Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GUSTAVO FRIZZONI

e colle altre per trarne opportune conclusioni. Né vi sarebbe da meravigliarsi che avesse
a trovare per avventura nei disegni di Weimar un nesso più stretto colla copia già accen-
nata, come probabile opera di Andrea Solari, che coli'originale del maestro per eccellenza.
Per quanto sia vero, che il confronto coli'originale riesce malagevole, anzi pressoché im-
possibile nello stato di rovina in che si trova l'opera di Leonardo, pure qualche argomento
concreto per venire al chiaro non avrebbe forse a mancare. Di nuovo vorremmo quindi
riportarci alla imparzialità di competenti giudici, domandando se la testa del San Giovanni,
per la pienezza delle forme, non trovi più perfetto riscontro nel dipinto del Solari anziché
in quello di Leonardo, o se in quest'ultimo non apparisca alquanto più allungato l'ovale
del viso ; se la testa del terzo apostolo a sinistra (Sant'Andrea), non apparisca più decisa-
mente di profilo nel disegno, di quello che sia nel Cenacolo di Leonardo e in maggiore
conformità quindi colla testa corrispondente dell'altro affresco; in fine, per non accennare
se non le cose più palesi, se non si possa, diremo così, toccare con mano che la collo-
cazione della testa dell'apostolo Iacopo il maggiore (seduto immediatamente alla sinistra
del Redentore), rispetto all'apertura della finestra indicata dietro il suo capo, non coincida
più esattamente con quella della copia che con quella dell'originale.

* *

Il quesito concernente i disegni degli apostoli, di Weimar, del resto, se dev' essere
risoluto spassionatamente, vuol essere considerato anche con mira indipendente dalla loro
maggiore o minore affinità coli'affresco, cioè va considerato in relazione al carattere
proprio della loro fattura. Possiamo acquistare la convinzione ponendoci davanti ai mede-
simi ed esaminandoli attentamente, massime quelli meno alterati da ritocchi e da sfrega-
menti, com' è, per esempio, il foglio colla testa di San Giovanni e la mano di San Pietro,
che portino l'impronta sicura di studi condotti direttamente dalla mano del maestro ?
La risposta, chi non l'intenderebbe, dipenderà essenzialmente dal concetto che ci saremo
formato di lui, dopo averlo studiato nel suo complesso. Ma i concetti variano in conclu-
sione fra gli studiosi di Leonardo, e mentre alcuni, anco fra i più giovani, sono piuttosto
facili ad accogliere quanto per tradizione c' è stato indicato (materiale abbondantissimo,
principalmente in materia di disegni) altri si sono attenuti a norme più rigide, discernendo
il patrimonio artistico del maestro da quello de' suoi seguaci ed imitatori. Primo fra questi,
nel numero dei viventi, il dottor Jean Paul Richter già nominato, il quale, come discepolo
del compianto senatore Giovanni Morelli, accolse nella sua opera un criterio distintivo
da lui messo avanti, altrettanto semplice quanto determinato. Si tratta di un segno este-
riore, che, mentre non suole presentarsi fra altri artisti, è famigliare invece al Vinci:
quello cioè a dire che risulta dall'essersi egli servito consuetamente della mano sinistra,
per cui, come erasi abituato a scrivere a rovescio di quanto vien fatto comunemente,
cioè da destra a sinistra, così, solo fra tutti, deve aver praticato analogamente nel dise-
gnare, potendosi osservare che nessun altro all' infuori di lui (fra i contemporanei di certo)
usò condurre diagonalmente da sinistra a destra le tratteggiature parallele, indicanti le
parti d'ombra nel disegno. Questo particolare il RIchter, dopo maturo esame fatto insieme
al Morelli, lo riscontrò in realtà così determinante per qualificare 1' opera genuina di
Leonardo, da convincerlo doversene fare una sicura norma di giudizio. Infatti chi si ponga
a svolgere i fogli dei due grandi volumi pubblicati dal Bichter troverà, che le numerose
e preziose tavole con disegni riprodotti dalla liMiogravure Duj ardili di Parigi ci mostrano
tutti gli svariatissimi soggetti loro trattati nel modo indicato, almeno in via assoluta-
mente prevalente. In queste tavole poi, massime quando s'abbia davanti agli occhila figura
umana, si troverà sempre l'impronta di uno spirito, di una grazia e spesso di una profon-
dità decisamente superiori a quanto sa rivelare ogni altro disegnatore, non che i tratti
caratteristici, le forme proprie del maestro. Nelle pubblicazioni che non hanno tenuto conto
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