Archivio storico dell'arte — 6.1893

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ALESSANDRO VESME

nel Dizionario geografico del Casalis, XXI, 522 (volume stampato nel 1851): « Parallela al
presbiterio sta una cappella dedicata alla Concezione di M. Y. in cui ammirasi la grande
icona che è opera di Carlo Vanloo ». Due persone serie, delle quali una è artista, mi ac-
certarono d'aver veduto, verso l'anno 1875, ed esaminato da vicino il detto quadro nel luogo
indicato dal Casalis, ed aggiunsero ch'esso era di rara bellezza e che portava la firma del-
l'autore. Ora quella tela non si trova più nò nel luogo primitivo nè in altro luogo della
(diiesa, ed io non potei ottenere dai padri di San Filippo notizia precisa e soddisfacente di
ciò che ne sia divenuto. Seppi bensì che la chiesa di San Filippo cedette or non ha molto due
Concezioni, l'una alla nuova parrocchia della Concezione e l'altra al Seminario di Giaveno;
ma la prima ò del Conca, ed anche la seconda, da me non veduta, sembra esser altra che
quella di Van Loo.

Lo stesso Dandré così discorre di un'altra pittura che Carlo fece in Torino : « Arrétons-
nous devant le fameux tableau de la Yierge, où son art a réuni la noblesse des traits et
Ics gràces du eoloris de Carle Marat. Cette image respectable, exposée à la piòte publique
au milieu d'une grande route, est dans une tei le vònération, que bien des gens lui attri-
buent des miracles; plusieurs ex voto l'attestent. Ce qu'on peut en dire d'incontestable d'après
les connoisseurs, c'est qu'elle passe pour un miracle de l'art ». Di questa pittura tanto elo-
giata dallo scrittore francese non ho trovato cenno alcuno nelle antiche guide di Torino od
in altro libro qualsiasi. La circostanza d'essere «exposée à la piòte publique au milieu d'une
grande route » lascia campo all'ipotesi che l'intemperie l'abbia dopo breve tempo distrutta.

Se Dandré non avesse scritto formalmente (pp. 22 e 55) che Carlo Andrea pitturò in
Torino nell'anno 1733 « pour le choeur des religieuses de Sainte-Croix la Cène du Sauveur
et la Multiplication des pains », forse nessuno ora saprebbe chi sia l'autore di queste due
composizioni, delle quali, del resto, non fanno parola nò le antiche nè le moderne guide
della città. Le canonichesse lateranensi, le quali abitavano il convento di Santa Croce, ave-
vano da poco tempo elevato, secondo l'invenzione dell1 architetto Filippo Juvara, la loro
chiesa in piazza Carlina e l'avevano riccamente ornata di dipinti e di scelti marmi. Fra
esso monache oravi Eugenia Somis, sorella di Cristina, e si può arguire che si fu per com-
piacenza verso la cognata ohe Carlo acconsentì a decorare di quei due freschi le mura
del coro annesso alla chiesa. La Moltiplicazione dei pani contiene sei figure in grandezza
naturale al primo piano verso destra, presso un tronco d'albero; a sinistra, più in di-
stanza, vedesi la turba. Xelb Ultima cena, oltre il Salvatore ritto nel mezzo in atto di
benedire ed i dodici apostoli seduti ad una tavola rotonda, v'hanno un giovane servo e due
animali; la scena è rischiarata da una lampada appesa sopra la mensa. Le figure sono
grandi come il vero. I due dipinti sono perfettamente conservati. Adesso il convento di
Santa Croce ò destinato all'uso di ospedale militare, e l'antico coro serve di magazzino:
il pubblico ò perciò privato della vista di quelle pitture non meno che al tempo della clau-
sura monacalo. Fortunatamente il dilettante signor avv. Secondo Pia le ha riprodotte in
fotografia.

Dandré-Bardon (p. 68) parla ancora di un'altr'opera: «— nous nous bornons à rap-
peler ici le magnilique ouvrage à gouasse, qu'il fit à Turin pour le Prince de Carignan.
Ce tableau, dont les fìgures de grandeur naturelle représentent Bacchns et Ariadne dans
Viste de Naxos, nous invite à remarquer que tous les genres de peinture, fresque, détrempe,
gouasse, encaustique, etc, étoient familiers à notre scavant artiste, et que sa profonde in-
telligence les traitoit tous aveo un succès égal ». Qui bisogna avvertire che il principe di
Carignano si trovava in quel tempo in Francia, ove rimase sino alla sua morte, avvenuta
nel 1741, ed i suoi beni stabili situati nei domini del re di Sardegna giacevano sotto se-
questro, ed erano ammiuistrati da una Commissione che aveva l'incarico di pagare coi loro
proventi i considerevoli debiti del patrimonio, ma non certo quello di far eseguire opere
d'arte per l'adornamento dei palazzi di quel principe caduto in disgrazia. Sembra dunque
che l'asserzione del Dandré debba essere intesa nel seguente senso, cioè che Yan Loo abbia
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