Archivio storico dell'arte — 7.1894

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IGINO BENVENUTO SUPINO

dell'Accademia delle Belle Arti, dove son rappresentati Sant'Anna, la Madonna e il Bam-
bino Gesù, e il Padre Eterno in cima alla piramide, e tre piccole figurine in ginocchioni; „ 1
ed è vero che, sebben ridotto in disgraziate condizioni, questo dipinto serba tutti i carat-
teri proprj al nostro artista: il disegno corretto, l'intonazione finissima, la grazia e la
espressione dei volti, fanno di quest'opera in tavola una delle più giustamente ammi-
rate di lui.

Il Bambino, dalle guancie pienotte e rotonde, dai capelli ricciutelli e dorati, ha tutta
la infantile vaghezza che possiedono i fanciulli degli affreschi di Benozzo, e di tipo così
caratteristici; la testa della Vergine, leggermente inclinata a sinistra, è piena di sen-
timento, e ne traspare una melanconica dolcezza e compiacenza nell' ammirazione del
Figlio; più severa quella di Sant'Anna, vestita in abito monastico, con un manto in
testa e il soggolo bianco tutto a piegoline finissime. Le tre figurine in ginocchio, sul primo
piano del quadro, una vecchia alla destra di chi guarda, due giovinette dall' opposto lato,
mostrano chiaramente, per il modo come son disegnate e rese, la mano del maestro. Com-
pleta il tabernacolo, i cui pilastri sono dipinti a ornato, e il cui frontone è arricchito con
tre teste di putti che reggono due festoni di foglie e di frutta, la mezza figura del Padre
Eterno nella cuspide, con la destra alzata in atto di benedire, solito tipo di vecchio così
frequente nei lavori di Benozzo, dalla barba bianca, lunga e ricciuta, dai capelli spartiti
nel mezzo e cadenti ad anella sulle spalle.

Questo quadro il Polloni ci dice che stava nel convento di Santa Marta; in un inven-
tario dell'Accademia è scritto invece che apparteneva al monastero di San Domenico.
Non ci è stato possibile confermare la verità dell' una o l'altra di queste due differenti
asserzioni.

L'altra tavola di Benozzo, dell'antecedente men fine e corretta, rappresenta la Ver-
gine in trono col Figlio sulle ginocchia, avente ai lati San Benedetto, Santa Scolastica,
Santa Orsola e San Giovanni, e dietro due angeli che le incoronano la testa.

La non buona conservazione del dipinto non dà agio di giudicare il lavoro, che ci
sembra secco nel disegno, debole nella modellatura e nel chiaroscuro, e scorretto nell' in-
sieme delle figure, ma avente ciononpertanto tutti i caratteri delle opere di Benozzo. Siede
dignitosa in trono con gli occhi bassi la Vergine, certo la più bella e corretta figura del
quadro, e tiene con ambe le mani il Bambino, che sta seduto sulla gamba sinistra di lei,
e benedice con la mano destra, mentre ha stretto nell' altra un uccellino. I due angeli
più indietro sono soverchiamente ritoccati, e le figure dei due santi posti ai due estremi
della tavola hanno la testa grossa e sono un po' tozze, come le teste delle due sante ri-
sultano vuote, manierate e convenzionali. Non è dunque da ascriversi questa alle mi-
gliori opere in tavola di Benozzo, il quale però, pur con i difetti che abbiamo notati, riesce
a mantenere sempre ne' suoi lavori di cavalletto una simpatica finezza d'intonazione e
una grazia tutta propria nel disegno, che si palesa anche fra le scorrezioni, di cui
talvolta non va scevro.

I signori Crowe e Cavalcasele attribuiscono pure a Benozzo l'altro quadretto, prima
nel coretto del monastero di Sant'Anna, e in questi giorni depositato al Museo Civico di
Pisa, notevole per la finezza dell' intonazione, per le gentili espressioni delle figure e la
dolce sentimentalità dei volti, che ci attestano non avere il nostro artista in questo lavoro
dimenticato la scuola del suo grande maestro.

Rappresenta esso la Vergine piegata in atto di cogliere un fiore da uno dei ramoscelli
che sono entro un vaso, posto davanti, sul terreno, tenendo un ginocchio a terra, e sull'altro
poggiato il Bambino, che sorregge con il braccio destro, mentre tiene con la mano un
libricciuolo aperto. Il Bambino è rappresentato tutto nudo, con una melagrana nella mano
destra e con la sinistra portata al manto della Vergine, come in atto di reggersi. Ai lati,

1 Vasari, ed. Sansoni, voi. III, pag. 50, nota 1.
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