Archivio storico dell'arte — 7.1894

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RECENSIONI

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soltanto la prima di Beni. Benali e Matteo da
Parma, dell'anno 1491, è originale, benché con-
tenga incisioni che pure dipendono, almeno in parte
da quelle del Baldini ; e le altre tre edizioni poste-
riori non fanno altro se non riprodurre in copia le
illustrazioni della prima. Pare che esse fossero rite-
nute tanto buone che si credeva dispensati dalla
pena di farne comporre delle nuove. Anzi, in pieno
Cinquecento ancora troviamo semplicemente co-
piate le edizioni veneziane del Quattrocento ; ed
in due codici manoscritti della Laurenziana e della
Nazionale di Torino, ci si affacciano due esempi
per la cui illustrazione furono messi a profitto le
incisioni veneziane, copiandole a penna ed illu-
strandole nel primo esattamente, nel secondo più
liberamente, in tutti e due abbastanza rozzamente.

Sullo scorcio del sec. xv e sul principio del xvi
come tutte le arti figurative così anche le rappre-
sentazioni illustrative della Divina Commedia ven-
gono compenetrate d'un nuovo soffio. Oltre la per-
fezione tecnica e formale, è il concetto affatto
mutato dell'antichità che dà un'impronta del tutto
diversa alle creazioni dell'epoca nuova. Sparisce il
concetto bizzarro, romantico con cui l'arte fin allora
rivestì le figure, le scene, le allegorie tolte dall'an-
tico; avendo studiato esattamente i monumenti
dell'antichità testé scoperti o finora negletti, s'in-
comincia a rappresentare pure le sue figure come
le raffigurò essa stessa. Gli eroi appariscono non
più vestiti da signori del Quattrocento, bensì in
abito o armatura romana; Virgilio non è più il
mago del medio evo, bensì il poeta latino ; i dia-
voli stessi dell'inferno, da mostri fantastici, da
spettri caudati, cornuti e unghiuti, si trasmutano
in orridi demoni, in uomini di forze sopranna-
turali e di passioni strapotenti. Il primo monu-
mento, per tempo e per importanza, di questo nuovo
indirizzo dell'arte sono gli affreschi del Signorelli
nella Cappella di San Brizio del Duomo d'Orvieto-
Il maestro in essi non si contenta di allusioni ge-
nerali alle idee svolte da Dante ; in parecchie delle
sue rappresentazioni, come in quelle dell'entrata
all'inferno, e negli undici medaglioni con scene
del Purgatorio che si trovano distribuiti nello zoc-
colo sotto gli affreschi, egli dà addirittura illustra-
zioni di singoli episodi della Divina Commedia
(queste ultime recentemente furono fatte soggetto
d'interpretazione e commento accurato dal chiaris-
simo Fr. Sav. Krauss nella sua opera intitolata:
Luca Sìgnoréllis IUustrationen zìi Dantes Divina
Commedia, Friburgo, 1892). Delle tre somme glorie

dell'arte italiana, di Michelangelo, Raffaello e Lio-
nardo da Vinci, il primo solo si trova legato con
vincoli così stretti a Dante e al suo poema, che
appena si può parlare di lui senza ricordare anche
il poeta. Basta accennare ai due suoi sonetti di-
retti a Dante, alla siia offerta di scolpirgli un mo-
numento sepolcrale nel caso che le siie ossa venis-
sero ridotte nella patria, all'esser la più grandiosa
creazione del suo genio, la volta della Sistina,
quasi compenetrata dall'animo dantesco, e via di-
cendo. Ma emanazioni dirette del suo commercio
intimo col poema dell' immortale suo compatriota
sono le due figure della vita attiva e contempla-
tiva nel monumento di Giulio II, essendo esse con-
cepite addirittura secondo la loro descrizione nel
canto xxvn del Purgatorio. E parimente anche il
Giudizio universale della Cappella Sistina è ideato
affatto nel pensiero, nell' intenzione di Dante. Basta
rievocarsi alla memoria la figura di Cristo ideata
appunto secondo il " sommo Giove „ del canto vi del
Purgatorio, quella di Caronte che " batte col remo
qualunque s'adagia „ (Tnf. Ili, 111), di Minos
(Inf. V, 4) e cit. E vedendo così personificati da
Michelangelo alcuni dei caratteri di Dante nella
forma più perfetta, tanto più dobbiamo piangere
la perdita di quella sua copia della Divina Com-
media ch'egli aveva nel margine de' fogli illustrata
di disegni, e che, come racconta il Bottari nelle
sue annotazioni al Vasari, perirono nel naufragio
della nave che li trasportò insieme coll'altra roba
dello scultore Montauti da Livorno a Civitavecchia.
In fine l'autore discorre della raccolta di disegni
che sotto il titolo di " Dante storiato da Federico
Zuccaro „ si conserva negli Uffizi, e quell'altra
della Laurenziana, eseguita da Giov. della Strada,
artista di nascita fiammingo, ma che durante il
lungo suo soggiorno in Italia si era del tutto ita-
lianizzato (i suoi disegni sono stati editi di recente
da G. Biagi in riproduzioni eliotipiche dell'Ali-
nari). Chiude il suo saggio coll'esaminare l'influenza
di Dante sulle diverse rappresentazioni pittoriche
del Giudizio universale, dell' Inferno e del Para-
diso, dimostrando che all' infuori dell'affresco del-
l' inferno di Nardo Orcagna nella cappella Strozzi
in Santa Maria Novella di Firenze, il quale per-
fino nei particolari ripete fedelmente la concezione
di Dante, tutte le altre opere rispettive in cui si
vuol generalmente ravvisare l'influenza diretta di
Dante, come sarebbero principalmente gli affreschi
. di Giotto, nel Bargello e nell'Arena di Padova,
quelli dell'Orcagna in Santa Maria Novella, l'In-
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