Archivio storico dell'arte — 7.1894

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LE OPERE MINORI DI BENOZZO GOZZOLI A PISA

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Non è però da ascriversi a lui, sebbene della maniera sua conservi una certa impronta,
il quadro che si trova attualmente nella sala delle adunanze dei Cappellani del Duomo di
Pisa, e che prima stava all' altare della piccola chiesa di San Lazzaro, fuori di Porta a
Lucca, a due passi dalla città. Rappresenta esso la Madonna seduta in trono, avente il
Figlio dritto, con un piede sollevato dalla mano di lei e l'altro poggiato sulle sue ginoc-
chia, circondata da San Lazzaro, San Lorenzo, Sant'Antonio e San Bernardino. Da una
parte e dall'altra dei gradini del trono sono due piccole figure inginocchiate, con le mani
giunte in atto di adorazione, e sul ripiano è scritto :

GIANPIERO DA PORTO VENERE E MONA MICHELA DALLA SPETTE
FECIONO FARE QUESTA TAVOLA • MCCCCLXX

Il gradino ha nel centro Cristo risorto, a destra San Giovanni Evangelista e Santo
Stefano ; a sinistra la Vergine e San Pietro, tutti a mezze figure.

Il lavoro è tutt' altro che fine e si trova in condizioni non buone, e sebbene erroneamente
ascritto a Benozzo dal Grassi e da altri, molto giustamente ne giudicarono i signori Crowe
e Cavalcaselle attribuendolo ad un seguace del maestro durante la permanenza di lui in
Pisa, ad un seguace cui son famigliari altri stili, oltre quello predominante del Gozzoli. 1

Questi, e non pochi davvero, sono i lavori di minor conto, giacché cosi abbiamo incomin-
ciato a chiamarli, eseguiti da Benozzo durante la sua non breve permanenza a Pisa ; e.
quasi che tutti questi non bastassero, ne va aggiunto un altro, ch'ei dipinse a Pisa, e rap-
presentante la Madonna in trono col Bambino benedicente, fra San Giovanni Battista e
San Gregorio, San Giovanni Evangelista e San Giuliano. Sul dinanzi stanno inginocchiati
San Domenico e San Francesco d'Assisi. Di sotto si legge 1' iscrizione :

QUESTA TAVOLA FU FORNITA A DI XXVII DI MARZO MCCCCLXXIII
AL TEMPO DEL MAGNIFICO HUOMO L. T. TO. DI GIOVANNI SALVIATI

CAO DISSIMO.2

Questo quadro si trova ora nel Museo di Colonia, ed il Thode lo suppose destinato
per Firenze ; mentre poiché la scritta sotto il dipinto ci indica che fu lavorato al tempo
del dignissimo capitano Salviati, capitano molto probabilmente del Comune di Pisa, e
diciamo probabilmente, perchè i registri di quel tempo mancanti non possono confermar-
celo, così ci sarà lecito supporre che il quadro fosse effettivamente dipinto a Pisa e desti-
nato a qualche pubblico luogo della città.

Il Grassi vorrebbe che fosse pur di Benozzo un candelabro di legno, che era nella
chiesa di San Domenico, ove si mostrano quattro graziosissime figurine. Ma unico cande-
labro per il cero pasquale esistente in quel convento è quello depositato al Museo Civico
e di proprietà delle reverende monache di San Domenico, in cui sono effigiate non quattro,
bensì otto figurine, precisamente il doppio, le quali non hanno per nulla il carattere dei
lavori del Gozzoli, sebbene essendo esageratamente ritoccate, mal sia dato giudicarne. Ciò
non toglie che i lavori eseguiti a Pisa, e per la città, da Benozzo, sien davvero non pochi,
oltre quelli principalissimi del Camposanto; pochi però quelli non dubbj di lui, che si
posson tuttora ammirare. Che se dovessimo dar retta a quanto afferma il Polloni nel suo
Catalogo delle opere di pittura dell'Accademia di belle arti di Pisa, il numero dei lavori di
cavalletto del nostro artista dovrebbe essere di gran lunga superiore. Egli ascrive a Benozzo un
quadretto (n. XII del Catalogo) in cui è dipinto Dante in età giovanile, ritratto che si
trova ora al Museo Civico, e che non sapremmo perchè dovesse attribuirsi a Benozzo, pur

1 Hisiory of Painting, voi. II, pag. 518.

2 Vedi Thode, Pitture di maestri italiani nelle gal-

lerie minori di Germania {Archivio storico dell'Arte, 1888,
pag. 52). Il quadro è dato riprodotto a pag. 53.
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