Archivio storico dell'arte — 6.1893

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C. DE FABRICZY

Il Justi, in un'appendice al sopraccennato suo studio, intitolata: Marmorbiiste des
Genuesen Acellino Salvago von Antonio della Porta Tamagnini, pubblica in una magnifica
fototipia il busto del Salvago, segnato col suo e col nome dello scultore, e colla data 1500;
opera che oggi si trova in possesso dell' imperatrice vedova di Federigo III. Egli l'accom-
pagna di ragguagli biografici sul personaggio raffigurato, e aggiunge una breve notizia su
d'un altro ritratto del medesimo, dov'egli è effigiato in basso rilievo in un medaglione di
marmo, ora conservato nella raccolta Hainauer di Berlino, e proveniente da quella dello
scultore Santo Yarni di Genova, che lo riteneva un lavoro di Matteo Civitali. Ed infatti,
sappiamo essere questi e il Salvago stati in relazione fra loro.

Il signor Lionel Cast in una memoria dal titolo: Jacopo de' Barbari and Lukas Cra-
nach d. j. addita una incisione in legno di Luca Cranach il giovine, fatta sul quadro del
Barbari nel Museo di Dresda, rappresentante la mezza figura del Salvatore in atto di be-
nedire, quadro che fino agli ultimi tempi passò per un'opera di Luca di Leyda. L'incisione
in discorso esiste in due diverse edizioni che differiscono nelle leggende aggiunte. L' una
di esse, di cui una copia si trova nel Gabinetto delle Stampe del Museo di Londra, porta
r iscrizione: Effigies Salvatoris Nostri Jesu ('liristi ante L annos pietà a prestantissimo
artifìee Jacobo de Barbar is Italo, et recens de exemplo ilio felieiter expressa Vuiteberge.
Anno 1553, per la quale non solo il Barbari viene confermato come autore del quadro di
Dresda, ma viene pure stabilita la data precisa di quest'ultimo, come anche l'origine ita-
liana del maestro, d'altronde universalmente riconosciuta.

Paolo Kristeller in uno studio particolareggiato e corredato di fototipie, che s'intitola:
Beitrag zar (leseliiddi' des aeltesten Holzschnittes, fa conoscere parecchie incisioni in legno
di origine italiana, appartenenti ai primi tempi di quest'arte. Esse furono scoperte, qualche
anno fa, nell'Archivio di Stato a Roma, incollate nelle coperte di due volumi di registri
degli anni 14(56 e 14fi!), la cui legatura, senza alcun dubbio, risale al tempo stesso dei re-
gistri; sicché per conseguenza la data d'origine delle incisioni anch'essa è anteriore ai citati
anni. Sull'uno dei fogli, conservato solo in parte, si trovano quattro incisioni in tondi, dei
quali uno solo resta incolume, essendo gli altri tre in massima parte stati tagliati quando
il foglio fu accomodato air uso sopraccennato. In esso si vede raffigurato un asino seduto
su una seggiola in atto di sonare il liuto. Attorno è scritta in lettere gotiche la leggenda:

laseno sona eliuto e deveria portare et basto ina non re...... ehel mundo ej/[norante.] E

dunque una delle rappresentazioni satiriche così frequenti e tanto in voga a quell'epoca.
Gli altri tondi recano frammenti di una figura di giovine con un cane, di un cervo in ri-
poso, e di una mezza figura di donna che tiene nella mano un fiore. — Il resto dei fogli in
numero di ventidue reca incisioni di carte da giuoco. Finora non si è riuscito a decifrare
le leggende che si trovano su tre di esse, e che forse darebbero schiarimenti sul luogo e
tempo della loro origine. L'esecuzione tecnica ne mostra molta rozzezza nelle linee del di-
segno, ma non poca destrezza nel maneggiar il coltello. Elia tradisce il fare d'un artefice
assai pratico, che produsse mercanzia di buon mercato per la vendita all'ingrosso. Le nostre
carte sono il primo esempio conservatoci di carte di tarocco popolari incise in legno, es-
sendo le altre finora conosciute o incise in rame, o disegnate e dipinte a mano. Sul carat-
tere italiano delle carte in discorso l'autore non crede dover dubitare; invece ritiene cosa
difficile il determinare precisamente l'epoca della loro origine, poiché, a quanto egli sappia,
finora non si conoscono opere la cui analogia di stile colle nostre carte possa guidarci nello
stabilirne il tempo preciso. Il loro fare tecnico accenna già a una pratica di lunga durata
nell'arte dell'incidere; la rozzezza dell'esecuzione pare aver la sua cagione, piuttosto che
nella mancanza di abilità tecnica, nell' intenzione di produrre colla minima spesa di tempo
e di lavoro una stampa adatta a fornire il maggior numero di copie. Dalla differenza enor-
memente grande tra il fare tecnico delle carte in discorso e del foglio sopra descritto, il
quale mostra delle forme affatto differenti, e tradisce un disegno infinitamente più fino, vivo
e pieno di movimento, l'autore inferisce dover quel foglio essere posteriore almeno di tre
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