Archivio storico dell'arte — 7.1894

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a cavallo, posta in mezzo al quadro, col dorso voltato a chi guarda, mentre spiega una
splendida bandiera rossa; però guardando le altre figure, le forme, i tipi, troviamo una
tal debolezza e povertà di disegno, una mancanza così completa d'intelligenza nel trattare
le membra del corpo sotto al panneggiamento, da non lasciarci un momento in dubbio che
l'esecuzione non può essere, se non di un pittore di poco sapere. Quanto alle remini-
scenze d'altri pittori possiamo dire, che nella figura seduta in trono v' è un richiamo a
Filippino Lippi; Giasone inginocchiato, debolissimo qual'è, ricorda da lontano un disegno
di Lorenzo di Credi: alcune teste ci rammentano Piero di Cosimo, laddove altre coi capelli
intrecciati e di una sfumatura molto sviluppata, hanno affinità tanto con Piero, (pianto
anche coi seguaci di Leonardo da Vinci. Considerando codeste molteplici difficoltà, la più
ragionevole conclusione ci pare senza dubbio quella di un egregio conoscitore tedesco, cioè
che la tavola sia stata fatta sopra una composizione italiana da uno di quegli innumerevoli
pittori fiamminghi che venivano a studiare nelle botteghe dei pittori d'Italia. Tn nessun
altro modo potrebbesi spiegare quel carattere eclettico e quelle strane combinazioni di
motivi ; il disegno arcaico, per esempio, nelle roccie del fondo, unito ad un modo di sentire
affatto moderno che si scorge nella maniera di trattare l'acqua ed in altri particolari. E
da osservare poi che la data 1487, quale vedesi al di sopra del pilastro di faccia, deve
riferirsi alla composizione e non già al tempo dell'esecuzione, che dà prova di un fare di
molto posteriore.

Dopo questa lunga digressione rivolgiamo lo sguardo a Raffaellino del Garbo lo sco-
lare di Filippino che in alcuni suoi lavori, specialmente nei suoi ritratti, si rivela per un
eletto talento. Per apprezzare i suoi meriti basterebbe rammentare il suo ritratto della
Galleria di Berlino, lo splendido esemplare nella collezione di sir Henry Layard a Venezia,
che per vigoria e sentita vitalità non rimane molto indietro neanche al Botticelli, non che
la tavola grande della Pietà nella Galleria di Monaco, la quale, benché ascritta a Filip-
pino, è opera caratteristica del suo scolare (fig. 7a). E di fatti su queste opere, attribuite
tutte quante a Filippino, ma dalla critica moderna restituite a Raffaellino, eh' è duopo for-
marsi un giudizio del pittore, e non già unicamente sulle sue Madonne, che riescono spesse
volte di un valore abbastanza mediocre.

La Vergine col Bambino ed ai lati due angeli (New Gali., n. 118) è una replica del
tondo di Raffaellino nella Galleria di Berlino, di tinta fredda e grigiastra, mentre l'esem-
plare di Berlino è di un colorito chiaro e vivace. Grazioso è il motivo della Madonna ritta
in piedi col Bambino che dorme, come pure quello dell'angelo a destra; quello di sinistra
ha lo stesso tipo, come già accennò il senatore Morelli, di un angelo nella Pietà di Monaco.
Il pittore è più degnamente rappresentato nel bel tondo n. -IO, presentato dal signor
Benson, al quale siamo pure debitori delle più preziose perle della raccolta. Rappresenta la
Vergine seduta col Bambino in grembo ; a sinistra sta il San Giovannino in ginocchio, e
di dietro un angelo che porge una melagrana al Bambino ; a destra sta un altro angelo
e nel fondo si vede un paesaggio che spicca sulla luce bionda del cielo. Lo stato di con-
servazione di codesta tavola è tanto perfetto, da potersi quasi chiamare originale ; cosa
rarissima in questi tempi di ristauro distruttivo. Anche questo quadro conferma in modo
spiccato l'attribuzione del citato quadro di Monaco a Raffaellino.

Di gran lunga non così bene conservato è il dipinto di un altro Raffaellino, cioè di
Raffaellino Carli, nel quale anzi rimane assai poco del fare originale. Dell'autore abbiamo
scarsissime notizie. Nacque, secondo il Milanesi, circa il 1470 nel comune di Barberino di
Valdelsa. Suo padre si stabilì a Firenze dove, dopo la morte di questo, fu messo Raffael-
lino " ad imparare la pittura sotto il Perugino o qualcuno de' suoi scolari. „ Non abbiamo
conoscenza se non di tre sue opere autentiche : una segnata col nome e colla data 1502,
nel palazzo Corsini a Firenze; un'altra col nome di Raphael de Florentia e l'a. 1502 nella
chiesa degli Angeli a Siena, fuori Porta Romana ; la terza da un privato in Inghilterra che
si trovava nella New Gallery. Porta il numero 265 ed è segnato " RAFAEL KARL! PXIT
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