Archivio storico dell'arte — 7.1894

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RECENSIONI

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vece di Emani ; a f. 107 r giudizio onesto mai no
invece di giudizio onestamente. Non vi è da stare
in dubbio sulla vera lezione di un'espressione a
f. 66 v, dove il Fabriczy legge: una nostra Donna
che lo sa L.° tornjaio, e il Frey: eli'è L.00 tor-
niaio. Finalmente, coi dati offerti dal nostro cri-
tico nella nota 125, riguardo ad Antonio del Mi-
gliorino Guidotti, cade l'ipotesi invero ardita del
Frey, che codesto nome fosse un errore di nome
del Billi, invece di Antonio di Marabottino Ma-
netti! Circa la persona del Guidotti, sappiamo
inoltre ch'egli nel 1463 con Piero di Cosimo Me-
dici fu delegato a trattare con la Parte Guelfa
l'acquisto per l'Università dei Mercanti di un pi-
lastro di Or San Michele. 1 X.

Piktro Franceschini, L'oratorio di San Michele in Orto

in Firenze. Illustrazione storica ed artistica dedotta
dai documenti. - - Firenze. Salvatore Landi, 1892,
pag. 108. in-8.

Trattare di nuovo della storia, delle vicende
dell' insigne monumento fiorentino dopo quanto ne
hanno scritto autori antichi e recenti, sarebbe stato
impresa oziosa, se chi compose la memoria pre-
sente non fosse riuscito a chiarire colla scorta di
documenti, sia fin ad oggi spiegati malamente, sia
sconosciuti ai suoi predecessori, cose sostanziali,
lasciate in buio da tutti coloro che finora si erano
occupati di quel singolare monumento che è Or San
Michele. Si sa bene essere la loggia che forma,
per così dire, il nucleo dell'odierno edilizio, sorta
fino dal 1337 sull'area di una più antica, eretta
per il commercio dei grani nel 1280 da Arnolfo
di Cambio, a quanto ci narra il Vasari, sul luogo
di una antichissima chiesa dedicata a San Michele
Arcangelo, e distrutta poi per incendio nel 1304.
Mentre la Signoria stessa aveva assunto il carico
delle spese necessarie per provvedere col nuovo
edifizio non solo ad un sicuro deposito per i grani
e per le biade, ed alla residenza degli ufficiali
preposti al mercato, ma anche " alla più alta ve-
nerazione di Maria, „ ed aveva per la esecuzione
di tal fabbrica delegato l'Arte di Por Santa Maria
o della Seta; la Compagnia dei Laudesi (cantori
di laudi a Maria) di San Michele, che dal 1291 si
era costituita, in venerazione di una imagine mira-
colosa della Santa Vergine collocata o proprio di-

1 V. FbAHCESChini, L'Oratorio ili S"n Michele in Orto; Fi-
renze, 1892, p. 89, n. 1.

pinta sopra uno dei pilastri dell'antica loggia, at-
torno al quale si era fatto un oratorio che con-
tinuò a funzionare anche dopo l'incendio del 1304,
si era obbligata di pensare all'ornamento della
loggia; e fin dal 1339 fu dalla Signoria ingiunto
alla parte Guelfa ed alle Arti maggiori di far
eseguire sulle l'accie esterne dei dodici pilastri
che si stavano alzando, tabernacoli, e di porvi le
figure dei loro santi protettori Per le quali deci-
sioni sembra potersi ritenere che la parte terrena
del fabbricato in costruzione non avesse mai desti-
nazione officiale ad uso profano, anzi che le si ri-
serbasse, come per l'interno, così pure per l'esterno,
un carattere assolutamente sacro.

Non appare dai documenti chi fosse stato l'ar-
chitetto del nuovo edilìzio ; certo è che questo non
fu, come pretende il Vasari, soltanto l'ingrandi-
mento e la riproduzione della pianta della vecchia
loggia di Arnolfo, e che se pure, come asserisce

10 stesso scrittore, Taddeo Gaddi fosse l'autore del
disegno della nuova fabbrica, egli non n'era anche
l'esecutore ; dacché in un documento del 27 marzo
1338 ai Consoli dell'Arte della Seta, s'ingiunge
di provvedere ad un valente capomaestro per la
edificazione del palazzo, intimazione che sarebbe
stata superflua se l'autore del disegno ne fosse
stato anche l'esecutore. Del resto, dal fatto che il
Gaddi nei documenti non risulta mai essere, anche
come pittore, stato adoperato nella nuova fabbrica
è da inferire che egli non vi ebbe, neppure come ar-
chitetto, nessuna ingerenza. In quanto alla persona
del costruttore di Or San Michele, essendo andati
quasi tutti dispersi i libri nei quali si registrava
la condotta degli artisti ed i loro onorari, il no-
stro autore, dopo aver messo da parte con argo-
menti concludenti i nomi di Andrea Pisano, Neri
di Fioravante e Fra Jacopo Talenti, ricorre a Fran-
cesco Talenti. Questi, quando nel 1350 fu chia-
mato come capomaestro a Santa Maria del Fiore,
doveva aver fama di valentissimo costruttore. Ora,
per tutte le fabbriche cospicue che fra il 1337 ed

11 1350 erano in corso di esecuzione, all'infuori
di Or San Michele, conosciamo i nomi dei capo-
maestri. Il credere, dunque, che Fr. Talenti avesse
atteso proprio a quest'ultimo, non sarebbe irragio-
nevole; anzi vi ci spingerebbero i capitelli dei pi-
lastri interni lavorati a fogliami nella stessa ma-
niera che il Talenti praticò appunto per quelli <li
Santa Maria del Fiore, e come prima di lui non
erano usati in Firenze.

L'autore, proseguendo, dimostra essere stata er-
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