Archivio storico dell'arte — 7.1894

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* IGINO BENVENUTO SUPINO

eretici e filosofi, con i loro libri tutti stracciati. E la detta figura di San Tommaso è messa
in mezzo da Platone che le mostra il Timeo, e da Aristotile che le mostra l'Etica. Di sopra
un Gesù Cristo, nel medesimo modo in aria, in mezzo ai quattro Evangelisti, benedice
San Tommaso, e fa sembiante di mandargli sopra lo Spirito Santo, riempendolo d'esso e
della sua grazia. La quale opera, finita che fu, acquistò grandissimo nome e lodi a Fran-
cesco Traini, avendo egli nel lavorarla avanzato il suo maestro Andrea nel colorito, nel-
l'unione, e nell'invenzione di gran lunga. „ 1

A proposito di tal quadro i citati Cavalcasene e Crowe scrivono, " che per quanto con-
cerne l'esecuzione si può dire che questo dipinto fu lavorato come una miniatura. I con-
torni sono netti, fini e precisi; le forme accuratamente disegnate. Le figure alte e svelte,
più che espressione forte ed energica, ne hanno una riposata e tranquilla, nè i lineamenti
mancano d'una tal quale nobiltà d'espressione e dolcezza di carattere. Le estremità, ma
specialmente le mani, sono piccole e colle dita lunghe e magre. E come il dipinto di-
fetta alquanto di rilievo (difetto però che per noi non si riscontra nè in questo quadro
e molto meno nell'altro del San Domenico), cosi il colorito non è vigoroso, ma chiaro
bensì e nelle carnagioni roseo, mentre prende nelle vesti tinte gaie e vivaci, mostrando
sempre la grande diligenza con la quale fu eseguito il lavoro, qualità che da per sé stesse
rivelano come l'artista sia piuttosto seguace della scuola senese che della fiorentina.,,2 E
per l'altro trittico rappresentante San Domenico e i fatti della vita di lui, osservano, " che
tutte quelle tavole che riunite formano un sol quadro, mostrano nelle loro rappresentazioni
i caratteri identici e la medesima esecuzione tecnica già osservata nel quadro di San Tom-
maso d'Aquino, e sono una riprova di quanto si affermò più volte, non essere cioè lo stile
del Traini se non una mescolanza della maniera fiorentina e della maniera senese, le quali
alternandosi nella loro espressione e mutuamente giovandosi, lo servirono tanto efficacemente
da farlo divenire il miglior artefice che abbia fiorito in Pisa nel secolo xiv. „ 3 Poiché dunque
gli affreschi nostri non possono attribuirsi all'Orcagna, risentendo della Scuola senese e di
quella fiorentina, e poiché fu appunto il Traini l'artista che si servì delle due Scuole per
giungere a così splendido risultato, noi non esitiamo a credere il Trionfo della Morte
e il Giudizio Universale opere di lui.

V.

Le notizie che si hanno intorno a Francesco di Traino, o Traini, come più comune-
mente è chiamato, non son molte pur troppo : certo pare incredibile che un artista di
così gran valore operasse così poco, e giustamente scrive il Bonaini, " non so persuadermi
che un artefice così eccellente e perfetto, giudicato superiore all' Orcagna medesimo, ne
lasciasse solamente queste due tavole, e che tutto quello che fece lo disperdessero gli
uomini. „

Sappiamo solo che in una procura scritta il giorno Tertio Kal. Septembris, more
pisano, dell'anno 1322, si trova ricordato Francesco olim Traini Pletore, 4 che nel 1341
dipinse lo stendardo per la Compagnia delle Laudi nella chiesa di Santa Maria Maggiore,
e che nel 1345 dava terminato il quadro di San Domenico, il cui felice riuscimento può
avere indotto, secondo il Bonaini, i frati di Santa Caterina a ordinare al Traini il dipinto
del San Tommaso.

Ma dal '22 al '41 che cosa faceva il nostro artista? Il Milanesi ci dice, che in un libro
di entrata e uscita dell'Opera di San Giovanni Fuoricivitas di Pistoia, che va dal 1310 al gen-

1 Vasari, ed. Sansoni, voi. I, p. 611 e seg.

2 Cavalcaselle e Crowe, loc. cit., voi. II, p. 170
e seguito.

3 Cavalcaselle e Crowe, loc. cit. voi. II, p. 175.

4 Cavalcaselle e Crowe, Storia della pittura, voi. II,
p. 108.
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