Archivio storico dell'arte — 7.1894

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ir, DUOMO DI PARENZO ED I .SUOI MOSAICI

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pure non si ricorre ad espedienti atti a correggere la freddezza della luce dell'ambiente,
mettendo vetri rubino alle fiammelle e tende rosse alle finestre.

La cura delicata che gli antichi usavano nella scelta dell'oro per gli sfondi dei loro
mosaici, delle loro pitture e perfino delle loro miniature, è dimostrata da gran numero di
monumenti e codici antichi nei quali cotal genere di decorazioni sopravvive, e non fa me-
raviglia di trovarne traccia nel più bell'edifìcio cristiano dell'Istria. Il mosaico dell'arco
trionfale del duomo di Parenzo presenta però altre particolarità di esecuzione, che lo fanno
eccezionalmente importante e meritevole di rimanere inscritto tra i pochi preziosi esempi
nei quali sia dato di studiare ed ammirare, con piena fiducia di trovarsi dinanzi ad un
monumento autentico, la maestria dei nostri antenati nell'ottenere la maggiore luminosità
d'effetto negli sfondi d'oro, combinata al lucicchio di squame di pesce che impartisce tanta
mobilità e tanta vita alle estese e liscie pareti e alle volte e cupole bisantine.

Il fondo d'oro nei mosaici di Parenzo è formato da tessere distribuite in giro alle
linee perimetrali delle figure, raggianti da esse a ventaglio, e raggruppate a scaglioni
sovrapposti, o in altro modo rispondenti alla natura della superficie che occupano. In ogni
caso però, specialmente nel campo sovrastante alle figure degli Apostoli a sinistra, che
potei esaminare perchè non ancor tocco dai restauratori, ciascuna tessera è inclinata dalla
verticale di circa 30°. per modo che presenta la superfìcie esterna dorata perfettamente
normale al piano nel quale si muovono i raggi visuali di chi, entrando nella basilica, guardi
i mosaici che decorano la fronte dell'arco trionfale. Qualche piccola obliquazione della base
delle tessere le rende convergenti in diversa misura, ora da un lato, or dall'altro, al piano
delle figure, producendo in tal guisa, in combinazione colla diversità di grandezza di taglio
e di commettitura delle tessere, quel particolare luccichio che dà ai fondi d'oro la mobi-
lità di un tramonto, immaginato, secondo John Ruskin, traverso le piante dell'Eden. Che
la luminosità fosse particolarmente apprezzata lo provano molte iscrizioni sui mosaici delle
basiliche di Roma. Quella sull'abside dei Ss. Cosma e Damiano (526-530) dice fra altro:
raggia di lucenti smalti il tempio nel quale risplende la luce più preziosa della fede: quella sal-
l' oratorio di San Venanzio al Laterano (640-642) : con fulgore di smalti simile a quello del
sacro fonte; quella nell'absidiola di Santo Stefano Rotondo (vii secolo): Vedi il tetto aurato,
dalla celeste cupola, cosparso di stelle, risplendente della luce di cui è pieno; quella dell'abside
di Sant'Agnese fuori le mura (625-640): L'aurea pittura si svolge dagli smalti commessi, e tiene
insieme imprigionata quanta luce del giorno essa abbraccia. Sembrati che dalle nivee sorgenti Vau-
rora discenda tra le insinuantesi nebbie ad irrigare i campi di rugiada, e che purpureo pavone,
fulgido di colore, mostri la luce dell' iridi sue gemmate. 1 Le dorature dei fregi nelle vesti, degli
emblemi e degli oggetti appartenenti alle figure nei mosaici di Parenzo, sono ottenute
invece senza obliquare le lettere d'oro, ed impiegandole come quelle di smalto o di pietra.

Nella luminosità del fondo d'oro e in quella più sobria delle figure, i mosaici di Pa-
renzo, come ogni altro monumento congenere degno di tal nome, mantengono distinta
(e importa, lo ripeto, che tale si mantenga qual'era nell'intenzione degli artefici medioevali),
la percezione differenziale della miriade di piccole superficie di vario colore e di varia
natura e posizione che li compongono. E invero sorprendente questa facoltà di sintetizzare

curri interstizi, traverso i quali si scorge il colore
dello smalto, modificante il tono dell'oro. Fino ad un
certo punto questo può essere conseguenza della im-
perfetta fabbricazione, ma è pur vero che gli antichi
mosaicisti si guardarono bene di modificare ciò che
trovarono tanto utile. Mi sono accorto che mante-
nendo lungo tempo le piastrelle dorate a un calore
più intenso deh* ordinario, la foglia d'oro, quan-
tunque protetta dalla superficie vitrea, si contrae in

alcuni punti, mostrando traverso le screpolature il
colore del fondo. Coll'usare dunque ori applicati a
varie temperature, su fondi di smalto di diverso co-
lore, si può ottenere una grande varietà d'effetto, e
col saldare le tessere a posto in modo che riflettano
diversamente la luce, si può raggiungere quello dei
mosaici antichi. „

1 Per chi volesse tentarne la traduzione letterale,
trascrivo qui alcuni versi delle iscrizioni nei ino-
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