Archivio storico dell'arte — 7.1894

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LE ESPOSIZIONI D'ARTE ITALIANA A LONDRA

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entrambe attribuite, come già fu osservato, al Signorelli. Vi si ravvisa lo stesso fare, quale
in un disegno della Galleria degli Uffizi, che portava il n. 349 prima del recente riordi-
namento, e passava sotto il nome di Pinturicchio (tre fauni con due ninfe). Come paesag-
gista il Balducci si mostra in queste tavole valente assai e tale da confermare l'opinione
che fosse lui lo scolare e garzone di Pinturicchio, che lo aiutò nella decorazione della
Libreria del Duomo di Siena, specialmente in alcuni paesaggi.1

Ed ora volendo osservare un certo ordine cronologico, dobbiamo venir a parlare delle
opere di Raffaello, arduo compito in vero, di fronte a tanto artista. In proposito persi-
stiamo a ritenere che non si saprebbe seguire metodo migliore per formarsi un concetto
adeguato, ossia un criterio illuminato, se non quello suggerito dal Morelli. Non è infatti
che cogli studi particolareggiati, ch'egli ebbe sempre a raccomandare, che uno potrà rie-
scire a formarsi un' imagine attendibile dell' Urbinate. Quando noi vediamo, per esempio,
che alcuni eruditi accettano per opere di lui certe produzioni deboli, quali erano fra altre
quelle sotto i numeri 242 (una predella rappresentante la Gita al Calvario) e 248 (una
Madonna col Bambino, assai sbiadita), non sappiamo come siano questi da accordarsi con
i capolavori già compiti fino dal 1503, quali sono i noti quadretti del Sogno del Cava-
liere, del piccolo san Michele, delle Tre Grazie, della Crocefissione (già del cardinal Fesch)
e via dicendo. Non è ammissibile sul serio che un simile artista possa esser caduto tanto
in basso da farsi l'autore di quadri cosi deficienti nel disegno e deboli nel modellato, quali
gì' indicati. Tutto concorre a persuaderci per quanto concerne l'insulsa e meschina Madonna,
ch'essa non sia altro se non un centone, un lavoro eclettico composto sopra vaghe remi-
niscenze tolte da opere del maestro. Altro non potrebbe essere il risultato di ogni equo
giudizio, ove uno si pigli la briga di esaminare accuratamente le forme e le linee in gene-
rale e in particolare. Un bel disegno di Timoteo Viti (fìg. 9a), recentemente acquistato dal
Museo Britannico per opera del benemerito Direttore del Gabinetto delle Stampe, signor
Sidney Colvin, deve aver servito, secondo ogni probabilità, di esemplare per la testa della
Vergine nel quadro indicato, mentre che il Putto pare tolto da quello della Madonna del
Cardellino e nel rimanente sono ripescati altri motivi raffaelleschi. Facciamo astrazione
poi dalla circostanza che il dipinto è reso sgradevole pure dal fatto dell' essere stato so-
verchiamente ripulito e privato delle sue velature originali.

Quanto alla predella rammentata, l'alta denominazione che le vien apposta scaturisce
dal fatto ch'essa serviva di complemento alla pala d'altare che Raffaello probabilmente
verso il 1507 ebbe ad eseguire per le monache di Sant'Antonio a Perugia, quadro questo
posseduto già dal re Francesco II di Napoli, indi passato in altre mani. Questo fatto
certamente non può bastare a legittimare la denominazione applicata alla predella, ben
sapendosi che Raffaello, fino dagli anni giovanili, era già salito a tanta fama, da ve-
dersi obbligato a ricorrere all'aiuto di appositi garzoni, nè essendo raro d'altronde il
caso che le predelle delle pale fossero dai maestri in capo assegnati ai loro dipendenti.
Tale dev'essere stato indubbiamente il caso colla predella in questione, quando si tenga
conto dell'aspetto che ci presenta, a parte ogni idea preconcetta. In fatti, per quanto la
composizione possa essere riportata al maestro, è chiaro che l'esecuzione n è troppo sca-
dente per poter essere a lui attribuita.

Per analoghi motivi vanno esclusi altri parecchi numeri registrati all' Esposizione sotto
1' eccelso nome.

Attrae bensì un' attenzione particolare lo stupendo ritratto del canonico Ferry Caron-
delet e del suo segretario, dipinto in tavola, appartenente al duca di Grafton, che l'espose
quale altra delle opere di Raffaello. Ferry, figlio di Jean Carondelet, nato a Malines nel 1473,
fu eletto canonico e gran diacono del Capitolo di Besancon nel 1504. S' innamorò del-

1 Vedi Lermolieff, Kunstcritische Studien, III, pag. 248, n. 1. Nella raccolta Morelli havvi un quadro
caratteristico del Balducci.
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