Archivio storico dell'arte — 7.1894

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L'ARTE EMILIANA

(AL BURLINGTON FINE-ART8 CLUB DI LONDRA)

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alle collezioni private dell' Inghilterra si trarranno le
opere d'arte, ch'erano già ornamento delle chiese, dei
palazzi, delle case della regione emiliana, e che parlano
delle idealità, dell'antica vita di quella zona d'Italia.
Queste opere si raccoglieranno nelle sale del Burlington
Fine-Art* Club, per rappresentare l'arte emiliana e van-
tarne in coro i suoi fasti. E per quella lieta occasione,
in cui il collettore privato cederà temporaneamente le
sue cose care al pubblico e alla scienza, e le lascierà
liberamente sotto gli occhi degli studiosi, stimiamo non
inutile di riassumere le ricerche fatte in questi ultimi
anni per chiarire e per determinare la storia di quel-
1' arte e di aggiungervi i risultati di nostre indagini
recenti. Voglia la Direzione del Burlington Fine-Arts
Club aggradire questo lavoro in segno dell'ammirazione del suo autore per chi cerca il
progresso degli studi e lo facilita col mettere in luce, a riscontro, in modo coordinato,
opere ignorate o disperse o nascoste.

In questi ultimi anni, gli studi sulla scuola ferrarese, la principale dell'Emilia, hanno
preso (piasi per punto di partenza Cosmè Tura e abbandonato i precursori di questo maestro
per l'infinita difficoltà di veder chiaro nel guazzabuglio di documenti, di nomi d'artisti e
nelle opere guaste e alterate. Il nome di Galasso, di cui parla l'Ariosto, e a cui pareva
metter capo il Rinascimento a Ferrara, è un'incognita oggidì. I quadri che gli sono attri-
buiti sono tutti di tempo e di maniera diversa; del resto, invece del preteso Galasso datassi,
che sarebbe stato già, al dire del Laderchi, " grande pittore nel 1401:, ,, i documenti ci
hanno insegnato che Galasso pittore, figlio di Matteo Piva, era giovane compagno di Cosmè
intorno al 1-150. Di un solo pittore, precedente alla generazione di (pici maestri, Antonio
Alberti, si sono ritrovate nuove pitture a Talamello, che aspettano ancora chi le studi, met-
tendole in rapporto con l'arte del tempo suo. E tuttavia quel pittore non dimostra la forza,
1 impeto di vita nuova che scorre nell'arte di Cosmè. Di questo caposcuola, nato nel 142'.»
o nel 1430, morto nel 1495, oggi si conoscono particolari abbondanti della sua vita; eie
opere sue a Ferrara, a Berlino, a Londra, a Parigi, a Roma, a Bergamo, a Venezia, dimo-
strano quanta rude energia lo animasse nel penetrare, nello sviscerare la forma, nel rendere
il movimento dei corpi e la violenza della passione. Finora a Roma non si conosceva alcuna
opera di Cosmè, tanto che si poteva supporre avere i cardinali Legati a Ferrara non pre-
diletto quel maestro dall'impronta ferrea e pieno di forza audace. Invece tra le spoglie
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