Archivio storico dell'arte — 7.1894

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IL DUOMO DI PARENZO ED I SUOI MOSAICI

i antichi mosaici policromi ci svelano quanto fosse mera-
viglioso l'istinto che guidava alla soluzione di quei pro-
blemi di analisi ottica, aventi per base la mescolanza
delle luci colorate, dei quali ora è dato appena di indagare
la esistenza. Le torture, subite nel nostro secolo da questi
monumenti, mostrano invece con quanta varietà di mezzi
riuscissero i restauratori ad abbassare il livello in cui li
aveva rispettati, involgendoli, col sordo bisbiglio di con-
fusi secolari ricordi, l'ala del tempo.

Pochi essendo gli antichi mosaici che si possano guar-
dare senza che sorga dubbio sulla loro autenticità, pro-
fittai lo scorso autunno dell'occasione d'un breve viaggio
lungo la costa istriana, per sbarcare a Parenzo e stu-
diare le figure del sesto secolo scoperte, quattro anni or sono, nell'arco trionfale del ce-
lebre duomo.

Si entra nel duomo di Parenzo, scrive l'architetto Jackson (Dalmatici, the Quarnero and
Istria, Oxford, 1887; UT, 314), come a Sant'Ambrogio di Milano, per un atrio o chiostro
quadrilatero, ma questo finisce a ponente con un battisterio ottagono e con un campanile.
Il battisterio conserva traccia della piscina, rivestita di marmo, pel battesimo ad immer-
sione. Nell'atrio, a quadriportico, s'aprono tre archi su ciascun lato che misura circa 8 metri:
l'arco centrale di ponente e quello di levante sono maggiori dei laterali. I fusti delle co-
lonne provengono da qualche edificio classico; ma i capitelli, non sempre corrispondenti
ai fusti, sono bisantini, del tipo a canestro, traforati a intreccio di vimini, del qual tipo
la chiesa di San Vitale a Ravenna mostra tanti esempi.

Sopra il tetto dell'ala orientale del quadriportico s'innalza il muro a timpano della
navata della basilica, con tre larghe finestre arcuate, sopra le quali si scorgono traccie di
una finestra circolare murata. Qui si pregustano le magnificenze dell'interno della chiesa,
perchè tutto il muro era rivestito a mosaico di smalto colorato, del quale rimangono alcune
figure di santi vestiti di bianco con davi purpurei, come quelle di Sant'Apollinare Nuovo
di Ravenna, e i candelabri ardenti dell'Apocalisse.

Tre porte danno accesso alla basilica ; hanno stipiti ed architravi di marmo, sono più
strette alla sommità e sull' architrave di quella centrale sta scolpito il monogramma del
vescovo Eufrasio.

Varcata la soglia si crederebbe quasi di trovarsi sul lido opposto dell'Adriatico, nella
vecchia capitale di Teodorico e degli esarchi; si scorgono le stesse fitte colonne coi capi-
telli a foglie d'acanto, delicatamente increspate, e nello sfondo uno splendido mosaico che
può sfidare il confronto con quelli di Sant'Apollinare in Classe e di San Vitale. Inferiore
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