Archivio storico dell'arte — 7.1894

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LA RICOMPOSIZIONE DELLE PORTE DI SAX CLEMENTE A ( \\SA PR I A

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drnti da fasce con rosoni, entro ai quali stanno formelle con disegni geometrici di varie
specie, con rosettoni, con croci, con Castelli a tre torri, .con figure di re, di abbati e di
monaci a rilievo piatto (ossia non distaccato dal fondo), dove più o meno goffamente,
appaiono entro le vesti i contorni ed i rotondeggiamenti del corpo; e poiché non risenti-
rono l'influenza degli artisti che fiorirono nel cadere di quel secolo, a noi pare che non
abbiano importanza che pel monumento al quale appartengono, di cui ci mostrano in com-
pendio la giurisdizione dell'abbazia.

In fatto messe a riscontro con le porte di Monreale lavorate a Pisa dal Bonannus
Pisanus nel 1186, 1 con quelle di Traili, con l'altra di Monreale, con quelle maggiori della
cattedrale di Ravello nel 1179 lavorate dal Barisanus Tranensis, dove le figure, partico-
larmente nell'ultima, allontanandosi dalla rigidezza dell'arte bizantina, sono trattate con
uno stile più classico e più vivo, 2 le nostre porte non sostengono bene il confronto. 3

lune delle principali concessioni più prossime al-
l'abbazia, continuamente confermate da altri re ed
imperatori.

Premesse le circostanze dei tempi e le vicende
cui andò soggetto l'insigne cenobio, prima per le
devastazioni, i saccheggi e le usurpazioni degli Age-
reni e dei feudatari circostanti al monumento, poi
per la trascuratezza dei monaci, molti documenti
al certo andarono dispersi, e per ricomporrle la storia
doverono essere ripescati in altri archivi; e quindi
se vi fu qualche copia che voglia dirsi scorretta
nelle date, nei nomi o male esemplata, non implica
falsità nel concetto o nel contenuto, e perciò il do-
cumento non può essere imputato di falso, massi-
mamente quando quei beni erano possedimenti in-
contestati ed identicamente confermati nei diplomi
degli altri imperatori del tempo, il che esclude la
frode. In ultimo, l'affermare di avere il Simon (Storia
dell'origine e progresso delle rendite ecclesiastiche, toni. I,
p. 56) confrontato questo diploma di Lodovico con
un antico cartolare del monastero di Casauria, e
faccettare di averlo trovato diverso, perchè in quello
dell' Ughelli si veggono molte aggiunte e contras-
segni di falsità, non lasciano dubbio sulla veridicità
del diploma spedito dall'augusto imperatore. Ci sem-
bra perciò avventato il giudizio di quegli scrittori,
mossi non certo dal bene di un monumento che è
titolo di nobiltà del nostro paese. Ed è inesplicabile
come i loro argomenti fossero messi innanzi proprio
quando si discuteva nel Parlamento nazionale la
reintegrazione del monumento. Essi ad altro ti ne
avrebbero dovuto mirare coi loro studi.

1 Cfr. Ci. B. Cavalcaseli^ e A. Crowe, Storia della
pittura in Italia, voi. I. pp, 182, 198, nota 1. Le altre
porte lei Bonanno, lavorate nel 1180, erano a Pisa,
ma furono distrutte da un incendio nel 1590; cfr. an-
che il Da Marrore nella sua Pisa illustrata.

- CtV. EL W. Schulz, Denkmaeler da- Kumt des
MiUelalters in Ulteritalien, toni. I e II, tav. XXII,
XXTTT, XXIV, XXV; cfr. anche Baykt, L'art hgzan-
tin. p. 205; Cavalcasela, op. cit., pp, L96, L97.

3 Trovo bene di aggiungere, che quelle ultime a
cui ho accennato, si distinguono anche da quelle
delle tre porte di San Marco a Venezia, di cui la
maggiore fu fatta costruire nel 1112, mentre l'altra
a sinistra si crede tolta da Santa Sofia; da quella
di San Paolo fuori le mura di Roma eseguite a Co-
stantinopoli dallo Staurakios nel 1070 ; così da quelle
di Amalfi (1062), di Salerno (1099) e di Monte Cas-
sino (1066); anche queste con iscrizioni relative alle
possessioni dell'abbazia; cosi l'altra di Sant'Angelo
sul Gargano (1076), del Salvatore di Trani (1087), e
poiché ispirate più direttamente dall'arte bizantina,
già eran notevoli per il loro valore estetico. In tutti
questi ultimi lavori le figure sono incise sui fondi
di metallo, ed i contorni e le pieghe delle vestimenta
sono riempiti di fili ritorti d'argento e d'oro. In
quelle di San Marco ed in quelle di San Paolo le
teste e le estremità delle figure erano ancora fine-
mente smaltate. (Cfr. D'Aguncourt, Histoire de l'art
par les monwments, toni. IV, pi. XIII a XX ; cfr. anche
Bayet, op. cit. ; Gr. B. Cavaloaselle, op. cit. ; H. W.
Schulz, op. cit., tav. XXXIX, LXXXV). Sopravve-
nuto Barisanus Tranensis, nello scorcio del xn se-
colo, quel sistema si abbandonò per un altro più
seriamente plastico, assai più vivo e meno rigido.
Questo paragonato a quello usato dai migliori ar-
tisti stranieri, dei quali tuttavia subivano gl'influssi,
prova a quale punto gli Italiani nel secolo xu por-
tarono nell'arte il sentimento della loro individua-
lità. Con essi la scultura italiana superò un gran
passo, e non occorreva che un uomo di genio come
l'autore anonimo delle porte d'oro di Freiberg in
Allemagna per raggiungere maggiori idealità, e Ni-
cola detto da Pisa (1201-1280) in Italia, che col suo
straordinario ingegno, continuando su quella via,
ricondusse l'arte al suo splendore. Le sue creazioni
si distaccano pienamente sulla moltitudine indecisa
delle opere di scultura, anche su quelle da lui ese-
guite nella giovinezza, anche su le più belle scul-
ture ili Freiberg, d?Àrles, ili Chartres.

Nel settentrione d'Europa, particolarmente in
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