Archivio storico dell'arte — 7.1894

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TRE OPERE PROVENIENTI DALL'ANTICA SCUOLA FERRARESE

NUOVAMENTE ILLUSTRATE

a prima è un semplice foglio condotto a disegno di penna
largo centim. 18 J/2> alto centim. 16, appartenente ad
una raccolta privata in Milano e dai più esperti cono-
scitori considerato per lavoro di mano di quel poderoso
Ercole de' Roberti, il quale, in Milano stessa, emerge
per la grandiosa sua tela della Madonna in alto e tra-
forato trono, circondata da santi e da sante. Sotto quel
trono il pittore dipinse un gradino ornandolo di sto-
riette a chiaroscuro, tolte da episodi delle Sacre Scrit-
ture, le quali, per verità, insieme a tutto il rimanente
dell'opera insigne, reclamerebbero le cure di una mano
esperta e coscienziosa che provvedesse all' opportuno
ripristino. Orbene se si confronta il disegno che porgiamo riprodotto nella figura la con
questi chiaroscuri, di leggieri si vedrà come le forme lunghe e scarne vi siano intese ana-
logamente, tanto da giustificarvi la derivazione dallo stesso artista. Come termini di con-
fronto poi voglionsi pure addurre le singolari tavole da predella delle gallerie di Dresda
e di Liverpool, già in San Giovanni in Monte a Bologna, dove si potrebbe credere fossero
state destinate quale complemento ad un ciclo della passione di N. S., la cui tavola prin-
cipale avrebbe contenuto la scena della Crocifissione, della quale tuttavia non ci rimane
contezza.

L' argomento di tale congettura viene rafforzato dalla circostanza che già dal Vasari
viene indicata quella predella come parte dell'aitar maggiore di San Giovanni in Monte.
Dev'essere stato poi in seguito ad un cambiamento di antica data che le tavolette di Ercole
furono trasportate in sagrestia e Lorenzo Costa chiamato a dipingere la pala, ora appesa
in fondo al coro in luogo di quella sovrapposta alle tavolette di Ercole, scomparsa non
sappiamo per quali circostanze. Quello che apparisce ad ogni modo si è che quella chiesa
fu ab antico un campo d'azione dei pittori ferraresi, trovandosi tuttora le due finestre a
vetri colorati di Francesco Cossa, le due pale di Lorenzo Costa, nonché la tempera della
scuola del Cossa in una eappelletta laterale a sinistra, già da Ad. Venturi descritta come
opera fatta per la famiglia Saraceni, in fine la tavola di N. S. che apparisce alla Madda-
lena, attribuita al Chiodarolo.

Tornando alla predella di Dresda sunnominata, è noto che di una parte della mede-
sima rappresentante il bacio di Giuda, esiste uno schizzo parziale a penna nella raccolta
di Galleria degli Uffizi. Spetta al dottor Fritz Harck il merito di averlo additato come un
primo pensiero di Ercole. Questo pure può essere opportunamente confrontato col nostro
disegno, per quanto in quest'ultimo si ravvisi una cosa più determinatamente eseguita.

Archivio storico dell'Arte - Anno VII, Fase. III.

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