Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOOKLYX FFOl 'LK KS

volto del cadavere, e da questo poi, il Botticelli avesse dipinto il suoritratto; aove anni
più tardi poi avrebbe riprodotto lo stesso Giuliano nella sua tavola di casa Pucci.

Al <li sopra di quel Banchetto della New (iallery, sta esposto una Vergine annunziata
dall'angelo, appartenente all'egregio pittore sir Edward Burne Jones. Eseguito, come le
altre tavole, prese in considerazione, da un disegno del Botticelli, apparisce affatto diverso
di queste nel colorito, prevalendovi una tinta fredda, grigiastra, ma alquanto armoniosa.
Con questa tavola siamo giunti a termine delle opere de'seguaci immediati del maestro,
e passiamo in quell'ambiente più vasto, dove sono da collocarsi le numerose pitture che
portano soltanto l'impronta generale della scuola.

A tpiesta categoria spetta la Madonna col Bambino n. 122, composizione largamente
pensata ma in istato deplorevole; nell'angelo, che sta in adorazione a sinistra, v'è un soffio
di Botticelli, che serve ad indicarci la scuola, benché venga attribuito senza ragione alcuna
al Ghirlandaio. Di carattere affatto diverso, e di gran lunga inferiore a quella, è un'altra
Madonna col Bambino (n. 121) che sta ritto sopra un parapetto con una melagrana in
mano. Il concetto è poco elevato, la Madonna non è che una semplice contadina di poca
attrattiva: ma per quanto di poco valore la tavola è in ottimo stato di conservazione. Ironia
della sorte, che ci ha tramandato intatto un lavoro di tal fatta, mentre i quadri di pregio
sono spesso alterati, talvolta interamente rovinati !

Delle altre Madonne del sedicente Botticelli, non importa discorrere, non ostante vi
siano ancora due ritratti femminili che il catalogo gli assegna.

[In. 110 rappresenta, secondo quella guida fidata, Esmeralda Bandinelli, (die sarebbe
come vuoisi, la stessa persona che sta in mezzo del bel quadro del Botticelli nell'Accademia
di Firenze, la Danza delle Grazie, ossia la Primavera. L'ipotesi però è assolutamente infon-
data. Di poca grazia nel disegno, fiacca di colorito e noiosa di espressione, quella donna
poco attraente non risveglia in noi il minimo interesse. Il concetto tranquillo, scevro di
vita, non raggiunge di gran lunga i ritratti nemmeno della scuola del Botticelli, e siamo
(piasi disposti a credere che tanto il n. 10, quanto quell'altro ritratto n. 164, siano da col-
locarsi nella scuola di Domenico Ghirlandaio; è però da osservare, che l'angelo sul rovescio
di quest'ultimo ricorda di nuovo la bottega di Sandro.

All'insigne scolare del Botticelli, Filippino Lippi, vengono attribuite due tavole nella
New Gallery, ed una a Burlington House; ma nessuna delle tre è di sua mano. Quattro
santi invece (New Gali., 66, 69), provenienti dalla collezione di Lord Ashburnham, fanno
l'impressione d'essere opere di Filippino. Facevano parte in origine, come pare, di un gra-
dino. Nel catalogo portano il nome di Masaccio: alcuni vogliono che siano di Peschino,
altri di Paffaellino del Garbo ; attribuzioni che a noi non paiono ben trovate. Confron-
tando questi quadretti colla predella della tavola grande di Filippino nella Pinacoteca di
Monaco, eseguita intorno al 1-195, vi si ravvisa un fare del tutto simile. 11 Vasari ci loda
l'arte e la diligenza di Filippino nel fare le figure piccole, ed anche questi santi vescovi
sono condotti con ottimo sapere.

Del cassone n. 146, non vale la pena di parlare: è degno di studio invece il n. 112,
rappresentante la Spedizione degli Argonauti. L risultati ottenuti dallo studio di quella
tavola notevole, sono pur troppo finora del tutto negativi. La strana combinazione di difetti
e di meriti, la mescolanza dell'influenza di diversi pittori, ci rendono tanto perplessi, da
doverci confessare, dopo studi prolungati davanti al quadro stesso, di non avervi trovato
il bandolo. Attribuito, come già si è accennato, a Filippino, da alcuni ritenuto opera celta
di Pier di Cosimo, da altri dichiarato fiammingo di esecuzione ed italiano di composi-
zione, è un problema per sciogliere il quale non abbiamo ancora dati sufficienti. Il colo-
rito, che ricorda alquanto la scuola di Filippino, è di una forza sorprendente e per questa
sola ragione attira subito l'attenzione dello spettatore; di una finezza e nitidezza d'esecu-
zione quasi da miniatore o da orefice, sono tutte le parti ornamentali come si può benis-
simo constatare esaminandole colla lente; grandiosa, nel franco suo disegno, è la figura
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