Archivio storico dell'arte — 6.1893

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« E poiché, aggiunge il Da Morrona, in questa parte si scorge eseguita la grande idea,
che fece Fermo del Vaga per abbellire tutte le mura del l'empio, come appunto fu poco
innanzi da me descritta, sia molto verosimile il congetturare, che sul disegno lasciato da
Ferino, operassero i suddetti maestri (il Foccetti e il Cinganelli) ». 1 Ma disgraziatamente si
tratta proprio, nò più nò meno, che di una congettura, cui i documenti non danno la più
lontana apparenza di verità; e che il Cinganelli solo avesse mano in queste pitture, lo dimostra
chiaramente il documento che pubblichiamo.2 Si ha memoria del resto, di due artisti che
dopo il Ghirlandaio dipinsero in duomo, alla tribuna: il primo Giovan Maria di sei* Gio-
vanni Tolexani, da Colle, che ebbe, il 21 di marzo del 1518, lire 42 « per fatigo e magisterio »
d'aver dipinto in duomo, alla tribuna dell'altare maggiore, una Sibilla con quattro bam-
bocci; e un'altra se ne obbliga di fare a tutte sue spese e fatica, Giovan Batista di Ghe-
rardo di Paolo del Ninna, nel 1522, con questo patto: «Inteso a suo piacimento di ditto
magnifico Operaio e di quattro o sei omini da bene, a chi parrà a Lui, parà che stando
bene tatto e piacendo a loro secondo si richiede al detto sachro tempio di Duomo, io ahi
ad avere per mio merito e fatica quello tanto che parrà al sopraditto magnifico messer Fran-
cesco Agliata, Operaio, che io merito; e quando none stessi bene a suo piacimento, come
di sopra e detto che si richiedi in tale luogo, io non abi ad avere cosa nessuna, anzi scan-
celarla e guastarla a spesa mia ».3

II.

Appunto nell'epoca nella quale tutto l'interno della chiesa si rinnovava, l'Operaio
messer Antonio d'Iacopo delle Mura, avendo deliberato di sostituire agli ornamenti di
stucco, d'attorno alle cappelle de' ventidue altari, altrettanti fregi di marmo, chiamò da
Lucca Matteo Civitali, e gli allogò il lavoro, il quale doveva essere « con istipiti et base
e parapetto, chome appare per una scritta con testimoni, et poi s' è chonfermata per con-
tratto di ser Andrea di -Iacopo del Champo ».4 II 25 aprile del 1486 furono pagati fio-
rini venti larghi d'oro in oro a Matteo, a conto del lavoro,5 il quale, giacché possiamo
saperlo per il documento che abbiamo avuto la fortuna di ritrovare in una filza di carte
sciolte, nell'Archivio del Capitolo, doveva essere « chon due stipiti quadri da acchanalati,
chon bazi e chapitelli intagliati bene e diligientemente, e sopra essi stipiti posto uno ar-
chitrave schorniciato e intagliato, e sopra esso architrave uno fregio intagliato, e sopra
esso fregio uno chornicione all'antica, intagliato bene e diligientemente, d'un modo che
essi stipiti, chon loro fornimenti e esso architrave e fregio e chornicione, esso m.° Matteo
se obriga fare e proporzionare Itene e diligientemente, alle larghesse, altesse e grossesse
chonrespondente l'uno all'altro, della proporsione sichondo che ssi vede per uno modello
di lemgname chon ciera, fatto di mano d'esso m.° Matteo, il quale ò apresso del ditto
messer Antonio Operaio ». « E perchè », seguita poi la scritta, « nel ditto modello non si
mostra un cierto ricingimento di chornice dove nasce il peduccio dell'archo, il quale ricin-
gimento esso maestro Matteo è obrighato doverlo fare schorniciato chome a esso lavoro si
richiede. E dentro a detto ricingimento esso maestro Matteo è obrighato dovervi fare uno
mezo tondo di marmo, dentrovi intagliare due o tre figurine di mezo rilievo, chome parrà
a esso maestro Matteo e all'Operaio».6

Sino al 1488 lavorò il Civitali a questi altari, e nei frattempo l'Operaio pagò per lui
lire 16 e soldi 16 a uno di Carrara per sacca otto di grano, e lire 6 e soldi 4 a Tommaso
d'Urbano per un paio di calze date al nostro artista.7 Ma il lavoro o non proseguì, o sino

1 Da Morrona, loc. cit., voi. 1, pag. 237. drale, pag. 345.

2 Vedi Documento N. 1. 5 Ridolfi, loc. cit., pag. 3-15.

3 Vedi Documento N. 2. 6 Vedi Documento N". 3.

i Ridolfi, L'arte a Lucca studiata nella sua Catte- 7 Ridolfi, loc. cit., pag. 345-346.
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