Archivio storico dell'arte — 6.1893

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RECENSIONI

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Passando oltre, c'imbattiamo in uno dei pro-
dotti dell'arte più raffinata, vale a dire nell'An-
tiope del Correggio, addormentata profondamente
sull'erba, con Amore da un lato e dall'altro
Giove trasformato in Satiro die la contempla. Fa-
ceva parte della raccolta Mazzarino, avendola il
cardinale acquistata dal banchiere Jabach per
25,000 franchi. Oggi non basterebbe quattro volte
tanto per comperare un capo di così raro valore,
come quello in cui risplendono tutte le qualità di
vita e di sensibilità per cui si distingue l'autore
sopra ogni altro artista.

In fine la Deposizione di N. S., del Tiziano,
eseguita verso il 1520 per Francesco II Gonzaga,
più tardi comperata dal Jabach al prezzo di 3210
fr. alla vendita di Carlo I e ceduta per la stessa
somma a Luigi XI V. Una variante, come soggiunge
il Catalogo, si trova a Venezia nella Galleria Man-
frin ed uno schizzo a Vienna all'Accademia di
Belle Arti.

E peccato che non sia stato scelto nel novero
dei quadri da presentare riprodotti il prezioso ri-
tratto del Pisanello recentemente acquistato dal
Louvre al prezzo di 30 mila lire e collocato pur
esso nel Solon carré. Adolfo Venturi lo aveva ve-
duto allorché si trovava nella raccolta del console
Bamberg a Parigi e ne aveva dato un facsimile
da una fotografia di Braun in questo stesso pe-
riodico, nel 1889 (p. 1G6), argomentando che la
giovinetta rappresentata in profilo fosse da ricer-
carsi fra i membri della famiglia Estense. Ora è
ben assodato che non vi si può ravvisare altri se
non Cecilia Gonzaga, poiché lo prova la perfetta
corrispondenza col profilo di una delle note meda-
glie del Pisano stesso colla qualifica: Cicilia Virgo
Fiìia Johannis Francisci Primi Marchionis Mantue.
Sul rovescio della medaglia vedesi rappresentato
un unicorno giacente (simbolo della castità) e a
canto una graziosa giovane che gli pone una
mano sulla testa; superiormente una lapide den-
trovi : Opus Pisanipictoris MCCCCXLVII. Questo
millesimo c'indica a un dipresso il tempo in cui
avrà avuto origine il dipinto, fatto certamente
sulle traccie della medaglia. Questo raffronto fra
la medaglia e il dipinto fu fatto ultimamente anche
dal sig. Ravaisson in una seduta dell'Accademia
delie Iscrizioni in Parigi e varrà a correggere una
asserzione gratuita del nuovo Catalogo del Lou-
vre, il quale ci presenta il citato ritratto come
l'effigie della seconda moglie di Lionello d'Este,
là dove la storia c'insegna che questa fu Maria,

figlia di Alfonso d'Aragona. 1 Intorno a Cecilia
Gonzaga invece il Litta nelle sue Famiglie celebri
ci dà i seguenti ragguagli: Nacque nel 1425. Ce-
lebre per avvenenza e per talento, fu figlia di
Gianfrancesco (fatto marchese di Mantova da Si-
gismondo imperatore nel 1132). Promessa dal padre
ad Oddo da Montefeltre conte d'Urbino, rifiutò
costantemente le nozze volendo consacrarsi a Dio.
Superati i contrasti domestici, nel 1444 vesti l'a-
bito di S. Francesco nel monastero di Santa Paola,
fondato dalla madre e vi prese il nome di Chiara.
Scriveva in versi latini con molta famigliarità ed
eleganza. Morì nel 1451, 3 nov., in gran concetto
di perfezione, per cui meritò di essere posta nel
martirologio francescano col titolo di Beata Chiara.
Abbiamo alle stampe una lettera del card, (Jrego-
rio Corraro, a lei diretta, col titolo De fugiendo
saecuìo.

Un'altra inesattezza che vorrà essere corretta
nel Catalogo sta nella supposizione che il profilo
ora al Louvre fosse da considerarsi come un ri-
scontro a quello di Lionello d'Este appartenente
alla Galleria Morelli in Bergamo, asserzione che
non potrebbe essere sostenuta, visto che le dimen-
sioni rispettive dei due quadri non si corrispondono,
quelle della tavola di Parigi essendo sensibilmente
superiori a quelle dell'altra. Comunque sia, sta il
fatto dell'intimo nesso che corro in entrambi i qua-
dri fra i loro profili e quelli delle medaglie che vi
corrispondono, nelle quali il distinto autore suole
qualificarsi esplicitamente per pittore, facendo na-
scere in noi la speranza che altri ritratti dipinti di
lui s'abbiano a scoprire presto o tardi.

Riprendendo ora il nostro giro per la Galleria
si passa nella sala che porta il nome di Duella-
te], da che fu arricchita dei quadri lasciati dalla
contessa dello stesso nome. Per quanto ridotte le
proporzioni della riproduzione della tavola di Gio-
vanni Memling, nel quale fanno ala al trono della
Vergine e del Bambino due Santi e due schiere
di devoti, già vi si conosce l'importanza dell'opera
dell'accuratissimo pittore dell'antica scuola fiam-
minga.

E forte poi il salto quando si viene al nudo
della graziosa figura nota col nome di la Source,
dell'Ingres, (da Charles Blanc considerata come la
più bella che sia mai stata dipinta nella Scuola
francese), tant' è vero che ci conduce ad epoca
così recente qual'è il 1856. E di nuovo un ge-

1 La prima moglie di Lionello fu Margherita di Gian
Francesco Gonzaga.
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