Archivio storico dell'arte — 7.1894

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facsimile
RECENSIONI

(il

della piti uni ora al Louvre avesse potuto essere ordi-
nata prima che Leonardo fosse andato in Francia, e
che il maestro si esso a resse dato ai copista qualche
suggerimento sul modo di eseguire il dipinto. 1

Il buon senso inglese anche in questo caso a
dir vero ci sembra aver colto nel segno. V'ha una
circostanza da notare nel documento scoperto dal
signor Motta, la quale, unita a quanto si è detto
di sopra, riesce quasi di assoluta conferma. I sup-
plicanti si lagnano che gli scolari della Concezione
di San Francesco avessero voluto stimare il quadro
di Nostra Donna, fatto ad olio da Leonardo, solo
25 ducati, quantunque il valore di ben 100 ducati
fosse stato accettato da persone che avevano vo-
luto comperare detta N. D. Ciò li induce a ricor-
rere al Duca per chiedergli eh' essi, o abbiano ad
essere soddisfatti di quanto loro spettava a norma
di quanto avrebbero stabilito due arbitri, o che gli
scolari stessi rilasciassero ai supplicanti detta N. D.
fatta ad olio.

Che vuoisi di più? La differenza fra l'offerta
di 25 ducati e la stima di 100 è di tanto, da mu-
tare quasi in certezza la congettura che la supplica
fosse stata esaudita nel senso della definitiva re-
stituzione del dipinto centrale a Leonardo da Vinci,
dal quale poi il re Francesco I, divenuto più tardi
suo Mecenate, l'avrebbe acquistato o ricevuto in
omaggio.

Tale dunque avrebbe ad essere l'interpretazione
da darsi al documento, essendo noto che l'esem-
plare della Madonna del Louvre proviene dalla
raccolta del re cavalleresco, mentre le due figure
d'angeli di Ambrogio de Predis rimasero a Milano,
ben lontane dalla maestria del grande toscano, e
vi si trovano tuttora in una casa patrizia.

Nè dalla nostra persuasione ci saprebbe disto-
gliere la considerazione, che uno scrittore così an-
tico quale il Lomazzo (a. 1585) avesse descritto
per opera di Leonardo l'esemplare in allora esposto
nella chiesa milanese, a meno che ci si potesse
dimostrare, che un autore ciarliero ed inconclu-
dente quale il nominato vada ritenuto per assolu-
tamente attendibile nelle sue affermazioni, e non
avesse potuto dare per opera del maestro una ri-
produzione variata da un suo originale passato ad
altri lidi, (piasi un secolo prima.

Tanto meno poi vi sarà da preoccuparsi delle
indicazioni «lei successivi scrittori di Guide, i

1 Vedi: Italian .1*7 in /he National Gallery li// ./. /'. Echter
l'h. 1). London, Saninson Low, lSSo, p. 103,

quali, come si sa, sogliono seguire l'esempio delle
pecore, che quel che fa la prima l'altre fanno.

Alla fine noi non vogliamo negare che il quadro,
sostituito al primitivo nella chiesa di San Fran-
cesco, abbia pure i suoi pregi e che possa fors'anco
essere stato eseguito con qualche indicazione ed
aiuto del maestro; tant'è vero, che le copie an-
tiche, che se ne vedono fra noi in diversi luoghi
sono generalmente desunte dall'esemplare ora a
Londra, facilmente discernibile per la variante nel
braccio destro dell'angelo, dov'è soppresso il gesto
intimamente leonardesco, di che si è fatto parola.

La seconda parte dell'articolo dell'ing. Motta
tratta più particolarmente di Ambrogio de Predis
e apre nuovi orizzonti sulla sua attività pittorica
al servizio di Massimiliano I, imperatore. C'in-
forma pure intorno ad un campo di attività finora
ignoto, al quale attese tanto il pittore nominato
quanto il suo fratello Bernardino,- quello cioè a
dire della fabbricazione degli arazzi.

G. F.

L'arte lombarda e i maestri Comacini.

L'opera dell'on. Giuseppe Merzario sui Maestri
Comacini, edita dalla ditta Agnelli di Milano, è una
storia artistica che si svolge attraverso dodici se-
coli rintracciando e illustrando i monumenti del-
l'arte comasca per tutta l'Italia e negli altri paesi
d'Europa, dai tempi longobardi fino al secolo no-
stro. E una storia assai istruttiva perchè spiega
e fa vedere, diremo quasi, in azione i risultati del
lavoro collettivo, che è uno dei caratteri dell'arte
comasca; la quale si esplicò, non già esclusivamente
per la vigoria di singoli artisti, ma per continuità
di tradizioni conservate e trasmesse di secolo in
secolo dalle maestranze.

Di queste il Merzario trova i primi esempi nelle
eterie greche e nei collegi romani; dai quali ultimi
è molto probabile che derivassero le Associazioni
di artisti durate per tutto il medio evo; e in Como,
dove già fiorirono fino dai tempi romani dei va-
lenti architetti, come quel Mastio che ebbe com-
missioni di lavori da Plinio il giovine, è quasi
certo che all'età imperiale risalgano i principi di
quelle corporazioni dei maestri di muro, edificatori
di opere meravigliose, i quali nei secoli barbari
portarono l'arte loro in tutte le regioni italiche.

Le iscrizioni dei tempi romani ci attestano l'e-
sistenza in Como di un sodalizio di barcaiuoli —-
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