Archivio storico dell'arte — 7.1894

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IGINO BENVENUTO SUPINO

lazzo pubblico a Siena, avrebbe certamente potuto dar vita a un'opera d'arte così magi-
strale: ma nessuno ha mai pensato che era appunto in quell'epoca in Pisa un artista come
il Traini, che dipingeva per il Duomo lo stendardo della Compagnia delle Laudi e per Santa
Caterina i due celebri quadri di cui abbiamo parlato. E quando si chiamavano pittori di
fuori ad abbellire le interne pareti dell' insigne Camposanto, non è presumibile che il Traini
fosse lasciato in disparte appunto da quell'operaio per cui aveva fatto il lodatissimo quadro
di San Domenico, da quel Giovanni Coco, che il Bonaini ci descrive uomo di legge e amante
delle belle arti, sotto la cui amministrazione venne scolpita la statua di Nostra Donna
sulla porta reale del duomo (1345), e per eccitamento del quale, Tomeo dipintore coloriva
un'immagine di San Cristoforo nella stessa chiesa.

Basta quindi ricordare i caratteri del Trionfo della Morte e del Giudizio Universale
per concludere che questi affreschi siano da attribuirsi al Traini, il quale appunto mesco-
lando la maniera fiorentina a quella senese, e di entrambe giovandosi, riesci a diventare il
miglior artefice che abbia fiorito in Pisa nel secolo xiv, e a superare di gran lunga lo
stesso Orcagna, come scrive il Vasari, nel colorito, nell'unione e nell'invenzione.

Igino Benvenuto Supino.

1 Bonaini, loc. cit., p. 9 e 10.
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