Archivio storico dell'arte — 6.1893

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ALESSANDRO VESME

« 35. Una vestale, quadretto fatto in caustico.

« 36. Quadro di S. Francesco d'Assisi.

« 37. Quadro di 8. Maria Maddalena.

« 38. Sbozzo di picciolo quadro di Gesù Cristo con li discepoli in Emaus.

« 39. Sbozzo di picciolo quadro di S. Pietro che esce coli'angiolo dalla prigione.

« 40. Quadro grande di S. Genovieffa.

«41. Quadro grande d'architettura che serve di sopraporta,

«42. Quadro d'un Ecce Homo.

« 43. Quadro a pastello della SS. Annunziata.

« 44. Ritratto a pastello della Peruzzi.

« 45. Sei disegni del Cav. Yanloò della favola di Psique.

« 46. Due disegni di ritratti, uno di Cristina, ed altro di Carolina Bron.

« 47. Due ritratti a disegno, uno di Ciò. Battista Somis, ed altro di Luigi Aranloò.

« 48. Un picciolo quadro della Tergine col bambino.

« 4!). Lu crocifìsso iu legno imbianchito.

«50. Due piccioli quadri di paesaggi con architettura».

Opere dei Van Loo nella R. Pinacoteca di Torino.

Reputo non alieno dall'argomento indicato dal titolo di questa monografìa il passare
in esame i dipinti della Pinacoteca di Torino, attribuiti, o con fondamento o erroneamente,
ai Van Loo.

Il catalogo della Pinacoteca attribuisce a Luigi Abramo Van Loo, padre di Carlo, due
ritratti (un. 11 e 14), uno del duca Vittorio Amedeo II di Savoia e l'altro di sua moglie
Anna d'Orleans, ambidue in giovane età. Non ha molto tempo eh'essi erano sotto il nome
di Carlo Van Loo, ma essendosi considerato (die la cronologia non consentiva che Carlo
ritraesse quei due sovrani nella loro gioventù, furono, senz'altra ragione, attribuiti a Luigi
Abramo, per il (piale non ostavano impedimenti cronologici. Ma sarà più prudente indi-
carli per ora come opera d'ignoto pennello.

Lo stesso catalogo dice di Carlo Van Loo i un. 12 e 474.

Il n. 12 fu venduto alla, IL Pinacoteca dal pittore Buccinelli, verso l'anno 1866, come
ritratto di Vittorio Amedeo II dipinto da Maria Giovanna Battista Clementi, nota sotto il
nome di Clementina, (nata in Torino il 24 giugno 1690, mortavi il 26 settembre 1761, allieva
di Curlando il giovane), ma fu subito esposto sotto il nome di Carlo A7an Loo. Dopo pa-
recchi anni si avvertì, con ragione, che questo non era il ritratto di A'ittorio Amedeo, ma
quello del figlio di lui, Carlo Emanuele III; però fu lasciata, e sussiste tuttora, l'attribu-
zione a Van Loo. Ora, questa a me pare falsa, e ciò sia per ragioni d'ordine pittorico che
per ragioni d'indole storica. Un semplice confronto di questo ritratto con le pitture da
Carlo fatte a Stupinigi, al palazzo reale, e a Santa Croce, dimostrerà facilmente che autore
di esso fu altri che il pittore nizzardo. Inoltre, da quauto fu esposto più sopra, appare che
in quegli anni Carlo si considerava esclusivamente pittore di storia e lasciava le commis-
sioni di ritratti al nipote Luigi Michele, il quale ne eseguì parecchi per la Corte Sarda, e
fece persino quello dello suocero di Carlo, Francesco Lorenzo Somis. Ma nemmeno mi pare
che il ritratto di Carlo Emanuele III si possa aggiudicare a Luigi Michele. Per tagliar
corto, penso che si debba ritornare all'antico e ridare questo dipinto alla Clementina, ed
a ciò mi conforta l'aver trovato nei conti della Real Casa un mandato, in data del 2 set-
tembre 1738, di pagamento di L. 356.15 alla pittrice Clementina, « prezzo d'un ritratto
di S. M. in grande, con manto reale e battaglia, dalla medesima fatto per essere trasmesso
nel regno di Sardegna d'ordine di S. M. ». Difatti, nel quadro che ci occupa il re è in figura
intiera e in grandezza naturale ed ha il manto, ed in fondo è figurato un combattimento.
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