Archivio storico dell'arte — 6.1893

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QUADRI ITALIANI NELLE GALLERIE PRIVATE DI GERMANIA

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Esso pare sia proveniente da una cappella delle vicinanze di Ravenna, ed abbia poi
appartenuto a un conte Baccinetti, e sia stato comprato in Monaco di Baviera nel 1873.

Un altro dipinto dello stesso maestro e della stessa data si trova pure in Germania,
nel museo di Stoccarda. Secondo la nota scrittavi, anch'esso fu lavorato dall'artista insieme
a suo figlio.

Il n. 187 è quadro di grandissima bellezza, approssimantesi per colorito e disegno a
Fra Angelico, ma deviante un po' da lui nei tipi, quantunque venga proprio indicato
come un Fra Angelico. Contiene tre parti. Nel mezzo, la flagellazione del Cristo; a
destra, il martirio di Santa Caterina; a sinistra, San Girolamo in un paesaggio. Non oso
decidere se esso appartenga davvero al pennello di Fra Angelico. Fra i quadri acquistati
piìi tardi e non annoverati nel catalogo del 1883, mi pare che la collezione Sigmaringen pos-
sieda un'opera di un eccellente fiorentino che meriterebbe proprio un esame attentis-
simo. Trovasi in un gabinetto annesso alla gran sala e porta il n. 230. In un atrio ad
archi in tre parti, che dà sopra un paesaggio a solchi verdi, chiuso da montagne azzurre,
siede nel mezzo la Madonna con sopra i ginocchi il Bambino in atto di benedire. Due scalini
al disotto è un santo, coperto solo da un pezzo di pelle e con in mano una mazza. A destra
un santo vescovo in nera tonaca e mantello verdechiaro foderato di rosso. Peccato che la
Madonna sia interamente dipinta di nuovo, sicché da essa non è possibile trarre argomento
sulla persona dell'artista. Al contrario, il Bambino mostra chiaramente le forme carnose
della scuola del Verrocchio. Le ligure corte e tarchiate d'ambi i santi, le loro forme robuste
ed ossute, le mani forti e grandi, ma sopratutto lo straordinario tono bruno e forte dello
incarnato e la maniera di modellare, m'inducono subito a pensare a Piero di Cosimo. Dopo
i confronti fatti immediatamente coi due gran quadri in Dresda (n. 20) ed in Berlino (n. 204),
mi credo convinto dell'aggiustatezza del mio giudizio, e stimo quel dipinto (piale un'opera
sicura di Piero di Cosimo. Esso non è ricordato fra i quadri che parecchie volte vengono
detti spariti. Nello stesso gabinetto pende alla parete una copia eccellente dello stupendo
quadro di Mariotto Albertinelli, dell'anno 150:5, negli Uffizi (n. 1259), rappresentante rin-
contro di Maria con Elisabetta. Da segnarsi pure in cotesta stanza un quadro (n. 229), una
forte opera del Guercino: la mezza figura d'una Maddalena penitente.

Dei Veneziani si osserva dapprima un'opera di Jacopo da Yalenzia (n. 225), che porta
in fronte l'origine dalla scuola del Vivarini e che merita certamente il nome datole dal
Morelli. E la solita Santa Conversazione a mezze figure: nel mezzo Maria col Bambino : a
destra San Pietro, a sinistra un guerriero vecchio, dai capelli grigi, in piena armatura e con
una croce rossa sul petto (San Giorgio, dice il catalogo, ma ciò non può essere). 11 tono
smorto della carnagione, modellata fortemente in ombre grigie, ed altri contrassegni ne fanno
un esempio caratteristico della maniera di dipingere di Jacopo, come si può dedurre dalla
riproduzione aggiunta (tav. 1).

Appartiene alla scuola di Giovanni Bellini un altro dipinto a mezza figura, le cui spic-
cate proprietà di stile permettono con una quasi sicurezza di stabilire quale sia il maestro.
E un dipinto dell' epoca giovanile di Andrea Previtali. Innanzi a un drappo pendente
dall'alto, siede la Madonna col Bambino in grembo. A sinistra, Santa Caterina e San Pietro;
a destra, San Francesco. Non intendo occuparmi più estesamente delle caratteristiche del
quadro: esse indicano con certezza il Previtali. Ma Sigmaringen possiede, da pochi anni, un
quadretto del maestro stesso, di Giovanni Bellini, dipinto non troppo ben conservato; ma
che fa assolutamente l'impressione di essere vero di lui, e che per la chiarezza del colorito
appartiene alla prima maniera del maestro. È la mezza figura d'una Madonna col Bambino
sulle ginocchia, ed appartiene, se ben mi rammento, presso a poco alla stessa epoca che la
Madonna col Bambino, presso il dott. Gustavo Frizzoni di Milano. Tre anni fa, vidi quel
quadro ancora in vendita, in Italia. Esso non è incorporato alla galleria di Sigmaringen, ma
trovasi nelle sale private dell'attuale principe, amatore di belle arti, nel suo palazzo che
sorge nella città.
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