Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 178
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.22
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.24
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0220
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0220
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
17S GUSTAVO FRIZZI >\I

Simile relazione esiste in fine coli'importante foglio del Gabinetto delle stampe nel Museo
di Berlino, rappresentante una parte della scena della Crocefissione che lo stesso Ercole
ebbe a dipingere in una cappella della chiesa cattedrale di San Pietro in Bologna, la (piale
andò distrutta allorché questo fu rifatto nel Seicento. 1

L'essere poi il disegno che qui presentiamo più determinato nel modo dell'esecuzione
dipenderà dal fatto evidente ch'esso riproduce una composizione tolta dal paganesimo clas-
sico, quale è quello di un'accolta di quattro figure umane, alle (piali si associa una (punta,
eli'è quella di un satiro, intente a celebrare un sacrificio secondo il rito antico. Mentre
l'angolo a destra in alto del foglio è stato posteriormente rifatto, in quello a sinistra al
basso leggesi di mano se non antica quanto il disegno pure assai remota certamente. :
Mantegna copiato dal antico. Ora si domanda quale sarà stato e dove l'originale antico, un
dipinto forse o più probabilmente un bassorilievo dell'arte greco-romana? La soluzione del
problema viene raccomandata agli archeologi, ai quali lo scrivente sarà grato se vorranno
illuminarlo in proposito, sia indicandogli in quale luogo figuri l'opera primitiva, sia in che
modo e con quale materiale eseguito, in fine se sia tale da poter ricevere una determinata
spiegazione il soggetto che vi è rappresentato in relazione alle austere figure.

Che possa essere stato preso per opera del Mantegna il disegno non ci reca mera-
viglia. Ch'egli innanzitutto fosse vago d'impossessarsi di motivi classici riproducendoli,
all' occorrenza persino in soggetti di argomento cristiano, è cosa risaputa e che 1' esame
delle sue opere può avere rivelato da gran tempo. Più recenti invece sono i criteri coi
quali si è imparato a distinguere il Mantegna dalla non piccola schiera dei cosidetti man-
tegneschi, che si compiacquero di analoghi ideali e subirono la possente influenza del suo
genio. Appartiene al novero dei medesimi il severo Ercole da Ferrara, tant'è vero che fu
altre volte scambiato col Mantegna stesso, come si verifica nell'attribuzione data a pa-
recchi suoi dipinti, quali fra altri il suo quadretto della Morte di Lucrezia nella Galleria
di Modena, quello della Fante di Medea che tenta salvare dalle ire furibonde della madre i due
figli, appartenente già alla collezione del marchese Harache a Torino, ora a quella di Sir
Francis Cook a Richmond presso Londra, quello del San Giovanni Battista, già del mar-
chese dell'Orologio di Padova, ora incorporato alla FI. Galleria di Berlino. Oggi siffatti
equivoci si sono risolti nel riconoscersi semplicemente l'affinità che corre fra le due scuole
padovana e ferrarese del Quattrocento, mentre si è consci del più elevato grado di finezza
e di plastica venustà per cui si distinguono le opere dell'immortale Andrea Mantegna a
petto di quelle de' suoi emuli. L'Ercole Roberti, d'altronde, come fu già osservato, oltre
che col Mantegna dev'essersi trovato a contatto a Venezia col patriarca dei pittori veneti
della seconda metà del Quattrocento, ossia col più eminente artista di quella città, Gio-
vanni Bellini. Basterebbe rammentare in proposito le somiglianze da tempo avvertite fra
l'episodio di N. S. in orazione sul Monte degli ulivi, quale si vede espresso dal Bellini in
una tavola della Galleria Nazionale di Londra e dal de' Roberti in una delle predelle di
Dresda, non che le affinità che corrono evidentemente fra l'uno e l'altro pittore in certe
tavolette del Museo Correr di Venezia, tali da dividere le opinioni dei critici nelle attri-
buzioni da loro vicendevolmente adottate.

IL

La seconda opera sulla (piale ci piace richiamare l'attenzione del lettore si è quella
di un foglio in miniatura che costituisce il più pregevole ornamento di un messale a stampa
dell' anno 1503, conservato fra i cimeli della Biblioteca Nazionale di Milano, dove, per

1 Vedasi in proposito l'articolo Ercole de' Roberti di Adolfo Ventubi colle relative ligure, comparso in
questo stesso periodico, fase. VTII-IX dell'a. 1889.
loading ...