Archivio storico dell'arte — 6.1893

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STUDI E MEMORIE RIGUARDANTI L'ARTE ITALIANA

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volentieri al servizio dell'imperatore. Come intagliatori in legno rammenta Qallum unum
Patavii, qui s. Iustince templi chorum elegantissime conferii, et alium etiam, qui apud rev.
patriarcham Aquitegiens'em opera ni suani niediocriter impendit, e come musaicista un
certo Valerio, stimato eccellentissimo nella sua arte. 1 In una seconda lettera (n. 8814 delli
19 febraio 1569) ritorna di nuovo su Giov. da Bologna che gli « viene comendato pei'ra-
rissimo », e con cui « sarebbe bene trattar prima che si obligasse a un'opera di gran tempo
ch'egli è hora per pigliar sopra di se in Bologna ». Quale fosse quest'opera, non sapremmo
dire; di certo non era la celebre fontana di Nettuno, giacche essa era stata compiuta fino
dal 1566. Mancano altri documenti per rischiararci sull'andamento ulteriore di questo affare ;
si sa però che il Bologna non entrò ai servigi dell'imperatore.

I un. 8872 e 8878 dei nostri registri si riferiscono a Paolo Veronese. Con lettera del
31 marzo 1571 l'ambasciatore informa Vimperatore di una visita fatta nello studio del pit-
tore per vedere, come gli fa ordinato, un suo quadro il quale « in tutto non gli dispiacque,
si per la invenzione come per la vaghezza clic si scopre in esso. » Ricorda anche un altro
quadro da lui veduto « nel quale vi è una Venere che scherza con imo satiro, et da un
canto vi è un dio d'amore che dorme, il qua! quadro vien lodato assai dall'universale ».
L'imperatore, nella sua risposta delli 2 maggio 1571, prima di prendere una risoluzione
desidera di sapere quanto il pittore domanda per la sua opera. Altre notizie, purtroppo, non
ci sono conservate su questo affare. In una sua lettera de114 gennaio 1572 (n. 8908) .Mas-
similiano II raccomanda al « Commendator maior » di Casti glia il suo architetto Pietro
Ferabosco come quello che lo ha fedelmente servito per molti anni; lo raccomanda pure
in un'altra, de'15genajo 1572 (n. 8909), al governatore di Como, essendoché egli desidera
di ottenere insieme eoi figliuoli la cittadinanza di quella città. I n. 9409, 9514, 9526,9583,
9590 e 9592 c'istruiscono di un carteggio continuato dal 4 genajo 1586 lino al 7 genajo
1589 fra l'imperatore Rodolfo II e il barone di Khevenhliller suo ambasciatore in Spagna.
Trattasi in esso di un quadro che V imperatore vorrebbe aver dipinto per sè da Federigo
Zuccaro, come questi, dimorando ancora a Roma, gli aveva promesso. Essendo ora occu-
pato nel grande lavoro di ornare (raffreschi V Escuriale, il pittore tiene a bada l'impera-
tore, finche avendo compiuto il suo impegno e stando sul punto di ritornare a Roma, chiede
per mezzo dell'ambasciatore istruzioni precise sul soggetto, sulla forma ecc., del quadro da
dipingere. In questa occasione l'ambasciatore avvisa l'imperatore che il Zuccaro coi suoi
affreschi non ha ottenuto gran successo, ma che nonostante ci ha guadagnato sette mila
ducati, oltre ducente ducati di pensione annua per sè, e quattrocento per due suoi amici.
Non sappiamo se in seguito di questo giudizio poco favorevole l'imperatore insistesse nel
compimento del suo desiderio; i documenti non ne dicono più nulla.

È anche condotto a termine nel presente volume il catalogo dei disegni italiani del-
l'Albertina a Yienna, composto dal prof. Fr. Wickhoff, e che fu principiato già a pubbli-
care nel tomo precedente (Verzeicìiniss der Handzeìchnungen italienischer Meister in der
Albertina). Mentre in esso vennero descritti i disegni delle scuole veneziana, lombarda e
bolognese, il tomo presente contiene il catalogo di quelli della scuola romana. Queste de-
nominazioni che corrispondono alle quattro sezioni in cui tutta la raccolta fu ripartita fino
dal tempo stesso della sua formazione, non sono però conformi a quanto noi oggidì siamo
avvezzi a comprendere sotto di esse. Così fra i disegni veneziani entrano pure alcuni delle
scuole di Verona, Ferrara, Cremona e Brescia; fra quelli lombardi si trova Ha maggior parte
dei disegni di pittori veronesi; parmegiani, ferraresi, padovani e cremonesi ;T e fra i maestri
della scuola romana sono pure schierati quelli delle scuole fiorentina, senese, \ umbra, na-
poletana e marchigiana. Noi in questo luogo non possiamo entrare in particolari seguendo

1 11 primo è Riccardo Taurino da Rouen in Fran-
cia, che negli anni 1556-1560 intagliò il detto coro; del
secondo non ci è dato di rintracciare il nome; il terzo

è uno dei fratelli Zuccati o Zucchelli che dal 1530 a
1563 lavoravano ai musaici di San Marco (Zanetti, Della
pittura Veneziana, Venezia, 16(J2, p. 746).
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