Archivio storico dell'arte — 7.1894

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RECENSIONI

ronea l'opinione di coloro che sostennero avere
partecipato nell'esecuzione della loggia i due ben
noti architetti, Neri di Fioravante e Bicci di Cione,
poiché la deliberazione del 28 luglio 1349 dal cui
tenore questo si era argomentato, si riferisce alla
chiesa di Sant' Anna (oggi San Carlo de' Lom-
bardi), che fu fatta costruire dai due artisti di-
rimpetto alla loggia di Or San Michele (essa però
non fu terminata se non trent'anni dopo, eseguen-
done Simone di Francesco Talenti il frontispizio
e la porta, mentre il coronamento a beccatelli fu
terminato dopo la sua morte nel 1404j. Troviamo
bensì il secondo, cioè Benci di Sione, nel 1361 ado-
perato nel lavoro del palazzo che fu alzato sopra
la loggia, e che come dimostra un documento
del 19 aprile 1350, a questo termine era compiuto
fino alle volte del primo piano, mentre nel 13G1
aveva passato la cornice di parapetto del secondo
piano : rifiutando con queste date il nostro autore
l'opinione finoggi prevalsa, che il palazzo non fosse
incominciato se non dopo il 1380. In quest'anno,
infatti, si provvede già ai marmi per le bifore delle
finestre del secondo piano (quelle del primo non
vi furono poste prima del restauro dell'anno 1854). j
Nel 1386 si ordinava la copertura di esso, e nel 1404
il suo coronamento con beccatelli.

Andrea Orcagna, come ormai è accertato con
documento, non fu chiamato ad Or San Michele
che nel 1349, quando la loggia era già ultimata e
non vi fu chiamato come capomaestro per il pa-
lazzo, pel quale lo avrebbe richiesto l'Arte della
Seta, ma come capomaestro del lavorìo del taberna-
colo dell'oratorio dai Laudesi, ai quali spettava la
spesa della decorazione interna della loggia. Egli,
dunque, non ha nessuna parte nell'architettura del
monumento in discorso. Siccome il vecchio pilastro
colla immagine della Vergine si conservava sem-
pre in piedi durante la nuova costruzione, ed era
precisamente la conservazione di tale pilastro nel-
l'antico preciso luogo, la cagione che il nuovo
tabernacolo si erigeva nel suo attuale posto, che
per ciò viene a non corrispondere alle regole della
simmetria, conviene credere — e il nostro autore
è il primo ad affermare ciò — che l'altare pre-
sente fronteggi il pilastro vecchio, e che questi si
trovi anche oggi incastrato nel tabernacolo attuale.
Riguardo alla tavola di quest'ultimo il Franceschini
non crede essere stata dipinta da Bern. Daddi,
pel quale il Milanesi ha addotto documenti di peso,
bensì dall'Orcagna stesso. Se non che gli argo-
menti indiretti messi innanzi dal nostro autore per

questa sua ipotesi, non ci paiono abbastanza strin-
genti per invalidare quelli del Milanesi. Del reste,
se l'Orcagna fosse stato autore della tavola in di-
scorso, gli scrittori antichi che tutti, cominciando
dal Billi fino al Vasari, descrivono ed encomiano
altamente la sua opera del tabernacolo, non ce lo
avrebbero segnalato come tale. " Nell'anno 1366 o
1367 — i documenti non parlano del tutto chiaro —
fu dato cominciamento a chiudere le arcate dei
pilastri della loggia con vago ed adatto ornamento
" per adornamento e salvezza del tabernacolo di
Nostra Donna. „ Simone di Frane. Talenti eseguì
tale lavoro almeno per le prime arcate, lasciando
però aperto lo spazio intermedio delle tre parti in
cui divise ciascuna di esse. Ma l'opera della chiu-
sura delle altre arcate, che andò oltre il 1380, non
aveva ancora raggiunto il suo termine, (piando i mi-
rabili fincstrati venivano chiusi con mattoni fino al
volgere delle arcate, come sono rimasti fin'oggidì.

Crii ultimi capitoli del presente libro sono con-
sacrati alla storia della decorazione esterna, e più
specialmente dei tabernacoli colle loro statue, in-
giunti alle corporazioni delle Arti fin dal 1339, e
ripetutamente nel 1404, poiché a quel primo invito
non avevano corrisposto se non le iVrti di Calimala,
della Seta, della Lana, e più tardi quella dei Me-
dici e Speziali, avendo essa fatto eseguire nel 1399
il suo tabernacolo e la statua di Santa Maria della
Rosa, attribuita dal Vasari erroneamente a Simone
di Nanni Ferrucci, e che più probabilmente è opera
di Simone Talenti (ella dal 1628 è posta nell' in-
terno). Sulle altre statue eseguite in conseguenza
della seconda ingiunzione del 1404 l'autore reca
pure qualche nuovo ragguaglio. Dimostra, per es.,
dal tenore de' documenti non poter inferirsi, come
fece il Passerini, che la statua di San Marco fosse
prima allogata a Niccolò di Piero Lamberti, e
quindi, togliendola a lui, a Donatello ; imperocché
il Lamberti dal bel principio non ebbe altro inca-
rico se non di far cavare a Carrara un marmo
adatto, di abbozzarlo e condurlo in Firenze per
un prezzo convenuto. Pubblica, invece, un docu-
mento finora sconosciuto, da cui si desume che
nell'aprile del 1413 agli operai fu data autorità
" di poter far finire la figura et tabernacolo di
Sancto Marco di quanto vi mancha, „ e connette
questo dato col racconto del Vasari circa la rot-
tura avvenuta fra i consoli dell'Arte de'Linaiuoli
e lo scultore, concludendo che ormai si può dubi-
tare se in realtà questi finisse l'opera sua. Ri-
guardo al San Jacopo nel tabernacolo dell'Arte
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