Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I PITTORI E GLI SCULTORI DEL RINASCIMENTO 421

non si hanno più notizie di lui, ed è quindi a credersi che l'opera incominciata lasciasse
incompiuta, non gli piacendo il lavoro, come ci dice il Vasari: e ci conforterebbe in questa
opinione il carattere del nostro artista, che, come tutti gli storici dell'arte affermano, era
incontentabile nelle cose sue e quanto mai bizzarro.

Avanti di lui si ha memoria di un altro pittore, che aveva preso a dipingere sopra il
coro, sotto il palco di duomo: Cosimo di Lorenzo, da Firenze, il quale 1'8 ottobre del 1466,
cominciò a lavorare a una storia della Natività di Cristo, « la quale piacendo a messer An-
tonio farà fare il pregio: non piacendoli, non siamo obbligati a darli più altro».1 Condi-
zione di contratto eccellente; ma l'8 gennaio dello stesso anno (stile pisano), s'ebbe Cosimo
lire 214, «e sono per dipinture et oro et colori».2 Di questa storia non si ha nessun ri-
cordo, ed è difficile dire come, e, forse anche, dove si fosse, dal momento che nel 1461 per
opera di Leonardo di Checco da Marti di Lucca s'incominciò il sopracielo sopra il coro,
sotto il palco di duomo, terminato poi, come si è visto, da maestro Francesco di Giovanni,
nel 1466, tutto a rosoni intagliati: salvo non vogliasi supporre, che nel centro, lasciato il posto
vuoto, Cosimo di Lorenzo avesse dipinto la sua storia della natività, oppure anche sulla
fronte dell'arco della tribuna. Ma veniamo, piuttosto che perderci in troppo fantastiche ar-
gomentazioni, a Domenico Ghirlandaio, il quale per la chiesa maggiore fece sopra all'arco
della Tribuna e nella faccia del coro una Nunziata con l'angelo e altri ornamenti, e un
quadro «da lato dov'è San Giovanni evangelista, grande».3 Ma di tutti questi lavori è a
lamentarsi non rimanga pur troppo che il ricordo nei libri di amministrazione, che anche
quelli angeli, che tuttora si ammirano sotto l'arco della tribuna, perche tutti restaurati e
ritoccati, dell'artista non serbano più altro (die il pensiero: caduto in molta parte l'intonaco,
pochi frammenti rimanevano di sì pregevoli figure, quando, pensatosi al restauro, si fece
saviamente ricorso a persona di tale cosa peritissima, come afferma il Grassi nella sua de-
scrizione storico artistica di Pisa.

Quest'artista dipinse anche per il duomo gli sportelli dell'organo, non però quando era
a Pisa, dacché si hanno i conti delle vetture « delle tele delle portte dell'orghano ci mandò
da Firenze» e di altre spese occorse per tal lavoro, pagate nel 14'.)4 dall'Opera agli eredi
di Domenico Ghirlandaio. 4 Non è vero dunque che a Pisa, come vorrebbe il Vasari, insieme
con Bastiano Mainardi, suo discepolo, cominciasse a mettere d'oro il palco della chiesa, perchè
il palco era già dorato quando Domenico dipinse l'arco della tribuna: e pei' non parlar
d'altri, che a quel lavoro presero parte, ricorderemo il fratello di Benozzo, Bernardo di
Lese, pittore «che dipigne i sopracieli di duomo», il (piale ebbe a di 5 di gennaio 147!»,
pezzi 2000 d'oro fine per mettere ai palchi di duomo; e più a Cristofano di Ranieri, di-
pintore, pezzi milletrecento «per li detti sopracieli ».:' Nel libro Rosso dei Debitori e Cre-
ditori di Ietterai? si legge, è vero, intestata agli creili di Domenico, una partita di lire 54
«per pezzi 1600 d'oro fine misso in sullo istamgniolo » ; ma questo servì per dorare i rilievi
della dipintura fatta in duomo, come più sotto la partita stessa ci insegna. 6 Oggi i portelli
dell'organo sono perduti; gli angeli si possono attribuire piuttosto al Marini che li restaurò,
e sebbene il Da Morrona scriva, che sotto le pitture presenti esistono tuttavia alcune re-
liquie del lavoro del Ghirlandaio, invano si cercherebbero dagli studiosi. 1 freschi compresi
nelle pareti del presbiterio, dagli archi lino al soffitto, dove son divisati in più spartimenti
i principali misteri della Madonna, nonché i fregi con fogliami ed i putti, il Da Morrona
li attribuisce a Bernardino Poccetti; ma più nel vero il Martini, questa volta, scrive: « omnes
presi>ysterii imagines in parietibus appictas Cinganellus et Dominicus Grhirlandarus, fioren-
tini, una cum variis ornamentis auro intextis elaborarunt ».7

1 Arch. del l'Opera. Ricordanze 1, pag. 76.

- Arch. dell'Opera. Libro Rosso A.

3 Arch. dell'Opera, Deb. e Cred. Rosso /i, pag. 82, 149.

1 Arch. dell'Opera. Deb. e Cred. Rosso B, pag. 82,

Arch. del Capitolo. Filza- D, Ricordanze, pag. 124
Arch. dell'Opera. Deb. e Cred. Rosso />'., pag. 82.
Martini, Theatrum Basilicae Pisane. Roma 17U5.
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