Archivio storico dell'arte — 6.1893

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RECENSIONI

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Viene di seguito altra fra le celebrate opere
dipinte per Francesco I, la Carità di Andrea del
Sarto, un gruppo magistrale d'una madre con tre
figliuoli, eseguito nell'a. 1518. Pur troppo il di-
pinto ha sofferto assai. Fu trasportato dal legno
sulla tela nel 1750 e quest'operazione, nuova in
allora, eccitò molta curiosità, ma non impedì che
più tardi il dipinto dovesse essere di nuovo rin-
telato.

Troppo ci dilungheremmo se ci si disponesse a
rammentare tutto quello che viene presentato pel
rimanente del lunghissimo ambiente della Grande
Galleria, dove, si può dire, ogni scuola ò rappre-
sentata. Rammenteremo bensì la grande tela del
Murillo, rappresentante la Nascita della Madonna,
ben improntata dell'ingenua grazia e dolcezza del-
l'amabile pittore, una Deposizione dalla croce, di
scuola francese, della fine del xv secolo, curiosa
non già pel suo valore artistico, ma al contrario
per l'estrema debolezza che vi si manifesta, ove si
paragoni coi prodotti dell'arte fiamminga contempo-
ranea, dalla quale pare sia in buona parte deri-
vata quell'arte; indi un ritratto di Holbein, di
una esecuzione meravigliosamente accurata e co-
scienziosa, quello cioè dell'astronomo di Enrico YI1I
d'Inghilterra, Nicolò Kratzer, eseguito nel 1528.

Fra i Fiamminghi e gli Olandesi del seicento,
vuoisi citare in primo un esemplare del raro e ri-
cercato Jan van der Meer di Delft, una mezza
figura di donna, intenta al suo lavoro di trine
(la Dentellièré) acquistata per la modica somma
di 1200 franchi nel 1 y70, mentre simili quadri
vengono disputati generalmente dai buongustai
alle aste ad altissimi prezzi. Sono dei problemi di
effetti coloristici e di chiaroscuro, sciolti colla
massima acutezza e raffinatezza di percezione,
come li seppe risolvere alla sua volta magistral-
mente l'altro distinto olandese Pieter de Hooch,
massime per quanto concerne le relazioni di chiaro
scuro fra le sue figure e l'interno degli ambienti
dove sono collocati. Anche di lui il Louvre ci
offre un notevole esempio, acquistato nel 1801
per 1350 fr. Vi fanno seguito altri bocconi ghiotti
del genere, un Terburg, un Metsu esemplari, poi
un Rubens, da noverarsi davvero fra le cose più
graziose e simpatiche del maestro, qual è quello
del ritratto della seconda sua giovane moglie con
due de' teneri e ben pasciuti figliuoli.

In fine non vanno dimenticate le due impor-
tanti tele di quel Frans Hals, il quale insieme al
Rembrandt va tenuto in conto di uno dei capo-

rioni della pittura di ritratto in Olanda. Furono
acquistate nel 1884 a Haarlem pel complessivo
prezzo di 100 mila fr. Nell'uno stanno raccolti
tutti i membri di una famiglia improntata della
più pretta giovialità borghese; nell'altro, illustrato
da una tavola nel Catalogo, l'effigie del capo della
stessa Nicola van Beresteyn: pittura dell'età fre-
sca dell'autore (a. 1629) condotta con quel vigore
j e con (niella sicurezza che lo distingue fra tutti.

Sono riservate alle ultime sale la maggior parte
delle opere di Scuola francese.

Vi troviamo illustrata fra altre cose la scena
memorabile dell'apostolo San Paolo che predica ad
Efeso, nella (piale il Le Sueur senza mai essere
stato a Roma si mostra impressionato dal modo
dignitoso di comporre usato da Kafaello nelle Stanze
Vaticane e massime nella Scuola d'Atene, poi un
tondo da soffitto, non che una scena arcadica emi-
nentemente classica del nobile Nicolò Poussin. Dei
moderni è rappresentato il Couture nella sua vasta
composizione dalle avvenenti figure intese a rap-
presentare un lussureggiante consesso di Romani
della decadenza, il Troyon con una delle sue pre-
giate tele dai soggetti campestri, il Delacroix, il
David, la Le Bruii, il Millet e via dicendo.

E come dulcis in fumiti gli spiritosi artisti del xvm
secolo: Boucher, Greuze che rimarrebbe indimen-
ticabile quando non vi fosse altro di lui (die la
graziosissima « eruche cassée », Van Loo, Watteau,
del quale il Louvre possiede pure un tesoro in
fatto di disegni, e ben parecchi altri.

L'ultima parola definitiva poi è data di nuovo
all'arte italiana, cioè ad alcuni affreschi del Bot-
ticelli e di Fra Angelico da Fiesole, trasportati
da Firenze pochi anni or sono e presentemente
collocati sopra il ripiano di uno degli scaloni. Sono
del primo i soggetti allegorici, tolti dalla villa
Lemmi e del secondo un Cristo in croce, colla
Vergine, S. Giovanni e S. Domenico, già nel re-
fettorio dei frati domenicani di Fiesole.

Quanto al modo col quale è redatto il nuovo
catalogo del Louvre, è da notare che i dati cro-
nologici e biografici concernenti gli artisti sono
rimandati alla parte riassuntiva in fondo al libro.
Per quanto sommarii, essi rispondono a quello che
essenzialmente si ha a richiedere da un catalogo,
il quale, come quello che vuol essere distinto da
un libro di Storia dell'Arte, deve mirare in pre-
cipuo modo a descrivere con esattezza i soggetti
delle opere esposte e di dare in breve la storia
delle vicende successive, corse dalle medesime,
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