Bardon si legge: « Ce mariage, ménage par le dica des talens, l'ut
célèbre par un fameux poéte dans les vers suivans, qu'il ad ressa à la nouvellc épouse:

« Que ne puis-je à ton air, ó charmante Christine,
Disoit Vanloo, joignant ta voix divine,

Sur la toilc animer ton gosier enchanteur !
Mais l'Art resiste à mon envie.
Avec ta voix, tes gràces, ta douceur,
L'Amour grava ton portrait dans mon coeur,

Et je veux que l'Hymen m'en fasse une copie ».

Non riesco, nemmeno con L'aiuto della Storia della Poesia in Piew-otite (li T. Yallauri,
a supporre chi possa essere il « famoso poeta » autore del madrigale-epitalamio. E mio cre-
dere però che quei versi siano stati fatti non a Torino, ma nei primi tempi della dimora di
Carlo a Parigi, prima che sua moglie gli facesse la chiestalo copia vivente del proprio
ritratto.

In uno dei documenti qui sopra prodotti Carlo Van Loo si dichiara figlio del fu Gio-
vanni Battista, ed in un altro figlio del fu Carlo, mentre si sa in modo indiscutibile che
suo padre aveva il prenome di Luigi Abramo. Come spiegare questa stranezza ? Io non saprei
farlo in altro modo che supponendo che Carlo, rimasto in età di 7 anni orfano del padre,
ne ignorasse il nome di battesimo, ed allorché era richiesto della sua paternità, dicesse il
primo nome che gli veniva in mente, come quello del fratello od anche il suo proprio!
Comunque sia la cosa, simili errori sono ben fatti per far cascare le braccia a coloro che
intendono ricostruir la storia appoggiandosi a documenti.

Carlo Yan Loo fu impiegato dal re di Sardegna nel real palazzo di Torino e nella
villa reale di Stupinigi.

Dandré-Bardon (p. 21) parla dei lavori per il palazzo reale in questi termini: « Il choisit
pour la décoration des trumeaux et dessus de porte du cabinet du Boi onze sujets dans
la Jérusalem délivrée du Tasse, et réunit dans ces morceaux l'enthousiasme du grand poéte
aux gràces du peintre excellent. Tous les gens de goùt rapportent que ces tableaux sont
la plùpart dignes d'admiration. La force et la fraicheur du coloris y sont excellentes, et les
gràces du dessin, surtout dans les tétes de femmes et d'enfans, y sont jointes àTexécution
la plus précieuse. Tel est le jugement qu'en porte un bon connoisseur ». (Il « bon connois-
seur » é Cochin, il quale parla di queste pitture nel suo Voyage (VitaHe, I, 14.)

Ecco ora il pagamento fatto all'artista, estratto dai conti della Beai Casa:

« 1733, 24 novembre. — Al signor pittore Yanlò d'ordine di S. M., per il prezzo di
tre quadri di sopraporte, et otto altri piti piccoli, statti collocati nel gabinetto di S. M. in
questa città; L. 1500 ».

Gaudenzio Claretta, a p. 69 del suo recente libro: / Reali di Savoia munifici fautori
delle atii, già pubblicò questo documento, ma referendolo erroneamente a Giovanni Battista,
di cui egli fa una persona sola con Carlo e con Luigi Michele Yan Loo.

Dandré termina il suo catalogo dei dipinti di Carlo dicendo che non può dare la nota
dei soggetti della Gerusalemme dipinti per il re di Sardegna, per non essergli essa pervenuta
in tempo (p. G8). Nell'intendimento di supplire alla lacuna involontaria del biografo di
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