Archivio storico dell'arte — 7.1894

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IL DUOMO DI PARENZO ED I SUOI MOSAICI

festo, scriveva ancora l'Alberti, che i colori pigliano variatione dai lumi ; adunque, concludeva,
tengono gran parentado i colori coi lumi a farsi vedere. ,. Per dirne una, mentre; il giallo-
verdastro e il violetto non mutano affatto colla mescolanza della luce bianca, gli altri gialli
invece diventano più aranciati, i verdi più azzurri, il cinabro più purpureo, l'aranciato più
rosso, l'oltremare e il porpora più violetti. Ora gli ambienti mantenuti in penombra da
finestre a feritoia, come quelle d'alcune basiliche cristiane, non presentavano mai un campo
neutrale all'artista che si accingeva a decorarli con mosaici o con altre policromie, nè si
avevano da paralizzare i soli effetti della luce bianca.

Per accertarsi di questo basta considerare il singolare contrasto della colorazione della
luco calda, dorata, solare, nell'abside della basilica di San Zeno di Verona, con quella

CAPITELLO DI PARENZO

fredda, azzurrognola, lunare della cripta sottostante, visibile, simultaneamente all'abside,
traverso le arcate della gradinata che gli sta di fronte. La luce azzurrognola della cripta,
come d'ogni altro ambiente poco illuminato, è dovuta alla particolare facoltà che ha l'occhio
umano di percepire i raggi azzurri quando la luce è troppo debole per vedere chiaramente
gli oggetti; lo sanno benissimo quei fotografi che gabellano al pubblico per paesaggi a
chiaro di luna le fotografie fatte di giorno, tingendole d'anilina azzurra. L'appellativo di
fredda che diamo alla tinta azzurra ed ai suoi composti, può benissimo essere derivato da
ciò che nella penombra azzurrognola della notte o delle cripte o delle cantine, predomina
il freddo o il senso di frescura; reciprocamente può darsi che il refrigerio, non avvertito
dal termometro, che si prova di grande estate a tener socchiuse le finestre o a stare in
un ambiente colorato d'azzurro o di verde, non sia che un fenomeno di suggestiono mne-
monica, forse ereditaria.

Gli artisti d'ogni tempo hanno ben saputo vincere le difficoltà create dalla condizione
speciale degli ambienti in cui lavoravano, e lo prova il fatto che, in luogo della luce fredda,
ritroviamo anche in luoghi di fitta penombra, dove raggio o riflesso di sole non penetrano
mai, quell'intonazione di luce e di riflessi che noi al sole attribuiamo e che era ih certo
modo richiesta dal simbolismo architettonico, al quale, coni' è ben noto, contribuì il colore
tino dalle più remote civiltà.
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