Archivio storico dell'arte — 7.1894

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Premessa così questa parte istorica riguardante la predetta tavola, vengo ora ad una
esatta descrizione della medesima.

Essa è piuttosto di grandi dimensioni, misurando senza il restante della cornice m. 3
in altezza e m. 1.40 in larghezza. La parte superiore termina a tutto sesto, mentre nel-
l'inferiore ricorre un basamento nel quale son dipinte tre piccole istorie che descriveremo
ed allusive, come quasi sempre, ai soggetti principali del quadro. Nei lati estremi sono
due piccole targhe, in una delle quali è dipinta in oro la storica torre {Rocca) di Arcevia
in campo rosso, nobile insegna del nostro Comune, e nell'altra la già nota iscrizione. Pec-
cato che la fotografia non abbia ben reso i motivi di decorazione che circondano queste
due targhe, che sono assai caratteristici e dove si fa il solito sfoggio di stoffe damascate
all'antico e piegate capricciosamente a sbuffi, intorno alle targhe istesse, come presso a
poco anch' oggi si suole usare intorno a qualche quadro che adorna i nostri salotti.

Le stesse stoffe sono dipinte nei due piccolissimi spazi posti sotto i contropilastri scan-
nellati e questo è un dato stilistico di cui si deve tener conto negli studi di raffronto.
Per ciò specialmente, ci abbiamo speso in più qualche parola.

Sopra i lati estremi di questa base sono piantate due svelte colonnine con ornati di
rilievo, accompagnata ciascuna da due contropilastri scannellati, le quali formano una
semplice ma elegante cornice al quadro istesso. Da queste si sviluppa una doppia cimasa
che gira attorno al quadro e bellamente ne adorna la parte superiore, sulla quale in giro
sono scolpite le seguenti parole :

DEIPARAE MATER ANNA SALVE.

Questi ornamenti sono dorati e nella loro purezza e semplicità ed eleganza rivelano
lo stile dell'epoca nella quale vennero eseguiti. Sembra che i descritti ornati architettonici
avessero avuto ai lati qualche piccolo accessorio, ma forse fu tolto per bene adattare il
quadro in questa cappella. Nella lunetta superiore, su fondo d'oro, è dipinto il Padre Eterno
in attitudine sì maestosa che meglio non si potrebbe esprimere. Accrescono severità e bel-
lezza a quel volto senile, i bianchi capelli e la lunga barba che gli fluisce sul petto. Lo
attorniano varie nubi tra le quali si scorgono graziosi angioletti natanti nell' aere e lo
Spirito Santo nel mezzo, esso pure su fondo d'oro. Il braccio potente del Dio Padre, al-
zato in atto imperioso, sembra di momento in momento debba muoversi ad accennare
un comando, tanta ne è l'espressione e la grazia.

Anche qui è gran peccato che la fotografia non sia riescita, e che abbia invece alte-
rato la forma del braccio e della mano aperta. Il bravo fotografo Morelli non potè otte-
nere nulla di meglio perchè la tavola è molto rovinata ed alcuni colori e 1' oro special-
mente si è oscurilo ed alterato.

Nel bel centro del quadro sorge il gruppo principale che rappresenta Maria nell'atto
di porgere il Bambino Gesù a Sant' Anna la quale lo accoglie ansiosamente fra le sue
braccia. Tutte queste figure sono degne d'una speciale attenzione. Alla destra la Vergine
sul fare raffaellesco, ha una sottoveste rossa molto incavata sul petto, con ricami e dora-
ture. Il Bambino spicca per la sua naturalezza. L'acconciamento ed il tipo di Sant' Anna
è quale proprio ad una vecchia si addice ; infatti tiene in capo come un bianco manto
che graziosamente le sta appunto sul petto con una borchia, non ha altri ornamenti come
la Vergine ed ispira nel tutto una devota ammirazione. Questo gruppo è adagiato sopra
una decorazione architettonica di poco rilievo, con basamenti o gradini dove ricorrono e
a treccia raffaellesca e graziosissimi e capricciosi arabeschi con mascheroni, grifi e puttini
che tra loro s'intrecciano; ed incomincia dalla parte inferiore, dove campeggiano due belle
e maestose figure a metà quasi dal vero dipinte. In esse di leggieri si ravvisano gli sposi
rispettivi di Sant' Anna e di Maria. San Gioacchino da un lato in posizione alquanto curva
nell'atto di salire un gradino, col bastone alla destra, si volge a San Giuseppe, il quale,
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