Archivio storico dell'arte — 7.1894

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COSTANZA JOCELYN FFOULK ES

sarebbe da desiderarsi che anche quest'opera potesse essere sottoposta una volta allo
studio degli intelligenti.

Quanto ai discepoli dell'Albertinelli da riscontrarsi nella New Gallery, il Francia-
bigio è debolmente rappresentato in due ritratti; il n. 219, nel quale a gran torto il
catalogo ravvisa le fattezze di Raffaello, e il n. 89, di poca attrattiva e completamente
rimodernato. Il San Giovanni nel deserto attribuito a Giuliano Bugiardini proveniva in
origine dalla collezione del marchese Guadagni a Firenze. Nell'anno 1855 passò poi dalla
collezione di Mr. Morris Moore in quella del presente Lord Northbrook. Nell'Accademia di
Bologna vi è pure un quadro del Bugiardini collo stesso soggetto e potrebbe darsi che
codesto della collezione Northbrook, che rivela un disegno piuttosto debole, fosse una
ripetizione di quello. Lo stile del quadro però è alquanto diverso di quello del detto maestro
fiorentino e ci pare che con più probabilità potrebbe attribuirsi a B. da Cotignola, come
opinerebbero pure altri critici.

Da ultimo sarebbe ancora da nominare il ritratto di un giovanotto che sta seduto
sopra un parapetto suonando un liuto. Se non è di gran pregio, codesta figura ha il me-
rito d'esser del tutto caratteristica per il suo autore, Francesco libertini detto il Bacchiacca.
Inoltre, tanto nel paesaggio quanto nella maniera di trattare le piccole figure nel fondo,
dove troviamo rappresentati il Trionfo d'Amore, il mito d'Apollo e Dafne, e Dalila che
taglia la chioma di Sansone, si ravvisa un fare tutto suo, ed è soddisfacente il poter
constatare che anco nella New Gallery l'attribuzione è giustissima. Quale evidente somi-
glianza corra fra codesto ritratto ed altre opere di sua mano a Dresda, Milano, Venezia
e Firenze si può facilmente dimostrare confrontandolo colle fotografie di queste opere.



IL

(ili I nibii e confinanti.

Prima di passare alle scuole dell'alta Italia, vuoisi ancora dare un'occhiata alle poche
pitture dell'Umbria riunite in codesta Galleria. Fra queste la più antica è l'Ecce Homo n. 82,
che nel carattere suo sarebbe da collocare piuttosto fra le opere dell'alta Italia. Il Cristo,
incoronato di spine, sta davanti ad una tenda ; in fondo, a sinistra, si vede un paesaggio,
e pendente in alto havvi un mazzo di frutta, mentre a destra, attaccata proprio alla
tenda, è appeso un cetriolo, motivo che di rado s'incontra all'infuori delle scuole di Padova
e di Murano. L'autore si è segnato sulla cornice: Franciscus Gentilis de Fabriano: e fu
il figlio, come si crede, di Gentile da Fabriano. Gli istoriografi della pittura italiana, i
signori Crowe e Cavalcaseli, rammentano tre opere di lui, tutte e tre segnate Franciscus
de Gentilis, ma delle (piali una, proveniente da una collezione privata di Fabriano, fu
erroneamente creduta il ritratto di Gentile, di mano propria. Una certa dignità di con-
cetto unita ad un sentimento vero nella espressione del dolore, ci rivelano il Franciscus
quale pittore meno meschino di quello che ce lo rappresentano i signori Crowe e Caval-
casene.

Di Bernardino di Mario!to da Perugia, lo scolare, secondo il Morelli, di Lodovico di
Angelo e di Lorenzo II di San Severino, abbiamo tre opere nella New Gallery. Il n. 86
coi santi Lorenzo e Andrea appartiene al dottor Richter, e viene in Galleria rettamente
a lui assegnato.1 I due altri quadri invece sono ascritti alla scuola del Signorelli. L' uno
rappresenta la Madonna col Bambino e con vari santi ; nel cielo sono due angeli di carat-
tere spiccatamente umbro ; nell'altro è raffigurato il primo martirio di santa Cecilia, sog-

1 II suo riscontro (Nostro Signore morto con la Beata Vergine e le pie donne) trovasi nella G-alleria
Morelli in Bergamo, al n. 55.
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