Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 388
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.44
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.45
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0438
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0438
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
388 FRITZ IIARCK

da bere. Vi si gode pure d'ima veduta meravigliosa della valle del Danubio. Nella esposi-
zione si è laseiato da parte ogni punto di vista storico o pratico, per seguire soltanto il
concetto di un tutto armonico. Quanto fa bene ciò, dopo tutt' i Musei istituiti a scopo di-
dattico ed in ordine cronologico! E quando si è sazi, per un momento, della vista dei te-
sori d'arte ivi ammucchiati, correndo ad uno dei finestroni, si guarda, al di sopra della
città e della campagna, a quella meravigliosa e tranquilla natura, per indi con gioia rivol-
gere lo sguardo all'arte. Arte e natura sono lì riuniti, in un modo ben raro.

La ricchezza del Museo di Sigmaringen viene provata, più che da ogni altro, dai
7248 numeri dell'inventario artistico; i quali numeri si dividono nella maniera seguente:
235 quadri, 41(3 oggetti d'arte plastica, 715 lavori in creta, 662 in metallo, 382 bicchieri,
82 cristalli, 105 lavori in tessitura, 172 mobili, 93 oggetti in ismalto, 382 gemme e più
di 2500 armi. Cataloghi esattissimi che danno ragione delle diverse parti della colle-
zione, sono stati fatti sotto la direzione dell'esimio cultore d'arte signor dottor F. A. von
Lehner, consigliere di corte e direttore del Museo; il quale, oltre allo accompagnare nel
modo più gentile per quelle sale il dilettante d'arte, gli porge ogni schiarimento od infor-
mazione.

Non può interessare ai lettori dell 'Archivio storico ogni cosa, che abbia rapporto con
codeste opere d'arte; ma basterà loro un'informazione generale dei vari gruppi della
collezione. E però anche per quello che concerne i quadri, mi limiterò, come ho fatto altre
volte, a descrivere le opere importanti per la storia d'arte di maestri italiani. Non v'ha bi-
sogno di dire come i dipinti tedeschi ed olandesi formino e per numero e per valore il
nucleo della collezione; che vale particolarmente per lo studio dei maestri dell1 alta Ger-
mania e dei maestri svevi. Questi in modo particolare, come anche una parte degli altri
quadri sono da lunghissimi anni in possesso della Casa principesca; un'altra parte fu com-
prata nel 1862, alla subasta, Weyer, in Colonia. La collezione ha esclusivamente opere del
secolo xiv, del xv e del xvi. Quelle segnate nell'ultimo catalogo, che rimonta al 1883,
sono in numero di 226, fra cui circa 20 d'origine italiana. Ma da quel• tempo fin oggi si
son fatti novelli acquisti, e fra questi si trovano i dipinti di maggior valore, per noi. Essi,
come pure in generale le maggiori opere di mano italiana, sono nel Museo, grazie all'amore
professato per l'arte dal principe regnante, Leopoldo di liolienzollern.

Circa dodici quadri appartengono al Trecento; ma di essi non è facile stabilire con
certezza gli autori. Tra loro, degni di nota un trittico d' un valente seguace del Giotto
(N. 188) ed un paio di opere della scuola di Siena. Di queste ultime fa parte anche una
bellissima serie di 9 rappresentazioni della vita di Santa Caterina da Siena, attribuite nel
catalogo a Giovanni di Paolo (N. 186), non che un Trittico (N. 184), circa del 1450.

11 n. 215: Nostra Donna sedente col figlio in un giardino avanti un arancio, dipinto
attribuito parimenti alla scuola di Siena, mi pare piuttosto derivante dall'Italia settentrio-
nale, ricordando la maniera di Stefano da Zevio. Un quadretto (u. 213), indicato come ap-
partenente alla scuola fiorentina del secolo xv, è appeso disgraziatamente sì in alto, che riesce
impossibile giudicare non solo se debba dirsi tale, ma nemmeno se sia di pennello italiano o
transalpino. Esso porta un pronunziato doppio aspetto; ma mi pare si debba concludere, per
la Madonna e particolarmente pel donatore, dato in più piccole proporzioni, che il dipinto
sia opera di un artista del settentrione.

Il quadro più rilevante del trecento, in codesto Museo, è senza dubbio un'Incoronazione
di Maria del raro Paolo Veneziano, dipinto pregevolissimo per il brillante ed armonico co-
lorito. Ad una panca instile gotico, sulla cui spalliera stanno angeli musicanti, siedono il
Cristo e sua Madre, da, lui incoronata, mentre ai due lati del banco sono degli angeli, ognuno
con un organo. Il fondo è in oro. 11 quadro porta questo contrassegno:

MCCCLVIII JOHAXNINVS EIV

PAVLUS CTJM FILIU PISERVXT HOC OP.
loading ...