Archivio storico dell'arte — 7.1894

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P. L. CALORE

E noi abbiam cercato con patrio amore d'illustrare quei resti del nostro artistico pa-
trimonio, d'interpretare le tracce del passato che essi portano impresse.

Ora, senza tornare a trattare in generale del monumento, dobbiamo occuparci di ciò
che si riferisce ad alcuni suoi particolari, e propriamente di quello dove vedremo ricordate
le sue possessioni più importanti: documento notevole pel monumento insigne, prezioso
per la storia della regione; ossia delle porte a cui, da qualche tempo, fu restituito por-
zione del materiale disperso.

Esse sono di bronzo, e furono poste sotto l'abbate Ioele che successe a Leonate, ed
al quale Celestino III diresse una bolla nel 1191; conservano ancora i caratteri dell'arte
indigena sotto l'influenza della bizantina, tanto che fra i motivi ornamentali s'incontrano
di nuovo innestati la croce e la mezza luna.

Sono alte m. 3.88, larghe m. 2.01 e constano di G X 12, ossia 72 scompartimenti inqua-

op. cit,, p. 810 E, 811 A. " Ordinavimus.... Nullam
contra leges violentiam, deminorationem, vel sub-
tractionem, sevi invasionem,— eidem venerando loco
quocumque in tempore interré praesumant— Si
quis autem frujus nostrae institutionis, et quod magis
est, divinae promnlgationis sacrilegus contemtor, et
temerarius violator exititerit, sciat se incursurum
iram ipsius Sanctae et Individuae Trinitatis, atque in
tremendo justi Judicis examine causam nobiscum
dieturum : ac per hoc cura Juda proditore ab Apo-
stolico agmine cum impiis ac sacrilegis sequestra-
tus.... „ Cfr. anche op. cit., p. 813 D, E, p. 815 D, E).

Ricordo succintamente, che nella seconda metà
del ix secolo Lodovico II discacciati i Saraceni dal-
l'Italia, in ringraziamento a Dio d'essere uscito
salvo dai gravissimi pericoli corsi in Benevento ed
in altri luoghi, per magnificare il tempio da lui fatto
costruire in onore della SS. Trinità nell'isola del
Pescara in Casauria, decretò che fossero poste nella
chiesa le ossa dei martiri, tra le altre di un protet-
tore che avesse sparso il sangue per la fede. (Cfr.

Muratori, op. cit., p. 779 A: "____reliquiis Sanctorum

Martyrum muniatur, et talem habeat protectorem,

qui prò Christo mortem sumpserit____„). La scelta

per questo cadde su Clemente, come quegli che
avendo cessato nelle onde di vivere per Cristo, po-
teva salvare i sommersi nelle acque piscariensi. A
tale fine domandò al papa Adriano il corpo di
San Clemente. (Cfr. Muratori, op. cit., p. 779 C:
" — demersos in aquis Piscariensibus, ne pereant
liberare possit „).

Lodovico arricchì il nostro monumento di tutti
i beni che possedeva per diritti paterni e materni,
e di tutte le altre terre soggette al suo dominio.
(Cfr. Muratori, op. cit., p. 782 D: " .... perenne sub-
sidium contulit in praefato Coenobio, quodcumque
habebat in proprio, et juste, ac legaliter videbatur
tenere intra fines Italiae „). Difatti abbiamo molte
donazioni, largite nei primi tempi, dei beni appar-
tenenti ai territori Reatino ed Amiternino.

Nel maggio dell'873 Lodovico, trovandosi a Capua,

spedì due diplomi per mezzo dei quali confermò al
monastero i beni acquistati. (Cfr. Muratori, op. cit.,
p. 801 ad 804). Neil'874 ne spedi uno da Ravenna.
Passato ad Olonna presso Pavia, l'imperatore spedì
altri quattro diplomi a favore del monastero di Ca-
sauria, dei quali il terzo, con data del 1° novem-
bre 874, conferma i beni teste accennati. (Cfr. Mu-
ratori, op. cit., p. 809 ad 816).

Ciò posto, non possiamo essere tacciati di esage-
razione, se la tutela del monumento la vediamo riaf-
fermata nel desiderio vivo dell'imperatore di collo-
care nel tempio il corpo del martire Clemente e le
reliquie di altri martiri, nell'unico intento di man-
tenere viva nei tempi la sua memoria e dei suoi
militi. (Cfr. Muratori, op. cit., p. 780 A. 779 A, 783 C :
" Clementem requiro____ reliquiis Sanctorum Marti-
rum muniatur____ut noscant posteri continuam ce-
lebrare memoriam illorum, quorum sciunt semper
sibi inesse praesentiam „). Onde non si può a meno
di ricordare la bella frase che racchiude il racconto
imperituro della fondazione del tempio : " — ME-
MORIA LUDOVICI.... IN MONASTERIO PISCA-
RIENSI NON DERELINQUETUR, DUM LAPIS
ERIT IBI SUPER LA PI DEM , ET ALIQUIS IN EO
VIVENS INVENIETUR „. (Cfr. Muratori, op. cit,,
pag. 783 B). Qualunque ne sia la fonte, non cessa
però di essere men bello questo dettato, che esprime
il fine precipuo della conservazione del monumento.
E chi si mostrò sollecito nel tradurre questo fine,
fu un felice interprete.

In vero non sapremmo lasciare questa nota, senza
ritornare un momento sui diplomi spediti da Lodo-
vico, de' quali 1' ultimo, ossia quello datato 875, non
riportato nel manoscritto del Chronicon, che è ' nel la
biblioteca nazionale di Parigi, è attaccato più degli
altri precedenti come falso da capo a fondo. Non
possiamo fermarci in una lunga digressione per so-
stenere l'importanza anche di questo documento
aggiunto dall' Ughelli (cfr. Italia Sacra, toni. VI,
p. 1310, 2a ed., toni. X, p. 405-407 ; Muratori, op. cit.,
p. 814-816), dove si riassumono specificatamente ta-
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