Archivio storico dell'arte — 7.1894

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CAPOLAVORI NUOVAMENTE ILLUSTRATI

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re Guglielmo II dei Paesi Bassi. Dopo la morte di lui (1850) avrebbero dovuto essere ven-
duti all'asta con tutta' la raccolta di quadri e di disegni; ma furono invece preventivamente
ritirati per conto di una delle coeredi, la principessa Sofia, eh' è appunto la Granduchessa
di Sassonia d'oggi. Gli otto fogli non erano stati veduti se non di sfuggita da alcuni
conoscitori, quali Passavant, Hermann Weber, il dottor AVolff ed altri, ed annotati nei
loro diari a seconda dell' impressione provata da quegli amici dell'arte in presenza degli
stupendi e pregevolissimi disegni. Pervenuti in Germania i cartoni nel modo indicato, di-
vennero d'allora in poi l'ornamento il più artistico del salotto della Granduchesssa nella
sua residenza in Weimar. Ma anche nella principesca sede non furono veduti se non ra-
ramente da persone cognite, e forse non mai esaminati seriamente in relazione alla loro
legittimità. Ora poi i fogli stessi riprodotti parleranno da sè in questo senso. Nonostante
vorrà essere concessa in proposito qualche osservazione speciale.

" Gli avversari stessi dell'autenticità, come lo Springer (il quale per altro non aveva ve-
duto i disegni se non per breve tempo e in circostanze poco favorevoli), riconoscono senza
difficoltà che la loro origine va riportata ad un artista di grande vaglia. Ma in (piai modo
mai dovremmo spiegarci che un artista di vaglia, che copiasse per sè o per altri un' opera
d'arte, manifestantesi come compita di tutto punto avesse ad andare a tastoni in modo
così poco sicuro da mostrare quasi in ciascuna delle dieci teste le traccie di ripetute va-
rianti, quali risultano dai doppi e dai triplici contorni? Tutto poi si spiega non appena
avvertiamo che quello che ci si offre sono i pentimenti, la elaborazione graduale di un' idea
per mezzo della mano consapevole dell'artista creatore. Osserviamo, per esempio, la testa
del San Giovanni (foglio V, uno dei meglio conservati nella serie), e di leggieri avver-
tiamo come siano occorsi diversi tentativi prima che la palpebra abbassata abbia ottenuto
la posizione corrispondente all' intenzione dell' artista. Anche i segni dell' attaccatura dei
capelli dovettero essere modificati più volte. Parimenti nella testa di Sant'Andrea (foglio III)
occorsero diversi tentativi innanzi che fosse trovato il movimento appropriato del capo ;
le mani protese, come in atto repulsivo, furono maggiormente scostate fra loro, per sod-
disfare all'espressione voluta dello stupore e dello sgomento. In altre teste si riscontrano
notevoli differenze intrinseche in confronto dell'affresco: Jacopo minore (foglio II) è più
molle, è inteso più giovanile di quello che apparisce nell'esecuzione; Matteo (foglio Vili)
è interamente senza barba, una testa quasi ispirata da un busto o da una gemma di un
giovane imperatore romano, mentre che sul dipinto è messo in relazione più intima colle
altre teste di apostoli mediante una leggera modificazione dell' espressione e un accenno
di barba al mento. Modificazioni di tal fatta non possono derivare da un copista intento
a riprodurre un originale generalmente ammirato. Così pure la circostanza che in alcuni
fogli apparisce leggermente schizzato il compagno prossimo e disegnata la sua mano quando
invade il campo dell'altro, circostanza che in taluno risvegliò dei sospetti, dal nostro punto
di vista riceve facilmente la sua spiegazione. E invero non è a reputarsi che Leonardo
avesse fatto un cartone completo dell'affresco in grandezza pari a quello dell' originale
(com'ebbe a fare invece con quello della battaglia d'Anghiari); la tradizione non ne fa
menzione di sorta ; un cartone gli era tanto meno necessario in quanto egli si disponeva
ad un'opera da eseguirsi, non già in vera pittura d'affresco da condursi rapidamente, ma
con colori ad olio, coi quali molto più agevolmente gli erano concesse le variazioni e i
ritocchi definitivi sulla parete. Secondo ogni probabilità, egli si sarà contentato di schizzi
man mano perfezionati dell' intera composizione (quali sono quelli che possono aver ser>
vito da originali alle stampe antiche del Cenacolo), di studi di singole teste da modelli
acconci (Richter, tav. 47, .48, 50 ed altre), di motivi di panneggiamenti (ibid., tav. 49), ecc.,
e da ultimo degli studi di queste nostre teste, accuratamente elaborate rispetto ad espres-
sione, forma e colorito, come ulteriore preparazione pel dipinto. Per facilitarsi poi il com-
pito, per evitare il pericolo che l'addentellato di una testa con quelle attigue avesse
ad essere turbato, gli servirono questi accenni alle parti più prossime come sicuri punti di
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