Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 26
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.5
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.7
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0063
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0063
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
26

IGINO BENVENUTO SUPINO

pitture sono sue senza dubbio. L' Orcagna ebbe un fratello, veramente chiamato Nardo dal
Grhiberti, ma Nardo non è che che un'abbreviatura di Bernardo; dunque chi dipinse nel
Camposanto fu il fratello dell' Orcagna ; tanto più che quivi egli ha ripetuto il medesimo
soggetto dell' Inferno, che aveva trattato nella cappella degli Strozzi. 1

Questo ci dice il Milanesi ; ma noi per verità potremmo anche aggiungere che, essendo
stato a Pisa il Vasari (e che vi sia stato non v'ha dubbio) e avendo viste le pitture del
nostro Camposanto, e ricordando queste in certe espressioni e movimenti di figure, come
meglio diremo a suo luogo, la maniera dell' Orcagna, e nel Giudizio la pittura di lui della
cappella Strozzi, senza tanto sottilizzare le abbia credute e stimate tutte del maestro
fiorentino : mettiamo per di più la confusione del Nardo con Bernardo, ed è facile ca-
pire allora da che sia derivata l'erronea attribuzione data a quegli affreschi dallo storico
aretino.

Sta di fatto però che il carattere senese, non il fiorentino, prevale nei nostri affreschi :
e i signori Crowe e Cavalcasene, avendo osservato che quello consacrato alla vita solitaria
è dal Vasari attribuito a Pietro Lorenzetti Senese, da lui chiamato Laurati, e gli assegnati
all' Orcagna sono per ogni rispetto a quello somiglianti, nonostante che il Vasari li affermi
opera di due differenti Scuole, trovarono che la maniera con la quale sono composti
i gruppi e delineati i caratteri delle figure è la medesima negli affreschi assegnati ai due
maestri. " E se ammettessimo, aggiungono essi, che Bernardo Orcagna, come lo chiama
il Vasari, dipinse l'Inferno, noi potremmo allora e con diritto rivendicare a lui anche la
pittura del Paradiso attribuita invece ad Andrea, mentre vediamo che le parti, le quali
conservano il loro carattere originale, hanno precisamente lo stesso stile delle parti mi-
gliori del Trionfo della Morte. Comunque sia, è però impossibile di conciliare quella sua
affermazione col fatto, che il senese, e non il carattere fiorentino, prevale in essi. Ed è per
questo che a noi sembra egualmente difficile il supporre che la composizione dei due di-
pinti attribuiti all'Orcagna sia veramente di lui, e l'esecuzione invece di un. qualche senese,
il quale, nel trasportare in più larghe proporzioni sulla parete le composizioni del maestro
fiorentino v'innestasse di suo i caratteri affatto particolari della propria Scuola. Rimane
dopo tutto ciò a sapersi chi sia l'autore degli affreschi attribuiti all'Orcagna. Alla qual
domanda si può solo rispondere : che per (pianto concerne la composizione, i Lorenzetti
erano ben capaci di crearla a quel modo. E allora si può anche giustamente supporre, che
i tre affreschi siano stati eseguiti dalla stessa mano, e senese per giunta, come sarebbe
quella di Pietro Lorenzetti, forse in compagnia del fratello Ambrogio. 2

Verissimo : i Lorenzetti erano ben capaci di trovare una composizione così nuova e
grandiosa; e per quel che sia il concetto svolto, nessuno potrebbe metterlo in dubbio : ma
altro è il carattere della pittura e della stessa composizione, per esempio, negli affreschi
loro a Siena, altro quello negli affreschi del Camposanto a Pisa; tanto che verrebbe fatto
persino di dubitare che sian del Lorenzetti anche gli Anacoreti.

Le figure del Lorenzetti a Siena sono intanto, per comune giudizio, più maestose e
più belle: la Pace, una delle migliori che abbia prodotte la Scuola senese, appoggiata como-
damente sopra un guanciale, in veste discinta, con le chiome sparse di fiori, che tiene in
mano un ramo d'ulivo ed ha i piedi posati su di un elmetto e uno scudo, ben giustamente
giudica il Symonds una statua dipinta, e vien fatto di supporre, aggiunge, che 1' artista
l'abbia copiata dall'Afrodite di Lisippo, prima che i senesi timorosi del paganesimo distrug-
gessero quella statua; 3 e bella oltremodo per gentilezza di forme e nobiltà d'espressione
è la figura della Concordia. 4 Ma nessuno di questi pregi o di questi essenziali caratteri
può riscontrarsi nelle figure degli affreschi pisani, ove è magari anche più forte la ricerca

1 Vasari, ediz. cit., voi. I, p. 467.

2 Cavalcasele e Crowe, Storia della pittura, voi. IT,
pp. 164, 1G5

3 Symonds, Il Rinascimento in Italia, Le Belle Arti,
p. 167.

4 Cavalcaselle e Crowe, op. cit., voi. Ili, p. 214.
loading ...