Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

porre che l'autore di pitture così splendide quali sono la Calunnia d'Apelle, la Primavera,
la Venere ed altre tavole delle Gallerie fiorentine, sia stato lo stesso eli' ebbe a produrre
opere così meschine come quelle che incontriamo tanto nella New Gallery, quanto in pa-
recchie raccolte sì pubbliche che private d'Europa. Chi conosce le opere incontestabilmente
autentiche del Botticelli, sa come hanno tutte un aspetto spiccatamente individuale, ima
vitalità, un movimento stupendo che nessuno scolare riesci a raggiungere, ed inoltre un
carattere tutto suo, nel rappresentare le forme della mano e dell'orecchio. Colui dunque
che ha avvertito tutti quei tratti individuali, che ha imparato a mente ogni indizio carat-
teristico del maestro, non vorrà facilmente lasciarsi ingannare dalle opere degli scolari.
Nelle esposizioni inglesi notiamo tre esemplari originali del Botticelli, non che numerose
tavole appartenenti, ci pare, a diverse classi, per così dire, della scuola sua. Pigliamo quindi
ad esaminarli.

Fra le opere autentiche, saranno da nominare in primo luogo, due tavole lunghe e
basse nella collezione di Burlington House, proprietà del signor Ludwig Mond (n. 158, 164).
Sono queste, splendidi esemplari della gioventù del Botticelli, pieni di brio e di movimento,
che rivelano i gran pregi, non che anche alcuni difetti, di quell'efficace e spiritoso pittore.
Nella prima sono rappresentati alcuni episodi della vita di san Zanobi, nella seconda i
miracoli compiti dallo stesso santo; soggetti che avevano un'attrazione speciale per un
pittore fiorentino. Anche la Galleria di Dresda contiene una tavola con entro vi alcuni
episodi della vita e della morte del santo vescovo. Non possiamo però ammettere, come
vogliono alcuni, che facesse parte della serie della collezione Mond, essendo l'esemplare di
Dresda di dimensione più piccolo di questi di Londra. Inoltre, la tavola di Dresda rivela
una crudezza di esecuzione, unita ad una ingenua semplicità di concetto, da indurci ad
annoverarla fra i primi lavori di Sandro e precisamente di quel tempo quando stava con
quell' orefice, che fu il suo primo maestro, mentre negli esemplari di Burlington House
apparisce un fare più sviluppato.

La graziosa Madonna (n. 169) offerta alla Mostra di Burlington House da M. Heseltine,
è opera di un bravo seguace del Botticelli, che prese per modello la Madonna nel celebre
tondo del suo maestro che si vede adesso nella Galleria degli Uffizi. Anche il San Giovannino,
inginocchiato davanti alla Madonna, è preso da un disegno del Botticelli, ma non vi si
scorge nel quadro lo spirito del maestro : la composizione riesce senza vita, e non vi sono
neppure le sue forme caratteristiche. Però, fra tutte le opere della scuola che in queste
esposizioni portano il nome del maestro, quella del signor Heseltine ci pare la migliore.
Una copia modificata di quella Madonnina, senza il San Giovanni, ed alquanto più debole
di colore e di esecuzione, si trova nella prima sala della New Gallery sotto il n. 38.

Fra le 19 tavole esposte in codesta Galleria sotto il nome del Fiorentino, non v' è,
come già venne accennato, se non una autentica di sua mano. E questa la Morte di Lu-
crezia proveniente dalla Collezione di Lord Ashburnham. Pur troppo ha sofferto molto dai
ristauri moderni; nel colorito fosco e smorto non rimane più niente dell'ammirabile lucen-
tezza del Botticelli, e difatti è unicamente la composizione drammatica, piena di brio e di
movimento, che ci rivela ancora il maestro. Paragonandola colla splendida tavola della
Galleria Morelli a Bergamo, con entrovi la Morte di Virginia romana, ottimamente con-
servata, vediamo quanto abbia patito questa Lucrezia, e quanto resti indietro da quella, che
si può considerare come un esempio delle sue più felici ispirazioni (fig.u 4a e 5a).

Non si saprebbero trovare in vero termini adeguati a fare risaltare i pregi dell'effi-
cacia e della vita che traboccano in genere dalle opere vere del Botticelli. In quella di
lord Ashburnbam sono pure mirabili le composizioni accessorie a chiaroscuro di tinta dorata,
applicate al fondo architettonico, alludenti l'una alla storia di Giuditta, l'altra ad un epi-
sodio della storia romana. Quanta differenza fra lo spirito onde sono animate simili com-
posizioni e la fiacchezza che apparisce in una certa tavola del banchetto di Nastagio degli
Onesti, di cui si discorrerà -più avanti !
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