Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 406
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.44
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.47
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0457
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0457
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
406

C. DE FABRICZY

Dai documenti e regesti dell'imi). e r.Archivio di Stato a Vienna, il cui spoglio, in
quanto spetta a cose dell'arte, viene continuato anche nel presente volume dal dott. Voi-
tellini, rileviamo le seguenti notizie che hanno relazione ad artefici italiani o loro opere.
Riguardano Salmi io Peruzzi, figlio di Baldassare i n. 8757, 8707, 8773, 8791, 8792 e 8848 dei
presenti spogli. Sotto la data del 31 maggio 1567 l'ambasciatore imperiale a Roma pro-
pone a Massimiliano li come architetto militare « un capitano Salustio, il quale è stimato
assai buono et ha servito i pontefici passati per longho tempo ». Lo stesso, in data del
4 ottobre 1567, scrive all'imperatore che Salustio chiede 35 scudi di paga per mese, aggiun-
gendo che « è ben nato, ha buoni costumi, ha moglie et figliuoli et ha servito la chiesa
sempre honoratamente ». E al 1 i 29 nov. 1567 annunzia all'imperatore che « Salustio partirà
questa settimana, che viene per venire alla Maestà Yostra » che gli ha avanzato 40 scudi,
aggiungendo di credere « che si mostrerà tale che la Y. M. giudicherà che meriti che gli
siano donati. » Sotto il 5 giugno 1508, poi, il cardinale Morene ringrazia l'imperatore della
buona accoglienza fatta da lui al Peruzzi (qui il suo nome si trova notato per iutiero),
della quale egli, il cardinale, ha avuto notizia da lui stesso. E infine, ai 29 giugno 1568
l'imperatore ordina all'ambasciatore di aiutare il suo architetto « Salustius Perutius » di
riscuotere la somma di 4!)7 scudi dovutagli ancora dai tempi di Paolo 1Y, e ch'egli vor-
rebbe impiegare per trasferire in Austria la moglie e la famiglia, 1

Spettano a Tiziano gli spogli n. 8804, 8806 e 8808. Alli 28 di novembre 1508 V am-
basciatore imperiale a Venezia comunica a Massimiliano II essergli stati da Tiziano offerti
per l'imperatore parecchi quadri di soggetto mitologico, e ne aggiunge il seguente elenco:
« La fabula de Endimione et Diana ; de Ateon (sic) a la fonte, del'isteso tramutato in cervo
et lacerato da suoi cani; de Calisto scoperta gravida alla fonte; de Adone andato alla eaza
centra il voler de Venere fu dal cingiale uciso, de Andromeda ligada al saso et liberata
da Perseo; de la Keuropa (sic) portata da .love converso in tauro. Et tutti detti quadri sono
a buonissimo termine et sono un palmo più largi (sic) che quello della religion, che già
si mandò a sua maestà cesarea per esser quelli più pieni di figure rispeto alle fabule ».
L'imperatore nella sua risposta degli 8 dicembre ordina all'ambasciatore d'informarsi dal
pittore circa il prezzo dei quadri, e di convincersi « imm artificio respondeant iis picturis,
tpias Ole fecit antehac, dum esset junior et visu magis vigeret ». L'ambasciatore sotto il
20 decembre promette d'informarsi più precisamente su quanto gli fu ingiunto ; mancano
però ulteriori notizie riguardo all'affare in discorso.

Con lettera degli 18 decembre 1508 (n. 8807) l'imperatore chiede dal suo ambascia-
tore in Yenezia informazioni su Aless. Vittoria e un certo Jacomettus Tagliapietra ; archi-
tetto ingegnoso come gli venne riferito; e l'ambasciatore rispondendo (u. 8812 dalli 22
genajo 1509) afferma non essere molto pregiato il nominato, benché abbia costruito un
palazzo alla famiglia Cucina (?), e di essere piuttosto in fama di scarpe! lino pratico che di
architetto. Raccomanda all'imperatore, invece, un certo G. A. Rusconi, come quello che
avea condotto molte egregie fabbriche in Ancona, Pesaro, Ravenna, ed altri luoghi (è questo il
noto autore del libro: Bella architettura secondo ì precetti di Vitruvio, Yenezia 1590,
illustrato pure da disegni di sua mano); e ricorda pure Andrea Palladio, enumerando le
sue opere a Yenezia, ma dubita eli'egli non sarebbe disposto a lasciare Yenezia, dove col
suo lavoro ricava gran profitto, per entrare ai servigi di qualsisia principe. Dice essergli
da Daniele Barbaro patriarca di Acquileia stato caldamente raccomandato Giovanni da Bo-
logna dimorante ora a Bologna, e che non avendo uè moglie, uè figli, si presterebbe ben

1 Da imo spoglio pubblicato nel volume VII del
Jahrbuch (pag. CXLVII u. 52G8) sappiamo clic il Pe-
ruzzi stava ancora ai servigi imperiali nel 1571, per-
chè il 17 ottobre di quest'anno gli si assegna la sua
paga mensile di 52 fiorini e mezzo fino a tutto il 15 di

agosto 1571. E un altro spoglio (Jahrbuch, voi. V, pag.
CVII n. 4419) ce lo dimostra nel giugno 1568 intento
a lavori di disseccamento in Ungheria (v. Ephemeris epi-
graphica, voi. Vili, pag. 343).
loading ...