Archivio storico dell'arte — 6.1893

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ADOLFO VENTURI

po'duro; ma il pittore seppe ottenere abilmente un grazioso effetto col rosso de] corallo
degli ornamenti del collo, dei polsi, dei capelli, e con la sopravveste, rossa come il corallo,
chiusa da rossi bottoncini.

La piccola Galleria vanta un Giorgione « Apollo e Dafne » (tav. Y). Benché guasto e
alterato, noi ci troviamo innanzi ad uno dei cassoni dipinti dal maestro, a cui accennò il
Vasari come ornati da Giorgione con istorie « per lo più di favole tolte da Ovidio e da altri
poeti ».

Crowe e Cavalcasene ascrissero il dipinto a Andrea Schiavone, mentre il Morelli io
aggiudicò al Giorgione. Noi siamo del tutto di quest'avviso, specialmente per avere os-
servato ciucile due macchiette del fondo, un lanzo e una donna che camminano tenendo
sulla loro spalla destra la lunga lancia distesa. La testa ovale della donna, con gli occhi
pensosi, il caldo colorito delle carni dell'armigero, certi tratti bianchi e dorati della ma-
nica gialla, di questo, nel l'acconciatura del capo e intorno al collo della donna, nel bei
verde della veste di essa sono propri di Giorgione, sono le note fresche e rapide della sua
fantasia, sono i riverberi della sua luce. Anche il fondo, con-edifici allineati: una chiesa,
una casa con portici, una, torre, alcune cupole e alberi che spiccano sulla luce bionda del
cielo, ricorda, il maestro; e parimenti lo richiamano alla mente, le ondine, incalzantisi del-
l'acqua di un torrentello, che scende da una cateratta, e s'innalza in bianca spuma, poi
s1 acqueta, e nel suo seno divenuto men chiaro rispecchia gli alberi e le rive. Come non
pensare al torrente che divide il piano, nel quadro della collezione Giovanelli, detto « la
famiglia di Giorgione », e scorre tra due ripe, contro cui si frange, segnandole «li bianche
striscio di spuma! Andrea Schiavone non ebbe mai di queste finezze ne ebbe mai il rigore
di questo dipinto, nel tracciare volti muliebri, qui d'un beli'ovale, dell'ovale di Giorgione.
Questo cassone ne ricorda altri due, in condizioni non meno infelici, del Museo di Padova,
rappresentanti pure scene tolte da Ovidio (n. 407). Essi sono di una maniera più sviluppata,
più libera, men tenera dell'ancona di Giorgione che sta nella chiesa di Castelfranco. Ma il
paesaggio ha, una evidente affinità con VApollo e Dafne della raccolta del Seminario; e in
quella fattura, in apparenza libera e sciolta, si rivela una mano fine, pura e delicata, la
mano di Giorgione ne'momenti della sua maggiore e purtroppo ultima energia. I due cas-
soni misurano metri 1.02 per 0.85. L'uno raffigura la Nascita di Adone: in uno splendido
paese, limitato da una catena di monti azzurri, sono assise a sinistra, sovra un altipiano,
tra conigli e daini, dm1 figure in amoroso colloquio, i genitori incestuosi di Adone; nel
mezzo, tre donne ed un uomo attorniano il neonato Adone; a destra, la ninfa incestuosa
giace in atto di dolore. Fa riscontro a questo cassone, bello per il colore festoso, un altro
il cui soggetto non è tanto chiaro. Qui pure colline e monti chiudono il paese illuminate
da luce di tramonto. A sinistra vi è una brutta femmina ignuda presa da terrore, che si
muove goffamente per apportare soccorso a donne moribonde a1 piedi di un albero; nel
mezzo, nel lontano, si vede una casa di villici incendiata, e più nel fondo, una città; a
destra, un boschetto con varie figure di guerrieri, uno dei quali è steso a terra col capo
tronco, un altro ripone nel fodero la spada, un terzo colpisce con la scure un tronco d'al-
bero, che termina in vetta a mo' di testa umana, Due altri cavalieri assistono alla scena
immoti.

E qui discorrendo di Giorgione, ci permettiamo di ricordare il Cristo che porta la croce
di casa Loschi a Vicenza (tav. YI), attribuito al maestro da Crowe-Cavalcaselle e dal Mo-
relli. L'ombra della testa si proietta sulla croce piallata, mentre la luce si riflette sulla can-
dida clamide, che si tinge in leggiero azzurro nella parte meno illuminata: essa è adorna
di una banda color verde e oro sulla spalla sinistra. Le carni del volto sono scure, le labbra
d'un rosso vivo; la barba ha piccoli peli e la chioma ricciolini in luce; gli occhi iniettati
di sangue sono immersi nell'ombra, e solo gli orli delle palpebre sono lumeggiati ; una pic-
cola goccia di pianto cade come una perla dal ciglio sinistro, e getta la sua ombra sulla
guancia. Il dipinto ha molto sofferto da restauri, che ne corrosero i colori de'capelli, co-
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