Archivio storico dell'arte — 7.1894

Seite: 241
DOI Heft: 10.11588/diglit.19206.29
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19206.30
DOI Seite: 10.11588/diglit.19206#0283
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1894/0283
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
LE OPERE MINORI DI BENOZZO GOZZOLI A PISA

241

due angeli7 dalle ali d'oro, imo dei quali, visto di dietro, volge dolcemente la testa verso
la Vergine e tien gli occhi bassi, mentre le mani par che scorrano sulle corde di una pic-
cola arpa; l'altro, pur con la testa voltata al gruppo centrale e piegata leggermente, è
rappresentato mentre tocca le corde a una mandòla. In alto lo Spirito Santo, sotto forma
di colomba dalle ali spiegate.

Il volto della Vergine dai capelli biondi e cadenti, disciolti sulle spalle, è fine e deli-
cato, pieno di grazia e di dolcezza; la veste le scende dalle spalle e si distende in ampie
pieghe sul piano, ricordando nel movimento e nell'andamento il fare dell'Angelico ; ma quella
non le circondava la testa, come oggi si vede, chè l'aggiunta è tutta moderna e chi 1'ha
voluta non ha certo contribuito a migliorare la linea dell' insieme, danneggiando anzi il
finissimo rapporto delle carni del volto sul fondo d'oro, e facendo apparire la testa come
male impostata sul torso e mal disegnata.

Il Bambino ha la faccia un po' larga e i tratti ordinar], tanto che non parrebbe di
Benozzo : non cosi però le due testine degli angeli, che sono invece dipinte con molto
delicato sentimento e con grazia veramente squisita. L'incarnato roseo, con ombre verdo-
gnole e giallastre, s'intona finamente col fondo dorato in un'armonia delicatissima, e il
quadretto, discretamente conservato, è interessante per la finezza, la grazia e il sentimento.

III.

Dei lavori eseguiti da Benozzo nel convento di San Domenico poco oggi rimane. Non
dubbia opera sua è la tavola esistente ad un altare, quello a sinistra entrando, nella
piccola chiesa attigua al convento, ov' è rappresentato il Cristo crocifisso, attorniato dai
quaranta martiri. Anche questo dipinto si fa ammirare per la fine e simpatica intonazione,
per il colorito trasparente e delicato, sebbene pecchi e non poco per la troppo esagerata
durezza nei contorni, per le pieghe rotonde e per le teste nella maggior parte mancanti di
quello spirito e di quella verità, che rendono così mirabili quelle dipinte nel Camposanto.
Rivivono sì in questo quadro certi tipi caratteristici di Benozzo, e alcune delle figure dipinte
negli affreschi pisani ; ma qual differenza fra quelle, larghe di fattura, con facilità ed evi-
denza modellate, vere e vive figure, e questi santi aggruppati attorno al Crocifisso, dai volti
convenzionali e senza vita, e talvolta perfino nel disegno scorretti! Invano lo studioso e
l'artista ricercherebbero nei dipinti in tavola di lui, le dolci teste di bambini, dalle guancie
paffute, rese con tanta semplicità e pur con tanta naturale vivezza, o le teste di fanciulle
dolcemente gentili, dagli occhi trasparenti e dai riccioli biondi, o le belle figure de' vecchi,
piene di carattere e di espressione! Com'erano i pittori di quell'epoca nelle loro opere
murali, più grandi, più larghi, e più padroni dell'arte!

Ma nonostante i difetti notati, questo dipinto è da ascriversi fra le opere più impor-
tanti di lui, che si conservano nella nostra città, sebbene nessuno storico dell'arte ne abbia
mai fatto parola. Il Grassi solo, nella sua descrizione storico-artistica di Pisa, molto giu-
stamente ci dice, che ben merita attenzione nella chiesa di San Domenico la tavola di
Benozzo Gozzoli, esprimente i quaranta martiri intorno al Crocifisso, e molto più la meri-
tava prima che fosse sottoposta ad un recente restauro.1

E a deplorarsi piuttosto, che le carte del monastero andate disperse, o distrutte, non
ci conservino memorie intorno a quest'opera del maestro fiorentino: ci è riuscito solo di
raccogliere, che l'altare ove adesso il quadro si trova, fu fatto nel 1731, ma non ci è stato
possibile di sapere ove il quadro antecedentemente si trovasse : forse nella chiesetta interna
del monastero, ove anch'oggi si ammirano altre pitture e la tomba della beata Chiara
Gambacorti, fondatrice del convento.

1 Voi. II, Parte II, pag. 171.

Archivio storico dell'Arte - Anno VIT, Fase. IV.

2
loading ...