Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IGINO BENVENUTO SUPINO

del Capitolo, si legge infatti che il Sogliani ebbe lire settanta « mandatoli a Firenze per
Giovanni da Vechiano a chonto dei quadri dipinge per l'Opera ».1 Anche i due quadri di
Caino e Abele, sebbene appariscano segnati nei libri dell' Opera, non figurano nella nota
delle sue pitture, che si conserva nella filza L dell'Archivio del Capitolo, forse perchè ese-
guiti per la sagrestia; ma a nessuno potrà venire in mente di dubitare che il quadro di
ISToè non possa essere a lui attribuito, essendo anche uno dei migliori che di lui ci riman-
gano, e la concordanza di tutti gli storici dell'arte, e più il carattere della pittura stessa,
serviranno sempre a toglier via ogni sospetto sulla non dubbia autenticità di sì pregevole
pittura.

VII.

Il Vasari ci dice, che gli ultimi lavori del Sogliani non furono del valore dei primi,
o fusse per vecchiezza o per la concorrenza del Beccafumi. Può esser tutto, ma non ci pare
dovessero molto impensierirlo le pitture del Mecherino, che non stanno, almeno per noi, a
paragone con le più scadenti e le meno riescite del Sogliani.

Domenico d'Iacopo di Pace dipinse prima per la sagrestia del duomo il quadro ov'è
Mosè, il quale, trovato il popolo che aveva sacrificato al vitello d'oro, rompe le tavole; e in
questo, osserva il Vasari, fece Domenico alcuni nudi che son figure bellissime e nell'altro fece
pur Moisè e la terra, che si apre e inghiottisce una parte del popolo, ed in questo anco,
sempre secondo il Vasari, sono alcuni ignudi morti da certi lampi di fuoco, veramente mi-
rabili. Per il primo dei quali ebbe il 22 di giugno 1538, lire 350, e lo stesso prezzo fu asse-
gnato, al secondo, il 27 febbraio dello stesso anno (stile pisano). 2

E perchè questi lavori piacevano molto all'Operaio, gli allogò i due quadri dove sono
San Giovanni Evangelista e San Luca, posti di fuori della sagrestia, dal lato di verso l'or-
gano, i quali furon mandati da Siena il primo di luglio 1539, e si spesero lire 3 e soldi 10
per la gabella;3 e il 24 decembre dello stesso anno die finiti gli altri due, con San Marco e
San Matteo evangelisti, che furon messi fuori della sagrestia, dal lato del pergamo, e rice-
vette dall'Opera lire quattrocento « sono per suo premio ». 4

11 9 ottobre del 1540 è a lui data a fare la tavola d'altare di San Lorenzo, Santa Ca-
terina e Santa Margherita « chon altre ligure », scrive l'Operaio, « c'à a fare per in duomo,
la quale de' venire a dipingere fra du' mesi in Pisa, per paghanerla sichondo e pregi del
Soglano, sichondo che 'lavoro sarà meglio... » 5 ma il lavoro non fu, pare, del pregio degli
altri, e avendo egli ricevuto in acconti per l'opera sua, lire 642 e soldi 4, l'Operaio scrive, che
« non li si fa buono il tutto perchè il lavoro non fu del paraghone chome ci chonvenimo,
e più volte si glie è fatto intendere venghi a rasettarla non è mai venuto, e teniamo che
abi auto più che non si meritava ».6 Avrebbe il nostro Domenico dovuto dopo dipingere
la tavola per l'altare di San Matteo, San Jacopo, San Silvestro e San Torpè con la Ma-
donna col Bambino e sei altre ligure, come dice il ricordo: « chon patto che l'abia a fare
al paraghone delle altre piture che ha fatto in duomo per il pasato e meglo, la quale si
le dà che la faccia a Siena, e promete darcela eia ogi a un anno prosimo, posta in Pisa, a
nostre spese salvo la ghabella di Siena..., e per paghamento ara avere scudi otantacinque
di lire sete per scudo, tutto d'achordo chon lui, q.° dì 22 de febraio, in Pisa ».7 Ma la cat-

1 Arch. del Capitolo. Filza D. Ricordanze, pag 90*. tori e Creditori. Azzurro B, pag. 101.

2 Arch. dell'Opera. Debitori e Creditori. Azzurro B, 5 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 19, pag. 47'.

pag. 101. 6 Arch. dell'Opera. Debit. e Cred., Azzurro, B,

3 Arch. dell'Opera. Ricordanze 16, pag. 36'. 40. pag. 156.

4 Arch. dell'Opera. Ricordanze 17, pag. I1 e Debi-> 7 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 20, pag. 100.
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