Archivio storico dell'arte — 7.1894

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

Due quadri storici contemporaneamente esposti,
è un fatto ormai divenuto assai raro, perchè la
pittura storica, essendo una di quelle forme d'arte
che non corrispondono alle tendenze del momento,
scarseggia e quando apparisce ha quasi sempre
un carattere antiquato. Del resto una delle due
opere, Restauratici aerarli, di Giuseppe Sciuti, ap-
partiene a un genere storico d'indole decorativa
e libera, poiché rappresenta un episodio dell'antica
Roma ; per la qua! cosa il pittore vi può eserci-
tare con tutta larghezza la sua fantasia. L'altra
invece, Luigi Settembrini nell'ergastolo di Santo Ste-
fano, di Vincenzo Montefusco, è un' illustrazione
nel senso più rigoroso della parola. Questo sog-
getto è tratto da una pagina dei Ricordi del Set-
tembrini medesimo ; quello dello Sciuti è tratto
dalle Decadi di Tito Livio ; è ovvio dedurre che
l'elemento pittoresco ha nel secondo quadro ben
altra pienezza e spontaneità. Non dico che il Mon-
tefusco abbia svolto un tema incompatibile con
l'arte sua; dico che esso ha già nella schietta e
commovente prosa del Settembrini uno sviluppo a
cui la pittura può aggiungere assai poco; mentre
il tema scelto dallo Sciuti, nell'aurea prosa latina
è molto lontano dall'essere esaurito, e il pittore
non vi trova già determinati, stabiliti l'ambiente
e i personaggi. Oltre a ciò è da considerarsi che
l'artista siciliano prendendo a trattare un soggetto
romano antico ha seguito le proprie inclinazioni,
note per molti altri lavori della stessa fisonomia;
l'artista napoletano invece, mettendosi a dipingere
la scena dell'ergastolo borbonico rompe le tradi-
zioni della propria carriera, che finora si è fatto
ammirare per quadri di genere, e di genere umile.

Non v' è dunque da stupirsi che lo Sciuti ap-
paja ora con le doti e coi difetti che di lui si cono-

scono, espressi questi e quelle senza alcuno sforzo ;
mentre il Montefusco mostra d'aver dovuto affan-
narsi per ottenere un carattere pittorico a lui po-
chissimo confacente; così che, anche riconoscendo
i meriti di questo suo lavoro, non si può a meno di
esclamare, pensando all'autore : Torni al quadro di
genere. Infatti le figure secondarie sono più o
meno ben dipinte ; pessima è quella del protago-
nista, cioè la figura storica, la quale anzi è la vera
macchia dell'opera, ponendo in singolare rilievo
col manierismo del suo atteggiamento, e financo
della sua tecnica, come il Montefusco sappia im-
maginare e pennelleggiare piuttosto il lazzarone,
il plebeo, quel che vuoisi, ma non l'eroe, il mar-
tire, il personaggio veramente storico insomma.
E tanto è vero, che nel quadro vedesi la figura
del brigante Moscariello nell'atto di filare, come
lo descrive il Settembrini; ma è desso il facino-
roso, il terribile brigante, o è un qualunque mi-
sero vecchio brutale, deliquente ordinario?

Delinquenti son tutti in questo lavoro, e di ciò
va reso merito all'autore; tutti dico, meno il pro-
tagonista. Ma il protagonista è un'effige stentata,
debole nel disegno e nel colore; ciò che prova
ancora una volta la inettitudine a conferire idea-
lità al modello, e per conseguenza la inettitudine
alla composizione storica, composizione che qui
ammetto senza discutere.

Astraendoci un momento dalla figura centrale,
— il Settembrini che sospende la traduzione del
suo Luciano per volgere parole di mite insegna-
mento a' suoi truci compagni, — il resto della
tela ha molti pregi nelle parti e un solo difetto
nella totalità : i personaggi uno per uno son trat-
tati con bravura e non privi di sentimento ; l'in-
tonazione generale è fiacca, l'effetto del colore nel-
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