Archivio storico dell'arte — 6.1893

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NELLE PINACOTECHE MINORI D'ITALIA

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prirono parecchie parti e allargarono la superficie del quadro. Ma certamente esso è mi-
gliore dell'altro identico .della Galleria di Rovigo. Ne abbiamo però trovato un terzo presso
il pittore Marius ])e Maria a Yenezia, di gran lunga superiore ad entrambi, anzi il proto-
tipo da cui questi derivano (tav. sudd.), con poca traccia di splendore sul capo del Cristo,
tutto dipinto con una grande semplicità, con la croce senza il disegno delle libre del legno,

Tav. II. - PENELOPE, DI BECCAFUM]
(Venezia, Pinacoteca del Seminario).

con finissimi tratteggilii ne'capelli, la clamide argentina grigia nelle parti non illuminate,
le labbra scolorite violacee, le ombre del collo eseguite con una velatura, piccoli raggi al
lato dei capelli che attorniano l'occhio destro. Il sangue che inietta le.orbite degli occhi è
in quella tenuità di colori, in quella scura zingaresca tinta di carni, in quelle penombre,
l'unico colore che spicchi, e che contorni di dolore l'occhio pensoso della testa umanissima
del Dio martire. La copia, che si vede nella Galleria di Rovigo, sembra tenere un posto di
mezzo tra i due dipinti di casa Loschi e di Marius De Maria. Come questo ha le labbra
scolorite; come quello ha la manica ornata da una striscia verde e con ghirigori imitanti
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