Archivio storico dell'arte — 6.1893

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STUDI E MEMORIE RIGUARDANTI L'ARTE ITALIANA 403

decenni alle earte; e siccome esso nella maniera del disegno e nel fare tecnico rassomiglia
moltissimo alle più antiche incisioni di libri veneziani e veronesi stampati circa al 1470,
egli ne deduce come data d'origine delle nostre carte l'anno 1440 incirca. E difatti, chea
quel tempo l'incisione in legno fosse praticata come mestiere, ne possediamo da lungo
tempo una testimonianza stringente nella nota risoluzione del senato veneziano dell'anno 1441 ;
ma nessuna delle incisioni finora conosciute del Quattrocento si poteva con sicurezza, o
almeno con verosimiglianza attribuire a quell'epoca. In quanto, finalmente, all'uso a cui
erano destinate le incisioni di forma tonda del primo nostro foglio, l'autore emette l'ipotesi
che servissero per ornamento di scatole, astucci e custodie, traendone la ragione da alcune
scatole conservateci, impiastricciate con incisioni a legno, e la cui origine risale alla fine
del secolo decimoquinto.

Per ultimo il prof. Wólffììn in un suo contributo dal titolo: Ein Entwurf Michelan-
gelos zur Sixtinischen Deche comunica uno schizzo di Michelangelo per la volta della Si-
stina, esistente nel Museo britannico, nel quale schizzo egli riconobbe un disegno raffigu-
rante quella prima idea del maestro, a cui questi nella lettera n. CCCLXXXIII accenna
colle seguenti parole: « E 'I disegno primo di detta opera furono dodici apostoli nelle lu-
nette, e'1 resto un certo partimento ripieno d'adornamenti come si usa ». In vero, lo schizzo
del Museo di Londra, che non abbraccia se non una piccola parte della volta, mostra al
posto ove ora stanno i profeti e le sibille, la figura di un apostolo seduto in una nicchia,
mentre il rimanente dello spazio è compartito in campi di forma quadrata e romboidale,
quali i pittori del Quattrocento usavano di adoperare per l'appunto nella decorazione dei
palchi e delle volte (p. e. in quella della Camera della Segnatura). Si capisce che tale si-
stema non potò più essere messo in opera dal momento che si era deciso di ornare la volta
di grandi quadri di soggetto storico, dacché questi richiedevano una serie di piani di forma
c misura eguale. Da un saggio di ricostruzione della volta secondo l'idea primitiva di Mi-
chelangelo, comunicato in disegno dal Wòlfflin, apparisce, del resto, che questa, se fosse
stata eseguita, non avrebbe fatto cattiva impressione, benché non avrebbe raggiunto la ricca
varietà, ed insieme la grandiosa monumentalità, dell'attualo decorazione pittorica della volta
in questione.

L'annata del 1892 della Zeitschrift fiir bìldende Kunst (Rivista delle arti figura-
tive) edita a Lipsia dal prof. v. Liitzow, non contiene nulla d'importante che abbia rela-
zione alla storia dell'arte italiana.

Troviamo, invece, parecchie contribuzioni riguardanti quest'ultima nel voi. XV del
Repertorium fiir Kunstwissenschaft (Repertorio per la storia dell'arte), l'ultimo che
sia stato edito dal compianto prof. Janitschek di Lipsia, rapito così improvvisamente alla
scienza ed agli amici! Il primo di questi contributi è un saggio di C. Mayer sulla rap-
presentazione dei miti greci nell'arte del Quattrocento. (Die Darstellung (lev griechischen
Mythen in der mittelalterlichen Kunst), continuazione della sua memoria stampata in uno
dei precedenti volumi della medesima rivista, e che tratta dei miti greci nell'arte medioe-
vale. L'autore stabilisce che come il medioevo così anche il Quattrocento d'ordinario ri-
veste gli Dei ed Eroi greci coli'abito della propria epoca, e che soltanto il Cinquecento
ricerca poi una maggior fedeltà storica. Nell'arte italiana le rappresentazioni di scene at-
tinte al mito antico cominciano già prima della metà del secolo xv. Le più antiche si
trovano dipinte dai più rinomati maestri sui cassoni destinati a ricevere il corredo delle
nobildonne fiorentine. L' autore dà la descrizione di quanti se ne siano conservati fin ai
nostri dì, cioè le tre tavole di Piero di Cosimo negli Uffizi con scene della storia di Perseo;
il quadretto del Museo Buonarroti rappresentante Narciso, e attribuito a Paolo LTccello;il
ratto di Elena del Gozzoli nella Galleria nazionale di Londra; le diverse tavole di simili
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