Archivio storico dell'arte — 6.1893

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376 RECENSIONI

innanzi, sono il mirabile ritratto dell'uomo dal
guanto, di Tiziano; lo Sposalizio mistico di Santa Ca-
terina, del Correggio, quello stesso di cui dice il
Vasari che ha così belle arie di teste che sem-
brano fatte in paradiso, e che Gerolamo da Carpi
poi ebbe a copiare colla più grande diligenza; il
Concerto campestre, di Giorgione, passato succes-
sivamente dalla collezione ducale di Mantova in
quella di Carlo I d'Inghilterra, indi venduto a
Luigi XIV dal banchiere Jabach.

Segue di poi una rarità della pittura francese
antica, che porge un misto d'influenze fiamminghe
ed italiane, il ritratto, cioè, di un cancelliere dei
re Carlo VIT e Luigi IX, opere di Jean Fouquet. 1

Contrasta stranamente al confronto la sfarzosa
effigie del vescovo di Meaux, il celebre Bossuet,
di mano del Rigaud. E noto, del resto, che nel
Saloli carré si vedono accostati fra loro i generi
piii diversi, certamente non a reciproco profitto
del loro effetto. E in vero, quando pure non tutte le
gallerie si prestino, come si prestano, ad esempio,

felice della sua carriera artistica. Viene seguita
immediatamente dai Pellegrini d'Emaus, del Rem-
brandt, una delle opere più serie e più sentite del
geniale caposcuola fra gli Olandesi, di mano del
quale appare più in là uno dei più attraenti ri-
tratti di donna, quello della sua serva, che gli
fu compagna fino alla fine dei suoi giorni, resa da
lui, come si vede, veramente con intelletto d'amore.

Retrocedendo, eccoci dinanzi la celebre Ma-
donna dal cuscino verde del nostro Solari, il grand*;
ritratto di Carlo I d'Inghilterra col suo cavallo e
il suo scudiero, di Van Byck, la Gioconda, di Leo-
nardo, poi quel misterioso ritratto eminentemente
fiorentino di un giovane pensoso appoggiato ad un
parapetto, il quale fu successivamente attribuito a
Giorgione, a Sebastiano dal Piombo e a Francesco
Francia, e finalmente dai critici moderni conside-
rato per una delle più elette cose uscite dal pen-
nello del fiorentino Franciabigio. Gli fa seguito la
Visitazione, di Domenico Ghirlandaio, già ad un
altare di Santa Maria Maddalena de' Pazzi di Fi-

quelle di Berlino e di Londra, per dividere e clas- renze; un superbo Tiziano (la bella Laura Pianti
sificare i quadri per scuole, è sempre stato e ri- con Alfonso duca di Ferrara), poi l'effigie mira-
mane tuttora sensibile nello splendido Salmi carri' Vilmente ingenua della piccola infante Margherita
il desiderio di vedere disposte le opere che con- | che divenne più tardi la moglie dell' imperatore
tiene in modo più omogeneo, se non altro, in ra-
gione del tempo e delle tendenze diverse cui ap-

partengono.

Leopoldo di Germania, un Velasquez inìus et in cute.

Fra gli acquisti di questi ultimi anni vediamo
riprodotto poscia come attribuito a Raffaello il bel

0 come si saprebbe giustificare all'atto pratico quadretto di Apollo e Marsia, già del signor Morris

accanto ad un Rigaud la presenza di un Van Eyck? Moore, il quale lo aveva acquistato in Inghilterra

Esso è rappresentato da un suo capolavoro, la così come opera del Mantegna. Allorché lo comperò da

detta Vierge au donateur. « Rien de plus fier, de lui l'Amministrazione del Louvre nel 1883 per
plus chastc, de plus délicat, quc cette notre Dame, | 200,000 franchi, fu stabilito che sarebbe stato posto

encore un peu génée par la symétrie gothique, nel Salon carré sotto la denominazione del Baf-

mais déjà d'une finesse et d'une vérité de dessin faello di Morris Moore. Per quanto sia una bellis-

incroyables. Quant à la couleur, au lieu de se sima cosa, il tempo già ha sfatato la fede nella

carboniser avec le temps, elle s'est agatisée et a sua origine prettamente raffaellesca,
pria l'immuable éclat des pierres dures ». Tale il « Q'est, à n'en point douter, l'oeuvre d'un pein-

giudizio calzante di Théophile Gautier riportato dal tre ombrien », conchiude il catalogo dopo avver-

catalogo. tito che alcuni critici l'hanno attribuito al Perù-

Fra le opere di Raffaello, nella sala medesima,
venne scelta per la riproduzione, oltre alla Ma-
donna di Francesco I, la Belle Jardinière, alla quale
altre forse sarebbero state da preferire, che furono
egualmente fotografate da Braun, mentre essa ap-
partiene a quell'epoca di transizione del Sanzio
che non è certamente la più spiccata nè la più

1 Simile accoppiamento di gusto fiammingo ed italiano
si ritrova nella mirabile serie di miniature di J. Fou-
quet, già proprietà Brentano, a Francoforte, ora nel
j\ruseo di Chantilly.

gino, al Pinturicchio, a Timoteo Vite, al Francia, ecc.
Crediamo che il confronto con certe opere di Pie-
tro Perugino, specie con quelle dell'Accademia di
belle arti in Firenze, delle Gallerie di villa Albani
(ora Torlonia), di Monaco e di Londra, confermino
l'opinione già da anni espressa dallo scrivente, che
a nessun altro se non al Perugino vada rivendicata
definitivamente la tavoletta dell'Apollo e Marsia,
la quale sarà stata da lui composta ed eseguita
nell'ultimo decennio del xv secolo, quando Raffaello
era sempre fanciullo.
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