Archivio storico dell'arte — 6.1893

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PUBBLICATI NEL 1892

NELLE PRINCIPALI RIVISTE IH STORIA DELL'ARTE IN GERMANIA

L Jahrbuch der KonigL preussischen Kunstsammlungen
(Annuario dei Musei prussiani) edito a Berlino da
R. Dohme, nel suo volume XIII, oltre l'importantissima
memoria del Justi sulle Sculture fon/barde in Spagna
di cui abitiamo dato un resoconto nell' ultimo volume
di questo Archivio (voi. V, pp. 350-353), reca parecchi
contributi alla storia dell'arte italiana di minor mole
ed importanza, è vero, di quello teste rammentato, ma
die pure meritano di esser segnalati ai nostri lettori.
— Il Sidney Col'rin, direttore del Gabinetto delle Stampe
e dei Disegni nel Museo britannico, sotto il titolo:
Gentile Beltinis Skizze far ein Gemàlde im Dogen-
palast zu Venedig comunica lo schizzo, conservato in
quella raccolta, di uno degli affreschi raffiguranti scene
della lotta fra papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa, eseguiti dai fratelli
Bellini sulle pareti della Sala grande nel Palazzo ducale di Venezia, e distrutti nell'incendio
del 1577. Si riconosce in esso il disegno di quella fra le pitture in discorso che, secondo
l'indicazione del Vasari (III, 150-1(32), rappresentava «il papa ritto in pontificale, e bene-
dicente il doge che armato, e con molti soldati dietro, pare che vada all' impresa ». Il pro-
fessor Wickhoff in un suo lavoro sugli affreschi in discorso (pubblicato nel Reperì, fur
Kunstw. voi. VI, pag. 1 seg.) aveva già prima accennato a un disegno nell' Albertina a
Vienna, di mano del Rembrandt, e aveva creduto potervi riconoscere, col mezzo della de-
scrizione del Vasari, una copia dello schizzo originale del Bellini, allora d'altronde scono-
sciuto. Ora il nostro disegno (su pergamena, a penna, lavato di bistro, 35 su 23.5 centi-
metri) acquistato nel 1891 dalla raccolta del marchese di Normanby, conferma pienamente
la sua supposizione. Xon si sa nulla della sua provenienza. Dalla bellissima riproduzione
datane dal Colvin, spicca il carattere schiettamente veneziano dell'opera. Ogni dubbio su
questo, del resto, viene scemato dall' inscrizione tracciata in caratteri della prima metà del
Cinquecento sul rovescio del foglio, e indicante in dialetto veneziano il soggetto del disegno,
e, come suo autore, Giovanni Bellini. Il Colvin, però, inclina ad attribuirlo piuttosto a
Gentile, fidandosi, più che all'attribuzione posteriore, al carattere del disegno stesso, e al
testo del Vasari che dice espressamente opera di Gentile l'affresco'eseguito sul nostro schizzo,
come anche tutto il gruppo delle rappresentazioni di cui esso faceva parte. Del resto è una
prova stringente della somma ammirazione che il grande mago olandese ebbe per le crea-
zioni del Quattrocento italiano, l'aver egli copiato esattamente una delle sue produzioni.

Archivio storico dell'Arte - Anno VI, fase. VI.

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