Archivio storico dell'arte — 6.1893

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C. DE FABRICZY

soggetti nelJa collezione Campana straordinariamente ricca di composi/ioni di questo ge-
nere; e due quadri poco conosciuti che colla collezione del Dott. Franellich di Trieste nel
1888 furono venduti a Basilea. Attribuiti al Carpaccio, essi raffigurano l'uno Perseo e An-
dromeda, l'altro Bellerofonte e la Chimera, e si distinguono pel concetto ancora più fan-
tastico del solito, usato in simili rappresentazioni. Un posto eminente spetta nell'arte del
Quattrocento alle divinità pagane come rappresentanti dei pianeti. Rare erano nel me-
dioevo le loro imagini in qualche miniatura dei manoscritti, in qualche dittico, più tardi
anche nei rosoni delle cattedrali. Un solo esempio esiste di quell'epoca (seconda metà del
trecento) che dimostra essere state adoperate per ornamento delle pareti di una chiesa, ed
è il noto ciclo di affreschi nel coro degli Eremitani di Padova, opera di Guariento da, Arpo.
11 concetto di essa tradisce affatto il carattere medioevale, giacche il pittore segue fedel-
mente i tipi abituali del suo tempo. E da questi ultimi non si e potuto staccare neppure
l'autore degli affreschi di soggetto analogo nel grande salone del Palazzo della Ragione a
Padova, eseguiti sul principio del Quattrocento. (Secondo ogni verosimiglianza essi, però,
furono dipinti ad imitazione di affreschi ivi esistenti anteriormente, e che vennero distrutti nel-
l'incendio dell'antico palazzo. Di un terzo ciclo dello stesso genere e tempo non fa cenno il
nostro autore, vale a dire delle rappresentazioni dei pianeti dipinte col medesimo concetto e
carattere da Taddeo di Bartolo nel 1414 nel vestibolo della cappella interna del Palazzo pub-
blico a Siena). Nel campo della scultura, poi, ci si offre un esempio di simili composizioni
nei bassorilievi dei pianeti di Agostino di Duccio nella terza cappella del lato destro in
San Francesco a Rimini, eseguiti fra il 1447 e il 1456. Altre rappresentazioni dei pianeti
occorrono frequentemente in stampe ed in incisioni in legno del secolo xv, e il nostro
autore enumera e descrive quelle ben note che si attribuiscono a Baccio Baldini, e si cre-
dono eseguite su disegni di Sandro Botticelli; culi trova la loro influenza nelle incisioni
di due libri a stampa veneziani, VIntroductorium in astronomiam Albumasaris Abalachì,
e VAlbumasaris flores astrologie 1506, in quelle dell'edizione parigina del 1517 delle
fiabe di Igino, e perfino nel ciclo dei pianeti inciso nel 1531 da Hans Sebald Beham di
Norimberga. Descrive poi la serie di simili composizioni conosciuta sotto la denominazione
di « carte da giuoco del Mantegna », e quella che si trova nelle edizioni veneziane del
1491 e 1493 della Divina Commedia commentata da Cristoforo Landino. Chiude egli la sua
enumerazione coli'accennare alle composizioni analoghe negli affreschi del Palazzo Schi-
fano,]* a a Ferrara (1469-71), e a quelle del Perugino nella volta del Cambio a Perugia (1500),
le quali ambedue nel caratterizzare le divinità greche seguono, esse pure, affatto le orme
dell'arte medioevale. Infine l'autore accenna alla maniera in cui vengono raffigurate le li-
gure dell'inferno, come p. e. Plutone, Caronte, Cerbero, Gerione, ecc.; nelle composizioni
figurative dell'edizione fiorentina del 1491 della Divina Commedia, e in quelle veneziane
citate più sopra, maniera che rivela l'impronta dell'immaginazione medioevale molto più
che dell'antica. Rammenta pure alcune delle rappresentazioni non cicliche ma singole, stac-
cate, di scene mitologiche, p. e. quella di Teseo ed Arianna della stampa attribuita a Bac-
cio Baldini, quella di Febo con le Muse, quella della Morte di Orfeo, esistente in una copia
unica nel Museo di Hamburg©, le diverse composizioni del Giudizio di Paride, quelle dei
Lavori di Ercole nell'edizione di Esopo stampata dal Tuppo a Napoli nel 1485, e via di-
cendo. Segnano, in fine, la transizione al modo di vedere e di sentire del Cinquecento le
incisioni dell'edizione veneziana del 1497 delle Metamorfosi di Ovidio, e quella dellaHypne-
rotomachia di Poliphilo (Yenezia 1409), analoghe a questo riguardo alle note tavole di sog-
getto mitologico-allegorico del Botticelli, le quali, pur esse, stanno sul limite di due periodi
ben distinti della storia dell'arte.

Due altre memorie del medesimo volume prendono il loro soggetto da Lionardo da
ATinci. Nella prima, dal titolo: Lionardo* Ansichten iiber das Verhàltniss der biidPiiden
Kit uste, il prof. C. Bruivi, nel discorso con cui prese possesso della cattedra di storia
dell'arte nell'Università di Zurigo alli 25 d'ottobre 1891, riassume le opinioni di Lionardo
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