Archivio storico dell'arte — 7.1894

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GUSTAVO FKIZZONI

c. CLIb. L'Annunziazione di M. Y.
c. CLXV\ L'Assunzione di M. V.

c. CLXXIVft. Tutti i Santi. c. CLXXVH". Tutti i Santi,
c. CLXXXIL. La Discesa dello Spirito Santo
c. CLXXXIIP. L'Annunziazione di M. Vergine.

c. CLXXXIV\ Neil' iniziale S di Salve sancta parens, ecc., è la mezza figura di un
angelo in atto di annunziare qualche cosa a persona che non si vede (la Vergine).

Questo codice ha inoltre 151 più piccole iniziali d' oro, su fondo miniato a diversi
colori, ma senza storie. Le altre iniziali sono alternativamente azzurre e rosse, con fregi
a penna.

Le orazioni che ricorrono nelle messe di San Brunone e di San Siro, vescovo di Pavia,
aggiunte da mano del secolo xvi in fine del messale, e la stessa legatura del volume, di-
mostrano che fu già della Certosa pavese e che di là pervenne alla Braidense nel 1784,
coi celebri Graduali e con altri libri della medesima Certosa.

Le dimensioni delle pagine sono di centim. 32 1j2 in 'altezza, p. 23 1/2 di larghezza.
Le miniature descritte si distinguono tutte per la fermezza del disegno e la vigoria del
colorito, propri della scuola ferrarese.

Nella figura di N. S. crocifìsso, nel grande minio del Canone, le forme del corpo sono
trattate anatomicamente, in modo da rammentare sempre il fare di Cosimo Tura, per
quanto si sappia che 1' anno 1495 è quello che segna la fine della sua carriera d' artista
e dei suoi giorni di vita terrestre.

Anche in codesta miniatura maggiore, apparisce la solita propensione dell' arte del
Rinascimento, ad accoppiare, se non altro nella parte ornamentale, il sacro al profano.
Infatti, nella squisita incorniciatura circondante la scena della crocefissione, accanto alla
rappresentazione religiosa dell'angelo Gabriele e della Vergine, noi vediamo inserite non
solo delle figure di sirene, ma eziandio dei medaglioni d' imperatori romani, a guisa
di carnei.

Notevole poi è la distinzione particolare che riceve il foglio dall' uso delle lumeg-
giature in oro, diffuso con mano leggiera non meno nelle parti ornamentali che nelle
vesti, nei capelli, nelle aureole e sin nelle nuvolette della parte centrale.

III.

In fine eeco una curiosa paletta d' altare, debolmente riprodotta, in vero, nell' unita
fig. 3, perchè l'originale stesso pur troppo trovasi in deplorevole stato di conservazione.
Pure il quadro è di un interesse speciale per la storia dell' arte, in quanto ne possiamo
rintracciare la derivazione originaria e constatare eh' è uscito dalle mani di un artista,
il quale vuoisi considerare come il vero anello di legame fra la scuola di Ferrara-Bologna
e il divino Urbinate stesso. Così designandolo si è beli' e pronunciato il nome dell' altro
Urbinate, Timoteo Viti, il noto allievo di Francesco Francia, dalla di cui scuola si era
dipartito nel 1495 per tornarsene in patria. Egli era in allora in età di 26 anni, laonde
è lecito supporre che già avesse compito a quel tempo qualche opera di pittura, benché
non ce ne venga indicata alcuna in ispeciale. Per vicenda di casi tuttavia, la P. Pinacoteca
di Brera oggi è divenuta l'erede di due suoi dipinti, provenienti da Urbino, che appar-
tengono certamente a' suoi anni giovanili; oltre ad una terza, la tavola dell'Annunziata,
coi due santi ai lati, che appartiene ad età più provetta.

Sventuratamente entrambe le riferite opere giovanili ci si presentano oggidì assai
malmenate dal tempo e da incauti ristauri. Tale quella esposta presentemente nella pic-
cola sala della Pinacoteca, che serve di vestibolo alla sala di Raffaello, a ragione lodata
dal Vasari, il quale ne seppe ben comprendere l'ingenua grazia, là dove lo descrive
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