Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 390
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.44
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.45
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0440
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0440
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
390

FULTZ HA.RCK

Dei Ferraresi abbiamo una piccola Madonna col Bambino e due santi adoranti, in bel
paesaggio, del Garofalo (n. 209), quadro finissimo dell' epoca ultima del maestro, alla quale
appartiene. Trovasi nella così detta sala germanica del castello. La quale contiene anche
un altro dipinto, di pregevole pennello italiano (n. 207): un San Gerolamo, che contempla
il Crocifisso e siede innanzi ad una grotta rocciosa, con la mano destra poggiata ad un
libro. Dietro a lui giace il leone; a destra l'occhio scorre sovrani! lontano paesaggio mon-
tagnoso. Circa l'autore non si può essere in dubbio neppure un solo istante: è certamente
opera caratteristica di Marco Pai mezzano, ma d'una finezza e d'un'attrattiva straordinarie
in cotesto artista, sì di frequente vuoto e noioso. All'Umbria ci conduce un quadro (n. 219)
di Tiberio d'Assisi, il quale, quasi privo di proprio carattere, si mostra generalmente peru-
ginesco. È un'Incoronazione di Maria. Siedono sull'alto il Cristo e Maria, in una «man-
dorla », circondata da teste d'angeli. Di sotto, a sinistra, San Giovanni Battista ; a destra,
Santa Caterina da Siena. E quadro finamente dipinto sopra sottotinte verdi, e nei cui tipi
e nei drappeggiamenti mi pare che Tiberio accenni piuttosto al Pinturicchio. Sull'orlo di
dietro la tavola, si può vedere l'antica iscrizione in maiuscole romane: « La facto fari sora
vetoria da montefalco. Tiberio de Asisi pinxit. A. D. MDXII. » (tav. 2).

Dobbiamo guardare in ultimo l'opera d'uno fra i grandi eroi dell'arte italiana, un dipinto
piccolo ed alquanto lavato, ma pur sempre bellissimo e vero del Correggio. Esso trovasi
ricordato già varie volte, come ad esempio nel Morelli (Le Gallerie di Monaco e Dresda,
pag. 200), che gli ha pur dato il posto adeguato nell'ordine cronologico delle opere del
Maestro. Secondo le mie cognizioni, nessuna copia di cotesto dipinto è stata fatta finora.
Possa la aggiunta riproduzione colmare cotesta lacuna, e dispensar me, nel tempo stesso,
da una descrizione del quadro (tav. 3). In tempo antico fu esso probabilmente una volta
lavato di troppo, sicché le ombre nere si spingono un po' all'infuori, in modo sconvenevole.
La fodera del mantello azzurro oscuro della Madonna, porta il colore caratteristico dei primi
dipinti del Correggio, il giallo-paglia-chiaro, accettato dai Ferraresi; e nella Santa Elisabetta
si può riconoscere facilmente la sua derivazione dal Mantegna.

Fritz Harck.
loading ...